E’ uscito nel 2006 “Nichilismo, eterna lotta fra ragione e arbitrio” e devo dire che ha dato all’autore e, spero, anche all’editore, svariate soddisfazioni. Tra queste corre l’obbligo di annoverare la lusinghiera attenzione ricevuta in ambito giuridico! Nel riflettere su questo aspetto a posteriori posso dire che i concetti di filosofia del Diritto non hanno mai mancato di ispirare le varie fasi della stesura del libro. Tuttavia sapere che autorevoli giuristi, con le loro prestigiose opere pubblicate da importantissimi nomi dell’editoria, hanno preso in considerazione le sommesse posizioni da me espresse in “Nichilismo (…)” è senza dubbio un grande onore, prima, e una bella soddisfazione da un punto di vista umano poi. Basti questa emozionata premessa ad introdurre i due libri in questione. Si tratta di:
.jpg)
https://shop.giuffre.it/it-IT/products/506307.html
Vincenzo Scalisi, “Ruolo della civilistica italiana nel processo di costruzione della nuova Europa” (raccolta dei contributi di alcuni tra i maggiori studiosi italiani e stranieri presentati all’omonimo convegno internazionale, svoltosi a Messina sotto l’Alto Patrocinio del Presidente della Repubblica), Giuffrè Editore, 2007, ISBN: 978-88-1413387-9, citazione alla nota n. 52;
.jpg)
http://shop.wki.it/Utet_Giuridica/Libri/Nichilismo_giuridico_e_territorio_s21730.aspx
Giovanni Bianco, “Nichilismo giuridico e territorio”, Editore UTET GIURIDICA, 2010, ISBN: 978-88-5980573-1, citazione alla nota n. 20.
Di fronte al livello di queste due pubblicazioni di carattere giuridico non credo ci sia molto da aggiungere, se non che sono contento di aver dato il mio piccolo contributo alla comprensione del fenomeno.

http://www.ndanet.it/nichilismo.php
Roberto Rossolini, “Nichilismo, eterna lotta fra ragione e arbitrio”, con la prefazione di Graziano Ripanti, L'Orecchio di Van Gogh Editore, 2006
In conclusione penso di poter dire, con un pizzico di soddisfazione, che il libro stia seguendo egregiamente le prospettive e le aspirazioni per le quali è stato scritto…
L'autore

“L’immigrazione è una realtà. Occorre saper coniugare insieme quel principio dell’ accoglienza che ha sempre innervato l’ anima profonda del nostro Paese con un altro principio, non meno necessario, quello della legalità, di cui tutti si avverte la necessità per la convivenza sociale.” (Card. Angelo Bagnasco)
Racconto una storia per riflettere sulle condizioni e sui presupposti dell’immigrazione…
Una di queste mattine ero nella sala d’aspetto del medico di famiglia, come sempre affollatissima di varia umanità in cerca di sollievo agli affanni e agli acciacchi di ogni età. Nell’attesa, avendo appurato che le pubblicazioni non erano di mio gradimento, stavo riflettendo tra me e me, quando la mia attenzione è stata attirata da una discussione al banco della segretaria del medico. C’era una coppia di giovani immigrati africani che sembrava refrattaria di fronte alle spiegazioni dell’addetta alle ricette. In sostanza il medico aveva prescritto loro un medicinale, che però non era dispensato dal Sistema Sanitario Nazionale, come spesso avviene. I due insistevano, non tanto con le parole o con le argomentazioni, quanto piuttosto con l’ostinazione di non voler lasciare l’ambulatorio, nonostante le abbondanti spiegazioni della segretaria. I due giovani, insomma, non accettavano di pagare la medicina e non riuscivano o proprio non volevano comprendere che il nostro ordinamento sanitario non prevede farmaci gratuiti per tutti, indistintamente, immigrati compresi… Le persone presenti hanno presto iniziato a commentare: “Avete visto che roba?”. “Ma dove credono di vivere questi?” “Noi le medicine le paghiamo e loro pretenderebbero di averle gratis!” “La settimana scorsa il medico mi ha prescritto le analisi ed ho pagato un ticket molto superiore ai 100 Euro!” “Ma è una cosa incredibile, questi cercano sempre di fare i furbi e noi paghiamo le tasse anche per loro!” E così via… Finalmente, forse anche avendo percepito questa crescente ostilità, i due sono usciti silenziosamente dall’ambulatorio, con grande sollievo della segretaria, che ha chiuso la questione con un commento competente e puntuale sulle condizioni specifiche delle prestazioni e dei farmaci dispensati dal Servizio Sanitario Nazionale, sottolineando che quei due giovani non rientravano proprio nella rosa delle prestazioni gratuite. Quando tutto sembrava finito, sorpresa! Ecco ricomparire i due immigrati, i quali erano stati nella vicina farmacia con la ricetta del medico, tornando alla carica con la pretesa di non pagare la medicina! La farmacista li aveva rispediti al mittente per maggiori chiarimenti… A quel punto la segretaria del medico, per liberarsi da quel martellamento a tappeto, si è vista costretta a scendere anche lei in farmacia per chiarire il caso e mettere i due di fronte alla realtà che proprio sembravano non voler capire o accettare, forse sospettando anche della possibile malafede dei loro interlocutori… Dopo pochi minuti l’addetta alle ricette è tornata spiegando che aveva lasciato i due immigrati in farmacia, ancora impegnati nel tentativo di strappare gratis la tanto agognata medicina…!
