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Senza senso di colpa, addio freni inibitori…
Di Roberto (del 02/01/2008 @ 16:34:07, in Filosofia, linkato 970 volte)

Smarrito il senso di colpa... l'uomo diventa lupo...

I concetti chiave di una bella intervista televisiva ad un noto psichiatra mi danno lo spunto per questo approfondimento.

Nell’ascoltare quelle parole ho rafforzato le mie convinzioni rispetto alla fondatezza della teoria della lotta fra legge morale e natura umana, che ho avuto modo di esplicitare nel mio libro “Nichilismo. Eterna lotta fra ragione e arbitrio”, pubblicato nel 2006 per L'Orecchio di Van Gogh editore.

Le aberranti notizie di violenza, provenienti sia dal mondo adulto, sia da quello giovanile, mettono in evidenza la preoccupante caduta dei valori di riferimento, come espressione del profondo e desolante degrado morale della società contemporanea.

La mia teoria, espressa nel libro, muove dalla considerazione che l’uomo è per natura un ente finito negativo in quanto derivato dall’Essere mediante creazione. Questo concetto di partenza è del resto vicino alla posizione di Hobbes, quando afferma che l'uomo è un lupo per l'uomo stesso, “homo homini lupus”.

La natura umana è fondamentalmente egoistica e negativa. Il comportamento dell'uomo è dunque dettato dall'istinto di sopravvivenza e di sopraffazione, secondo cui solo un’ancestrale spinta aggressiva lo spinge verso l’altro da sé. Pertanto società ed amicizie si costruiscono sulla base del timore reciproco.

Se non vi fosse il carattere cogente delle leggi, lo stato di natura prenderebbe il sopravvento e l’istinto di danneggiare gli altri e di eliminare chiunque sia di ostacolo al soddisfacimento dei propri obiettivi troverebbe il culmine della sua estrinsecazione.

In sintesi, la morte tua è la vita mia, “mors tua vita mea”.

A questo punto il mio ragionamento va oltre l'approdo di Hobbes, perché nella teoria dell’eterna lotta fra ragione e arbitrio c’è anche l’elemento della speranza salvifica, affidata al ruolo fondamentale della ragione come funzione regolativa del comportamento umano.

Il disegno del Logos ha dunque voluto la natura finita soggetta al destino di essere sopraffatta dalla ragione e dal suo sistema valoriale di riferimento, il tutto nell’andamento pendolare dell’eterna lotta fra ragione e arbitrio.

Il nichilismo contamina l’io quando questo ruolo regolativo della ragione viene meno e dall’orizzonte scompare quella consapevolezza del limite, atta a contenere la volontà di potenza che scaturisce dalle profondità naturali dell’animo umano.

La ragione, pensando a Kant, ha in sé la forza per sconfiggere il nichilismo: “Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”.

Attraverso la straordinaria positività del pensiero, opposto alla volontà di potenza di derivazione naturale, si realizza così il destino dell'uomo, secondo il grande disegno del Logos Creatore.

Condivido molto le amare considerazioni espresse dallo psichiatra nell’intervista di cui sopra.

La società attuale ha dunque smarrito il senso di colpa, che è stato soppiantato dal senso della vergogna. Il senso di colpa, infatti, rappresenta il sistema valoriale di riferimento, il discernimento fra bene e male, il senso del limite, oltre il quale dimora il vuoto desolante del nichilismo, nell'inquietante assenza di freni inibitori.

Il mero senso della vergogna, che, al contrario, non costiuisce un limite, ma l'esigenza di occultare le proprie malefatte allo scopo di farla franca, messo al posto del senso di colpa, fa sì che atti malvagi ed atroci non siano più inaccettabili ed aberranti in sé, ma semplicemente un qualcosa da tenere opportunamente nascosto agli occhi degli altri.

In questo senso il mio libro lancia un grido di allarme, ma, nel contempo, cerca una lucida via d’uscita dal nichilismo: il recupero della ragione come straordinaria facoltà regolativa del comportamento, in grado di sottrarci all’arbitrio delle pulsioni naturali.

Il tutto con la sincera convinzione che ciò significa anche restituire all’uomo attuale quella sua umanità che, a volte, le notizie di cronaca fanno sembrare definitivamente perduta nei meandri del nichilismo.

 

Roberto Rossolini

~

"Nichilismo. Eterna lotta fra ragione e arbitrio",

Ed. L'Orecchio di Van Gogh, 2006

~

~

Dove acquistare il libro:

