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I racconti di Gianni Rodari, connubio fra favola e pedagogia
Di Roberto (del 18/06/2007 @ 23:46:46, in Pedagogia, linkato 1363 volte)

Letteratura per l'infanzia, una finestra aperta sulla realtà...

C’è una dimensione ludica negli scritti di Rodari, capace di creare uno splendido connubio fra favola e pedagogia.

C’è pedagogia applicata in Rodari, nel senso che essa finisce per permeare, sommessamente, situazioni e contesti dei suoi racconti. La fantasia, fattore dominante, la tiene a bada, ma non la sopprime mai definitivamente. Rodari amava raccontare ai bambini storie senza finale, che essi stessi dovevano sviluppare e concludere. In questo modo egli faceva, spontaneamente, educazione alla creatività, creando proficui stimoli alla fantasia e all’immaginazione.

Rodari sapeva che l'infanzia è costitutiva di un processo in cui il bambino cresce, con i suoi tempi. Egli sapeva anche che il bambino, tutt’altro che avulso dalla realtà, impara giocando. Questo obiettivo era rafforzato dalla sua intensa esperienza di maestro elementare, di educatore che si cimentava sul campo, attuando i migliori precetti della pedagogia.

Ed ecco che la favola tocca la realtà quotidiana, i problemi sociali e familiari, in chiave ironica e ludica, attraverso l’immaginazione più viva.
Perfino dai vizi dell’umanità possono scaturire finali divertenti e inaspettati.
L’immaginazione deve avere il suo posto nell’educazione, per far sì che la favola diventi strumento di conoscenza della realtà.

In Rodari si compie così uno straordinario connubio fra favola e pedagogia, perché era davvero convinto che tutto questo potesse contribuire ad educare la mente:

“I bambini capiscono più di quello che noi sospettiamo (…)”.

Rodari sapeva bene che:

valorizzare la fantasia e la creatività infantile significa creare le condizioni per uno sviluppo armonico ed equilibrato della personalità.

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Roberto Rossolini

Il marciapiede mobile

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“Sul pianeta Beh hanno inventato un marciapiede mobile che gira tutt’intorno alla città. Come la scala mobile, insomma: soltanto che non è una scala, ma un marciapiede, e si muove a piccola velocità, per dare alla gente il tempo di guardare le vetrine e per non far perdere l’equilibrio a quelli che debbono scendere e salire. Sul marciapiede ci sono anche delle panchine, per quelli che vogliono viaggiare seduti, specialmente vecchietti e signore con la sporta della spesa. I vecchietti, quando si sono stancati di stare ai giardini pubblici e di guardare sempre lo stesso albero, vanno a fare una crociera sui marciapiedi. Stanno comodi e beati. Chi legge il giornale, chi fuma il sigaro, si riposano. Grazie all’invenzione dei questo marciapiede sono stati aboliti i tram, i filobus e le automobili. La strada c’è ancora ma è vuota, e serve ai bambini per giocarci alla palla, e se un vigile urbano tenta di portargliela via, prende la multa.”

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Gianni Rodari, Favole al telefono, Ed. Gli struzzi 14 ragazzi, Einaudi, Milano, 1977, pag. 121