Ma qual è il punto fondamentale di questa storiella di ordinaria vita quotidiana?
C'è da chiedersi che tipo di visione del nostro Paese gli immigrati si siano costruiti nel tempo, se vengono da noi con la convinzione che nessuno paga le medicine! Forse è giunto loro un messaggio falso e distorto della realtà…? Forse è arrivata o è stata fatta arrivare in quei luoghi deprivati un’immagine dell’Italia come il “Paese del bengodi”, dove basta una telefonata per ricevere soldi a palate, dove è facile vivere nel benessere senza darsi troppo da fare e dove il superfluo sembra essere alla portata di tutti…?
Peccato che simili chimere, dopo aver alimentato i sogni di tanti stranieri, siano destinate a svanire presto nel nulla da cui sono venute, lasciando agli immigrati soltanto amare e spesso drammatiche disillusioni...
Altro che “Paese del bengodi"…!
Roberto Rossolini

Nonostante tutte le difficoltà la "povera balena bianca" è sempre lì, ogni giorno, a svolgere la sua azione educativa in favore delle giovani generazioni...
E’ ora di riparlare di scuola e di docenti!
Mi torna in mente un’acuta osservazione fatta dal relatore di un Master che ho frequentato. Questo professore disse che la scuola è facile oggetto di attacchi da parte di chi sostanzialmente non la conosce o la conosce poco, perché è sempre lì, come una specie di “balena bianca” a rischio estinzione, pronta a svolgere il compito cui è preposta in silenzio e mitezza… In effetti è così. La scuola sembra incassare colpi su colpi senza scomporsi più di tanto… Nonostante tutte le mistificazioni riversate su di essa, l’Istituzione continua tenacemente a fare il suo dovere quotidiano nei confronti delle giovani generazioni. Ed è così che questo “ubbidir tacendo” della scuola, nobile atteggiamento di servizio pubblico, offre il fianco a quanti sparano volentieri sul nostro sistema educativo. Qualche sera fa ho sentito un noto politico dire che gli insegnanti, poverini, vanno lasciati stare, anche perché prendono quattro soldi ecc. Queste pietose intenzioni non fanno bene alla scuola. Battere sempre sul vecchio tasto delle retribuzioni basse fini a se stesse non contribuisce a rafforzare la considerazione sociale del ruolo docente. Il messaggio, così impostato, finisce per essere fuorviante… Retribuzioni basse sì, ma se messe in rapporto alla funzione svolta per conto dello Stato. Dunque questi politici, animati dalle migliori intenzioni, dovrebbero aggiungere che gli insegnanti vanno lasciati stare, perché ricoprono un ruolo fondamentale e prioritario per gli interessi del Paese, pur essendo pagati in maniera non conforme all’estrema delicatezza delle mansioni che svolgono fra mille difficoltà contingenti. Va cioè sottolineata la specificità della funzione docente rispetto al contesto generale dei pubblici impiegati, i cui stipendi sono più o meno in linea con quelli della scuola. Tutti pagati quattro soldi, mezzo gaudio? Non è così e la chiave del discernimento è proprio quella di sottolineare la diversità dei ruoli e delle responsabilità all’interno della variegata funzione pubblica.
