La fenomenologia della condizione giovanile degli ultimi decenni è felicemente individuata dalla teoria delle “tre metafore”.
Il mondo giovanile può essere così rappresentato nel tempo:
gli anni ’70 hanno visto una sorta di “prometeismo” ideologico, in qualche modo derivante dalle ceneri del ’68;
gli anni ’80, l’insorgenza di una sorta di “narcisismo”;
attualmente, a partire dagli anni ’90, la comparsa della sindrome di “Peter Pan”.
“La metafora di Prometeo” rappresenta una giovinezza fiera, prorompente, ideologicamente ispirata e "rivoluzionaria", convinta di poter cambiare il mondo.
Questa specie di carica utopica ha lasciato il posto alla debolezza della “sindrome di Narciso”, secondo cui i giovani hanno vissuto un grande cambiamento della loro dimensione sociale e le loro insicurezze emotive si sono ingigantite a dismisura.
Oggi abbiamo davanti a noi tanti “piccoli Narcisi”, innamorati di se stessi e chiusi in una specie di gabbia costituita dalla loro stessa soggettività.
Attualmente il narcisismo giovanile, alimentato da tutte le fonti pubblicitarie e mediatiche di questa società, porta ad un ritardo del passaggio alla condizione adulta e ad un improprio spostamento in avanti della soglia adolescenziale.
Alla “sindrome di Narciso” si è aggiunta poi la “sindrome di Peter Pan”, che oggi riscontriamo fra i giovani, sempre più stretti fra l’abbraccio di "Narciso" e gli inconsistenti voli di "Peter Pan"…
Questo vuoto valoriale ed ideale, unito alla condizione di protratta fragilità ed immaturità, ha conseguenze devastanti sulla realizzazione della persona, con l’insorgenza di problemi d’inserimento nel mondo del lavoro e difficoltà nella conquista dell’autonomia.
In un tale contesto, il cammino per una costruzione equilibrata della personalità diventa impervio e tortuoso. Il mondo giovanile ci appare così costellato di tanti “ibridi”, in parte “Narcisi” e in parte “Peter Pan”, che non vogliono crescere, né guardare fuori dal loro piccolo guscio dorato.
Sono molte le colpe di un mondo adulto omissivo, spesso assente, incapace di fornire validi punti di riferimento ed esempi positivi.
Da questa situazione occorre dunque partire, per cercare di ri-costruire azioni educative capaci di realizzare le condizioni per un corretto sviluppo delle personalità giovanili, a patto che il mondo degli adulti sia in grado di ascoltare il grido di allarme della pedagogia, smettendo di creare, con i suoi mezzi di comunicazione di massa, sempre nuovi "Narcisi", che, di fronte alle difficoltà, s'illudono di poter "spiccare il volo come tanti Peter Pan"...
Roberto Rossolini