ordinabile in tutte le librerie utilizzando il codice
ISBN 88-87487-39-1


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# 1
Il discorso è complesso e non bastano certo i mille caratteri di questo commento per l'esaustività. C'è di mezzo anche una certa pedagogia scellerata e la conseguente abdicazione degli adulti nei confronti della funzione genitoriale rivista in grottesco nell'idea di vicinanza "amicale" con i propri figli. Semplificherò rimandando all'episodio "l'educazione sentimentale" del film "I mostri" di Dino Risi.
Di  Andrea  (inviato il 03/01/2008 @ 08:28:00)
# 2
I fattori in gioco sono molti, è vero. Tuttavia ho trovato il tema del senso di colpa e del senso della vergogna, mutuato dalla psichiatria, molto interessante anche dal punto di vista filosofico, proprio perché nell'intervista stessa è stato toccato il tema del nichilismo. L'aggancio con la mia teoria dell'eterna lotta fra ragione e arbitrio è venuto di conseguenza. Semplifico anch'io: senso della vergogna al posto del senso di colpa= nichilismo...
Di  Sito web  (inviato il 03/01/2008 @ 09:05:57)
# 3
Certamente l'equazione è ben posta. Il mio non era certo un commento di disaccordo. La scomparsa del senso di colpa è una tragedia dai molti padri, tutti imparentati.
Di  Andrea  (inviato il 03/01/2008 @ 09:16:47)
# 4
E' vero che la scomparsa del senso di colpa è una tragedia, proprio per via della conseguenza che ne deriva: il nichilismo! Grazie, amico, per gli spunti di discussione.
Di  Sito web  (inviato il 03/01/2008 @ 09:38:04)
# 5
non so quanto la vergogna rappresenti - oggi - un limite. non credo. anzi, mi sembra che la nostra cultura (?) abbia smarrito oramai da tempo il senso di vergogna, sostituito da un protagonismo a tutti i costi che si manifesta in tutti i modi, dal più banale al più atroce. credo che il termine nichilismo esprima una profondità (la distruzione dei Valori) che il nostro tempo non si merita neppure.
Di  marco  (inviato il 03/01/2008 @ 18:59:14)
# 6
La vergogna, infatti, non rappresenta un limite, che invece è costituito dal senso di colpa. Secondo questo famoso psichiatra, il senso della vergogna, inteso come tentativo di occultare le peggiori malefatte, facendola franca, non è affatto capace di regolare i comportamenti. Si parla dunque di inquietante assenza di freni inibitori, in relazione, però, agli orrendi crimini che la cronaca ci presenta. Dal punto di vista filosofico, annovero questa mancanza nel totale nichilismo. Grazie, Marco, per il tuo bel contributo.
Di  Sito web  (inviato il 03/01/2008 @ 20:13:03)
# 7
Il senso della vergogna non va inteso nel significato di limite morale, anzi, al contrario del senso di colpa, rappresenta proprio quella deriva che molti giustamente denunciano. Per questo ho ritenuto opportuno aggiungere al contributo qualche riga di spiegazione.
Grazie a tutti.
Di  Sito web  (inviato il 07/01/2008 @ 09:27:57)
# 8
Invece io credo che la più grande perdita del nostro tempo sia il senso della vergogna. Le persone sono fiere di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e fondamentalmente non sanno di che cosa ci si dovrebbe vergognare.
Inoltre ho delle forti perplessità sulla "naturale negatività" dell'uomo. Se così fosse, tale negatività, sulla base di quanto esposto nella teoria, dovrebbe estendersi all'intero creato, non alla sola umanità, conseguentemente in un'interazione tra negativi il tutto si ricomporrebbe nel relativismo.
Temo, piuttosto, che una minoranza interessata, traviata da valori strumentali che ha creato ma di cui è essa stessa divenuta vittima, stia plagiando il resto dell'umanità fuorviandola dal cammino verso la realizzazione della scintilla divina che ciascuno di noi ha dentro se stesso.
Di  Ginny  (inviato il 13/01/2008 @ 13:02:29)
# 9
Tutt'altro che relativismo! Capisco che la differenza fra senso di colpa, inteso come legge morale e senso della vergogna, nel significato di semplice nascondimento delle malefatte, senza alcuna valutazione di merito, non è di facile intuizione. Lo scritto, tuttavia, tenta un'opportuna spiegazione. Del resto anche la questione del rapporto fra natura umana e ragione non è priva di complessità. Direi che il riferimento ai fondamentali principi hegeliani (Tesi-antitesi-sintesi) e all'antitesi stessa come momento negativo, sia dirimente (cfr. Nichilismo. Eterna lotta fra ragione e arbitrio, Ed. L'Orecchio di Van Gogh, 2006, pagg. 70 e 71). La teoria dell'eterna lotta fra ragione e arbitrio, CHE INVECE ESALTA PROPRIO QUELLA SCINTILLA DIVINA CHE CIASCUNO (...) HA DENTRO SE STESSO", SI COLLOCA AGLI ANTIPODI DEL RELATIVISMO, affidandosi al "buono" che è in noi, come prospettiva di salvezza! Grazie, Ginny, per il contributo.
Di  Sito web  (inviato il 13/01/2008 @ 15:36:29)
# 10
La cronaca ci mostra un tale crescendo di atrocità che il nichilismo sembra ormai non trovare più limiti... Il relativismo morale imperversa. Ma l'umanità non è senza speranza. E' utile rafforzare il concetto espresso da Ginny nel commento precedente: la fede nella prospettiva salvifica, esaltazione della "SCINTILLA DIVINA" che è in noi, come facoltà capace di sconfiggere l'arbitrio, scegliendo la Luce anziché le tenebre, è la sfida che il nostro tempo pone all'umanità obnubilata dal nichilismo.
Di  Sito web  (inviato il 17/05/2008 @ 12:40:32)
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