A questa ormai stucchevole e demagogica questione delle retribuzioni si aggiunge il contributo di determinati programmi televisivi, che tratteggiano un’immagine della scuola non proprio confortante…
Di recente ho letto e condiviso la lettera ad un giornale scritta da un Dirigente scolastico seriamente preoccupato per la credibilità della scuola, oggetto di queste serie televisive, peraltro molto seguite.
Povera scuola pubblica, che ubbidisce tacendo, che fa il suo dovere a testa bassa e che, suo malgrado, è ridotta ad una specie di grottesca parodia di se stessa… Ebbene, il cerchio si chiude. Chi parla della scuola forse non la conosce davvero o se ne raffigura una che non c’è…
Nella assoluta consapevolezza che l’Istituzione scolastica, come tutte le cose umane, non è priva di difetti e di mancanze, resta pur sempre l’amara coscienza che essa non merita proprio ciò che è costretta a subire…
Roberto Rossolini

“L’uomo ama costruire e tracciare strade, è pacifico. Ma da che viene che ami appassionatamente anche la distruzione e il caos?”
(Fedor Dostoevskij)
~
Non intendo parlare del pensiero anarchico e della sua storia, perché questi concetti sono molto lontani da ciò su cui vorrei riflettere. Esiste infatti una forma di “anarchia” più terra terra, più strisciante e, per questo, sicuramente più pericolosa, che finisce per condizionare grandemente la nostra esistenza quotidiana e purtroppo il cammino futuro del Paese… Questa sorta di “anarchia plebea”, insomma, prima ancora che un comportamento è una forma mentis, un modo di ragionare e di essere, ben lungi dal concetto di libertà estrema alla base del pensiero anarchico, quello vero. Nei “nuovi anarchici”, questa è la mia definizione del tutto personale, domina invece l’opportunismo e l’ipocrisia, condite da una buona dose di faciloneria nell’affrontare le cose. Come si manifesta dunque, nei vari aspetti del vivere quotidiano, questa “anarchia plebea” cui mi riferisco? E’ presto detto. Nel lavoro privato, dove tutto è possibile e dove la simpatia, la capacità comunicativa e di persuasione possono fare “miracoli”, imperversa “l’onnipotenza” decisionale, questo si sa, con possibili sperequazioni a tutti i livelli e situazioni molto diverse, in continuo mutamento, da realtà a realtà. Ma anche il settore pubblico è ormai contagiato dal virus della “nuova anarchia” dei giorni nostri:
s’invoca la legge quando conviene, salvo poi far finta di nulla quando le norme comportano di rinunciare a qualche privilegio personale;
si è sempre pronti a tirar fuori il falso mito dell’efficienza privatistica per giustificare l’atteggiamento disinvolto e spesso incompetente di qualcuno che, abusando di specifiche funzioni decisionali, tratta la cosa pubblica come se si trattasse dell’amministrazione di casa propria;
si approfitta di ogni occasione favorevole per strappare qualche vantaggio alla disattenzione di chi dovrebbe controllare o alle circostanze favorevoli offerte da un certo tipo di organizzazione, oppure si preferisce tacere sulla disapplicazione di norme in materia di lavoro magari al fine di conservare qualche vantaggio orario… Naturalmente questa mentalità investe tutti i momenti della vita, tradendo un relativismo impressionante rispetto ad un’autentica cultura del Diritto:
meglio non pagare quella tassa dovuta, tanto è facile che non si accorga nessuno;
è meglio attraversare quel piccolo tratto di strada contromano, per comodità e per non fare tutto il giro, si fa prima e tanto la regola non la rispetta più nessuno…;
non si potrebbe parcheggiare nel raggio di manovra del passo carrabile, comunque il proprietario della casa alla fine può uscire ugualmente… Dunque questo relativismo nel concepire e nell’applicare le leggi ha contaminato anche il settore pubblico, dove, al contrario, si dovrebbe esclusivamente parlare attraverso gli atti e attraverso la corretta applicazione delle norme.
