
L’attuale società consumistica porta alla spersonalizzazione delle giovani generazioni.
Una volta, ci raccontano le persone anziane, se si veniva puniti dall’insegnante per qualche mancanza, i genitori, a casa, raddoppiavano la dose, schierandosi senza esitazione dalla parte della scuola. Non solo. Se in gruppo ci si comportava male nella vita quotidiana, tutte le figure adulte, anche estranee, intervenivano per sottolineare la scorrettezza di quelle azioni. Nel passato, dunque, al di là dell’inaccettabilità delle punizioni corporali, la società nel suo insieme dava ai giovani la precisa consapevolezza del limite e l’esatta percezione che, contravvenendo all’insieme delle regole della convivenza civile, si andava incontro a determinate sanzioni comminate dal sistema sociale nel suo complesso. E’ chiaro che, nella modernità, quel metodo autoritario appare improponibile per i suoi limiti. Occorre sottolineare, però, come il ruolo educativo del mondo degli adulti si sia pericolosamente affievolito, fino a caratterizzarsi addirittura come omissivo. Oggi gli adulti spesso si mostrano ai giovani come disinteressati o assenti. E’ chiaro che la società attuale è molto cambiata rispetto al passato. Le famiglie hanno problemi che un tempo non esistevano neppure nella fantasia. Lo stile ed i ritmi di vita sono mutati radicalmente. Tutto questo comporta maggiori difficoltà ad esercitare fino in fondo la funzione genitoriale. Tuttavia c’è da dire che è cambiato il contesto sociale, ma non il sacrosanto dovere di educare i figli. Purtroppo registriamo una pericolosa tendenza degli adulti a derogare alle proprie funzioni educative, sacrificate sull’altare delle necessità e delle esigenze del nostro tempo. Un’indagine Ipsos del febbraio 2005 rivela che il 70% degli italiani valuta i genitori troppo permissivi ed eccessivamente protettivi nei confronti dei figli. Dunque, non sono solo gli anziani ad invocare un maggior rigore nella pratica educativa, perché la percezione della perdita di incisività da parte degli adulti è ormai diffusa. I genitori appaiono poco autorevoli, pressoché incapaci di proporre e, se necessario, di imporre modelli positivi e valori di riferimento. Tutto questo in un contesto in cui i figli rimangono dipendenti dalla famiglia molto più a lungo rispetto al passato. Di fronte alla sfida quotidiana di mettersi in gioco, anche affrontando estenuanti contrasti, allo scopo di indirizzare il cammino evolutivo dei figli, si tende a scegliere la strada più comoda e sbrigativa dell’aggirare le situazioni difficili, evitando il più possibile i conflitti. Occorre, invece, che i genitori ritrovino il coraggio di spegnere una televisione che trasmette programmi diseducativi, di interrompere collegamenti ad internet deleteri ed inopportuni, di contenere usi impropri degli strumenti multimediali in genere e così via.
La figura adulta deve quindi compiere lo sforzo di recuperare il suo ruolo di giuda nei confronti dell’infanzia e dell’adolescenza, nella consapevolezza che non è possibile derogare a questa funzione senza venir meno ad un preciso dovere.
Solo il recupero di una figura adulta non omissiva può davvero aiutare i giovani nell’arduo cammino della vita.
Tutto ciò è difficile, in un contesto sociale dove ogni principio di autorità subisce continue delegittimazioni, dove i modelli della pubblicità e della televisione esaltano spasmodicamente la bramosia dei consumi. In controtendenza, ci sarebbe bisogno di genitori determinati a far valere i propri principi, rinunciando alla più facile strada del semplice atteggiamento amichevole nei confronti dei figli, anche a costo di qualche sacrificio personale.
L’annullamento dell’asimmetria di rapporto tra educatore ed educando, ammonisce la pedagogia, rischia di compromettere definitivamente l’efficacia di ogni azione educativa.
Purtroppo l’atteggiamento omissivo rappresenta, oggi, una tendenza consolidata e, nel contempo, una gravissima responsabilità nei confronti delle generazioni future.
Roberto Rossolini
cordiali saluti mirella
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