Questa tipologia di essere e di pensare sta minando alle radici il modo di rapportarci nei confronti del nostro patrimonio giuridico, frutto secolare dei migliori concetti di filosofia del Diritto. Anziché vedere l’ordinamento come una alta e nobile garanzia di libertà e di tutela della persona e del lavoro, lo si concepisce come un fastidio o come un inciampo nel disinvolto operare privatistico in tutti i settori dell’agire umano:
facciamo così perché è meglio e facciamo prima, fingiamo di ignorare l’esistenza delle regole, andiamo avanti fino a quando è possibile mantenere qualche vantaggio, tanto poi ci si può sempre ricordare della norma al momento del bisogno… E così, anche nel pubblico, fa comodo contare sulle voci di qualche burocrate “geneticamente modificato”, che blandisce oralmente chi chiede proprio questo tipo di rassicurazione, anziché confidare sugli atti, che dovrebbero essere l’espressione concreta del Diritto… A me è capitato anche di dover sentire una persona facente parte della “nuova anarchia” dire candidamente: “Che c’entra, anch’io sono per la legalità…”! Davvero il colmo dell’ipocrisia.
C'è poi tutto il mondo di quelli che usufruiscono di servizi con la prospettiva di non saldare il conto o di cercare vari modi per evitare il corrispettivo dovuto, che non onorano le scadenze pattuite per i pagamenti nei rapporti commerciali, come se non si trattasse di obblighi morali e giuridici, ma di opinabili adempimenti da manipolare a piacimento...
Mi fermo qui, ma l’elenco dei vizi è ancora lungo. Chi vuole potrà completarlo alla luce della sua esperienza personale.
Ciò che conta è che purtroppo questo esempio per le giovani generazioni è devastante. Come facciamo ad essere credibili come adulti ed educatori quando noi stessi pratichiamo questa forma di “anarchia”…?
E poi chiediamo agli adolescenti il rispetto delle regole…?
In linea con l’insofferenza nei confronti di ogni minima formazione giuridica assistiamo alla riduzione al lumicino del Diritto nei piani di studio della scuola secondaria di secondo grado…, segno che la pericolosa tendenza ha ormai contaminato ad ogni livello la società contemporanea.
Infatti la riforma Gelmini entrata in vigore quest’anno non è affatto tenera con la materia, introducendo il suo ridimensionamento negli Istituti tecnici e professionali e la sua quasi totale scomparsa dai Licei, dove la fantomatica opzione economico-sociale, consentita solo al liceo delle scienze umane, non sarà in grado di parare il duro colpo inferto alla disciplina. In questo modo avremo giovani che non sapranno cosa siano le fonti del Diritto, gli Organi costituzionali, la Carta costituzionale, il Presidente della Repubblica, un contratto, un piano regolatore e così via…
In questo modo le future generazioni saranno prive di quelle cognizioni giuridiche di base e degli strumenti necessari alla maturazione di una coscienza civile, ma soprattutto ignoreranno sempre di più i propri doveri di cittadini.
Lo smantellamento del patrimonio giuridico della scuola va di pari passo con il dilagare del relativismo nei confronti delle norme di cui abbiamo tristemente parlato. Purtroppo il risultato è a dir poco inquietante…
Questa mediocre e strisciante mentalità “anarchica” e l’analfabetismo giuridico rischiano di essere gli unici strumenti che siamo in grado di consegnare ai cittadini di domani per affrontare la vita…!
Roberto Rossolini
Vitina Maioriello, Il nulla e il suicidio giovanile. Analisi e riflessioni su un fenomeno drammaticamente attuale, Edizioni Progetto Cultura, Roma 2010,
ISBN 978-88-6092-217-5
Si tratta di un libro cui tengo molto, non solo perché ne ho scritto la postfazione, ma perché ne ho seguito le sorti passo passo fin dall’inizio. Se, come sostengo, la prefazione è un’anticipazione di significati, la postfazione rappresenta la riflessione ulteriore in grado di fornire le chiavi interpretative per lo svelamento di tutti i significati. In verità il rischio di questo genere di saggistica è quello di diventare l’ennesimo, comunissimo, arido trattato sociologico sul suicidio giovanile…
Una simile deriva è stata scongiurata forse per la mia irriducibile insistenza, ma soprattutto grazie alla prorompente umanità dell’autrice, che non poteva certo essere messa a tacere da una fredda classificazione dei dati e da una altrettanto distaccata analisi delle statistiche. Dalla convergenza di questi nostri reciproci apporti è scaturito quest’ultimo libro di Vitina Maioriello, “Il nulla e il suicidio giovanile. Analisi e riflessioni su un fenomeno drammaticamente attuale”, pubblicato da Edizioni Progetto Cultura.
L’autrice, che nella vicenda personale dell’investimento e della sedia a rotelle ha saputo vedere la luce che splende oltre il buio delle tenebre, ha fatto nuovamente appello alla sua proverbiale forza d’animo per leggere con maggiore chiarezza il dramma dell’io disperato (così lo definisco nella Postfazione, pag. 123), che vaga nelle inquietanti nebbie del nichilismo.
L’impresa è stata coraggiosa, perché affrontare il tema del suicidio giovanile facendo prevalere l’approccio filosofico-pedagogico, a me caro, su quello sociologico comunemente usato significa compiere uno sforzo ulteriore per andare oltre la doxa, non dimenticando mai le persone, spesso inghiottite dalla complessità dei fenomeni. Ebbene Vitina Maioriello ha scelto di seguirmi fino in fondo su questa strada, decidendo di affrontare il dramma del suicidio giovanile senza esitazioni, contando sulla sua viva sensibilità e sul suo tipico approccio ottimista e positivo, alla ricerca delle profonde ragioni del fenomeno, fino a scorgere nel nulla la causa fondamentale dell’io disperato che vaga nella società del nichilismo. Dunque Il libro scava nella disperazione dell’uomo contemporaneo, nell’assenza di speranza, nell’angoscia di vivere, nel ruolo esercitato dai mass media, per poi proiettarsi nella proposta di prevenzione, nella prospettiva da me fortemente voluta e condivisa dell’educazione morale e dell’educazione ai valori, per ritrovare il senso della vita.
Insomma un libro autentico, che non si limita al tentativo di comprendere meglio le dinamiche di un fenomeno così drammaticamente attuale, ma che si sforza davvero di guardare alle profondità dell’animo umano, alla sua solitudine e soprattutto alla sua disperazione, proprio quando questa diventa senza più speranza…
Roberto Rossolini

N. 22 - 5 LUGLIO 2010
Il numero 22 della storica rivista “LA TECNICA DELLA SCUOLA”, quindicinale d’informazione che da 60 anni si occupa dei problemi scolastici, nell’apposita rubrica riservata ai libri, pubblica una lusinghiera recensione, a firma di Alessandra Muschella, dedicata all’ultimo libro di Roberto Rossolini, “Non luoghi del mondo giovanile – Incursioni all’origine del disagio”, L’Orecchio di Van Gogh edizioni, 2009, ISBN 978-88-87487-70-1:

Il gradito riconoscimento riservato al testo da parte dell’autorevole rivista, da tanti anni sicuro punto di riferimento nel mondo scolastico, è motivo di sincera soddisfazione.
Un vivo ringraziamento alla testata e all’autrice della recensione.
Lettera ai bambini
di Gianni Rodari
E’ difficile fare le cose difficili:
parlare al sordo,
mostrare la rosa al cieco.
Bambini, imparate a fare le cose difficili:
dare la mano al cieco,
cantare per il sordo,
liberare gli schiavi
che si credono liberi.

Una mia cara amica e collega ha appena finito di leggere il mio ultimo libro, che le è piaciuto molto, (naturalmente, altrimenti mi sarei offeso!). Scherzi a parte, lei dice di aver ritrovato nel testo tanto del suo vissuto sul campo della “sfida educativa”, proprio come mi piace definire il nostro lavoro nel mondo giovanile. Noi, che conosciamo la scuola e l’educazione, comprendiamo bene che non esistono ricette né progetti che tengano! Il libro affronta le principali tematiche che oggi rappresentano la sfida stessa e questa mia amica ha individuato il messaggio fondamentale che ho voluto trasmettere: l’educazione come fonte di speranza, tanto che nella conclusione ho cercato di sintetizzare la chiave di lettura di tutti i saggi contenuti nel libro. Le lusinghiere parole della mia amica mi spingono a soffermarmi un po’ su questo concetto. Noi sappiamo di non sapere, come ci ha insegnato Socrate, qualche volta non sappiamo che pesci prendere nel rapporto educativo e spesso molti dei canali comunicativi che cerchiamo di attivare si rivelano fallaci… Ma tutto ciò non può indurci a tirare i remi in barca. Nella tempesta dobbiamo continuare a remare, lottando contro la deriva… Ecco il messaggio fondamentale del libro. La nostra speranza resta dunque nell’educazione, che deve resistere strenuamente, nonostante i tentativi di smantellamento definitivo da parte dell’attuale società nichilistica, intenta a spazzare via ogni atto educativo pedagogicamente ispirato al quadro valoriale espresso dallo svelamento della Verità. Così ho cercato di spiegare: “Se è vero che la crisi educativa è ormai sotto gli occhi di tutti, è vero anche che la chiave per risolvere il problema si trova nell’educazione stessa. Per ricostruire ciò che abbiamo distrutto occorre che il mondo adulto ritrovi prima per sé e poi per i giovani il senso della vita e la fiducia nel futuro. Viviamo in una società che non sa e che non vuole più educare, mentre i giovani hanno sempre più bisogno di sviluppare le loro capacità progettuali, di alimentare il loro anelito verso il futuro, di superare le mediocrità e le difficoltà contingenti, in vista di obiettivi di più ampio respiro. L’educazione, dunque, è chiamata proprio a questo compito: insegnare a restare fedeli al mondo in cui viviamo, senza dimenticare quello in cui crediamo, perché i giovani non siano più abbandonati a se stessi nel loro difficile cammino evolutivo (…)”.1
Un grazie a questa mia amica per le sue belle parole, che mi hanno fatto di nuovo riflettere sui temi fondamentali del mio libro.
~
1) Roberto Rossolini, Non luoghi del mondo giovanile. Incursioni all’origine del disagio, Ed. L’Orecchio di Van Gogh, 2009, ISBN 978-88-87487-70-1, pag.93.
Anobii, noto Socialnetwork librario, ospita questo bel commento di "Carlotta57":
~
"Interessante e utile analisi del mondo giovanile: il disagio, la fragilità, il vuoto esistenziale, le cause delle problematiche... Si parla anche della famiglia di oggi, della scuola e del suo difficile ruolo, di emergenza educativa. Importanza dell'educazione come speranza per il futuro, la scuola come investimento e risorsa per il futuro. L'augurio è che 'il mondo adulto ritrovi prima per sé e poi per i giovani il senso della vita e la fiducia nel futuro'".
~
Link attivo:
Clicca qui per leggere il commento
Commenti sul testo e recensioni di Lib(e)roLibro.it:
"THANKS, NO PROJECTS!"
~
Qualche lettore, nell’apprezzare il libro, ne sottolinea il carattere, diciamo così, “non progettuale”. Ultimamente me ne ha parlato una persona abituata a navigare nel mare magnum dei progetti destinati all’infanzia e all’adolescenza… Va ribadito che il libro appartiene al genere della saggistica, dunque è una libera raccolta di riflessioni realistiche su un determinato argomento. Detto questo, l’obiettivo della raccolta di saggi non è quello di proporre ambiziosi progetti, ma di concentrare l’attenzione su un’analisi puntuale della realtà. Questo aspetto non va trascurato, tanto che il messaggio del libro vuole essere chiaro: in pedagogia e in educazione non esistono bacchette magiche, né soluzioni facili e a portata di mano. Anzi, è sempre bene diffidare di chi decanta prospettive del genere! Dunque, senza neanche pensare di aggiungere altri progetti a quelli esistenti… il libro intende affrontare una seria analisi della realtà giovanile, invocando una presa di coscienza delle problematiche attuali da parte del mondo adulto. Solo dopo aver fatto questo si può allargare lo sguardo allo spazio della speranza, che non vuol dire millantare ricette e soluzioni precostituite. Il messaggio del libro consiste nell’invito a riscoprire il valore dell’educazione stessa come unica via di salvezza. Non si tratta di fare progetti, ma di impegnarsi di nuovo nella difficile sfida educativa sul campo…
La missione di “Non luoghi (…)”, insomma, non è fornire rimedi e soluzioni, ma invitare il mondo adulto alla riscoperta delle sue responsabilità educative, drammaticamente perdute.
L’autore
Lib(e)roLibro, pregevole sito di critica libraria, parla di "Non luoghi (...)":
~
Link attivi:
~
~
~
http://it.blogbabel.com/libri/
~

Roberto Rossolini, "Non luoghi del mondo giovanile. Incursioni all'origine del disagio", L'Orecchio di Van Gogh edizioni, 2009, ISBN 978-88-87487-70-1
Il libro può essere ordinato in tutte le librerie e on-line attraverso i siti librari
Quale responsabilità riveste la società contemporanea e qual è il ruolo esercitato dai mass media rispetto alla criticità del sistema educativo? Il disinteresse da parte degli adulti getta i giovani in uno spaesamento collettivo da cui deriva un vuoto esistenziale che finisce per legittimare ogni sorta di comportamento deviante. L’autore trasferisce nel libro la sua ultraventennale esperienza di pedagogista affrontando l’ampio spettro delle problematiche legate al disagio, mantenendo fermo l’obiettivo sulla proposta di un autentico recupero delle responsabilità del mondo adulto, sulla speranza nel futuro e sui principi fondamentali cui ispirare l’azione educativa.
~
Giovedì 10 dicembre 2009, nella sala della Biblioteca civica “Massimo Ferretti” di Chiaravalle, L’Orecchio di Van Gogh ha presentato l’ultimo libro di Roberto Rossolini, “Non luoghi del mondo giovanile. Incursioni all’origine del disagio”, facente parte della sua collana “Nuove Stazioni”. All’incontro è intervenuto il Dott. Giovanni Sgardi, caposervizio del quotidiano “Il Messaggero”. Erano presenti l’Assessore alla cultura del Comune, Lorenzo Fabbri, l’editore, L’Orecchio di Van Gogh, nella persona di Marco Refe e, naturalmente, l’autore. Alla cordiale introduzione dell’Assessore ha fatto seguito la presentazione del giornalista, che è stata molto incisiva e concreta, nello stile di chi lavora nell’informazione, ed ha offerto all’autore molti spunti per sviluppare le varie tematiche affrontate dal libro, a partire dai fatti che il quotidiano riporta ogni giorno sulle sue pagine. Si è parlato della famiglia, della scuola, dell’intercultura e di come affrontare il disagio giovanile in tutte le sue forme, attuando interventi volti alla costruzione di una genitorialità più responsabile e consapevole. Hanno chiuso l’incontro le domande dei presenti, con interessanti considerazioni sul delicato ruolo dei nonni nella società contemporanea. Al termine della presentazione l’autore ha voluto lasciare aperto lo spazio della speranza, spiegando che non esiste una ricetta magica per risolvere i problemi, ma la realistica consapevolezza che la via da seguire, lunga e difficile, si trova nell’educazione stessa, purtroppo relegata dal mondo adulto all’ultimo posto delle priorità…

~
Il nostro è uno strano Paese, dove le risorse e le contraddizioni si scontrano continuamente in una specie di balletto senza fine. Oltre ad essere rimasti orfani dei Santi, dei poeti e dei navigatori, ora rischiamo anche di ricadere nell’analfabetismo giuridico ed economico. Infatti, con la riforma Gelmini, che entrerà in vigore dall'anno scolastico 2010/11, in antitesi con le indicazioni europee, il diritto e l’economia subiranno un pesante ridimensionamento negli Istituti tecnici e professionali, scomparendo quasi del tutto dai Licei, dove la fantomatica opzione economico-sociale, consentita solo al liceo delle scienze umane, non sarà in grado di parare il colpo inferto all’insegnamento del Diritto. In questo modo i giovani usciranno dalla scuola senza sapere cosa siano le fonti del Diritto, gli Organi costituzionali, un contratto, un piano regolatore e così via…
Gli studenti saranno privati di quelle cognizioni giuridiche di base e degli strumenti necessari alla maturazione di una coscienza civile e di una consapevolezza dei propri diritti e doveri.
In questo contesto, ecco spuntare una nuova materia, chiamata «Cittadinanza e Costituzione», sulla scia della vecchia e bistrattata educazione civica, che verrà affidata, senza dignità di disciplina autonoma, ai docenti di storia, privi della necessaria competenza in ambito giuridico. La cittadinanza, infatti, è sostanzialmente un concetto giuridico, prima che storico. E’ come se noi di Diritto ci mettessimo disinvoltamente ad insegnare “il ratto delle Sabine”… La contraddizione risulta evidente: la nostra scuola verrà espropriata del suo bagaglio culturale giuridico ed economico, proprio oggi, in un contesto dove i complessi meccanismi sociali ed il fenomeno della globalizzazione imporrebbero maggiori conoscenze di questo tipo.
L’analfabetismo giuridico ed economico rischia di pregiudicare le capacità dei giovani di inserirsi proficuamente nel tessuto sociale, svolgendo con consapevolezza e senso critico il loro ruolo di cittadini.
Prof.ssa Marina Pozzi
Coordinamento Nazionale docenti Diritto ed Economia
link attivo:
Feed RSS 0.91
Feed Atom 0.3
(p)Link
Commenti
Storico
Stampa