home biografia pubblicazioni notizie docenze links contatti
Cerca per parola chiave
 

Ci sono 2 persone collegate

< marzo 2010 >
L
M
M
G
V
S
D
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
       
             


Titolo
Ti piace questo blog?

 Fantastico!
 Carino...
 Così e così
 Bleah!





10/03/2010 @ 16.45.09
script eseguito in 203 ms



Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Roberto (del 11/12/2009 @ 09:30:15, in Libri, linkato 105 volte)

Roberto Rossolini, "Non luoghi del mondo giovanile. Incursioni all'origine del disagio", L'Orecchio di Van Gogh edizioni, 2009, ISBN 978-88-87487-70-1

Il libro può essere ordinato in tutte le librerie e on-line attraverso i siti librari

Quale responsabilità riveste la società contemporanea e qual è il ruolo esercitato dai mass media rispetto alla criticità del sistema educativo? Il disinteresse da parte degli adulti getta i giovani in uno spaesamento collettivo da cui deriva un vuoto esistenziale che finisce per legittimare ogni sorta di comportamento deviante. L’autore trasferisce nel libro la sua ultraventennale esperienza di pedagogista affrontando l’ampio spettro delle problematiche legate al disagio, mantenendo fermo l’obiettivo sulla proposta di un autentico recupero delle responsabilità del mondo adulto, sulla speranza nel futuro e sui principi fondamentali cui ispirare l’azione educativa.

~

Giovedì 10 dicembre 2009, nella sala della Biblioteca civica “Massimo Ferretti” di Chiaravalle, L’Orecchio di Van Gogh ha presentato l’ultimo libro di Roberto Rossolini, “Non luoghi del mondo giovanile. Incursioni all’origine del disagio”, facente parte della sua collana “Nuove Stazioni”. All’incontro è intervenuto il Dott. Giovanni Sgardi, caposervizio del quotidiano “Il Messaggero”. Erano presenti l’Assessore alla cultura del Comune, Lorenzo Fabbri, l’editore, L’Orecchio di Van Gogh, nella persona di Marco Refe e, naturalmente, l’autore. Alla cordiale introduzione dell’Assessore ha fatto seguito la presentazione del giornalista, che è stata molto incisiva e concreta, nello stile di chi lavora nell’informazione, ed ha offerto all’autore molti spunti per sviluppare le varie tematiche affrontate dal libro, a partire dai fatti che il quotidiano riporta ogni giorno sulle sue pagine. Si è parlato della famiglia, della scuola, dell’intercultura e di come affrontare il disagio giovanile in tutte le sue forme, attuando interventi volti alla costruzione di una genitorialità più responsabile e consapevole. Hanno chiuso l’incontro le domande dei presenti, con interessanti considerazioni sul delicato ruolo dei nonni nella società contemporanea. Al termine della presentazione l’autore ha voluto lasciare aperto lo spazio della speranza, spiegando che non esiste una ricetta magica per risolvere i problemi, ma la realistica consapevolezza che la via da seguire, lunga e difficile, si trova nell’educazione stessa, purtroppo relegata dal mondo adulto all’ultimo posto delle priorità…

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Roberto (del 14/11/2009 @ 11:49:21, in Cultura, linkato 98 volte)

~

Il nostro è uno strano Paese, dove le risorse e le contraddizioni si scontrano continuamente in una specie di balletto senza fine. Oltre ad essere rimasti orfani dei Santi, dei poeti e dei navigatori, ora rischiamo anche di ricadere nell’analfabetismo giuridico ed economico. Infatti, con la riforma Gelmini, che entrerà in vigore dall'anno scolastico 2010/11, in antitesi con le indicazioni europee, il diritto e l’economia subiranno un pesante ridimensionamento negli Istituti tecnici e professionali, scomparendo quasi del tutto dai Licei, dove la fantomatica opzione economico-sociale, consentita solo al liceo delle scienze umane, non sarà in grado di parare il colpo inferto all’insegnamento del Diritto. In questo modo i giovani usciranno dalla scuola senza sapere cosa siano le fonti del Diritto, gli Organi costituzionali, un contratto, un piano regolatore e così via…
Gli studenti saranno privati di quelle cognizioni giuridiche di base e degli strumenti necessari alla maturazione di una coscienza civile e di una consapevolezza dei propri diritti e doveri.

In questo contesto, ecco spuntare una nuova materia, chiamata «Cittadinanza e Costituzione», sulla scia della vecchia e bistrattata educazione civica, che verrà affidata, senza dignità di disciplina autonoma, ai docenti di storia, privi della necessaria competenza in ambito giuridico. La cittadinanza, infatti, è sostanzialmente un concetto giuridico, prima che storico.  E’ come se noi di Diritto ci mettessimo disinvoltamente ad insegnare “il ratto delle Sabine”… La contraddizione risulta evidente: la nostra scuola verrà espropriata del suo bagaglio culturale giuridico ed economico, proprio oggi, in un contesto dove i complessi meccanismi sociali ed il fenomeno della globalizzazione imporrebbero maggiori conoscenze di questo tipo.

L’analfabetismo giuridico ed economico rischia di pregiudicare le capacità dei giovani di inserirsi proficuamente nel tessuto sociale, svolgendo con consapevolezza e senso critico il loro ruolo di cittadini.

 

Prof.ssa Marina Pozzi

Coordinamento Nazionale docenti Diritto ed Economia

link attivo:

http://www.docentidiritto.it

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Roberto (del 01/10/2009 @ 11:02:40, in Libri, linkato 147 volte)

Vitina Maioriello, “Tramonto, buio, luce”, Edizioni Progetto Cultura 2003, Roma 2005

 

Ho avuto la fortuna di conoscere, se pure virtualmente, l’autrice di questo libro proprio attraverso il mio sito web. Mi ha scritto, Vitina, e da lì è nata la nostra amicizia a distanza. “Tramonto, buio, luceè il racconto autobiografico di questa ragazza, investita da un pirata della strada al ritorno da scuola e rimasta paraplegica fin dalla tenera età di sei anni. Il titolo del libro rispecchia i tre momenti che lei ha attraversato nella sua vita.

“Il buio” è drammatico e mi ha colpito profondamente. La storia di una bambina spensierata e birichina che, d’un tratto, si ritrova, il 24 ottobre 1985, dopo pochi giorni di scuola, irrimediabilmente immobilizzata su una sedia a rotelle ha fatto sì che trattenessi a stento la commozione. Vitina, che oggi ha trent’anni, riesce a comunicare gli stati d’animo di quei momenti sconvolgenti con straordinaria semplicità ed efficacia. Ho visto, così, nella mia mente, una piccina che si risveglia in un letto d’ospedale e che si prepara ad affrontare il calvario che l’attende. Ho compreso le sue paure, i suoi turbamenti, il suo senso di solitudine e di abbandono, mentre le cure mediche la sottraevano inevitabilmente all’affetto dei suoi genitori. Una frase (pag. 34), legata alla coscienza, nel piccolo cuore di una bimba di sei anni, della irreversibile infermità derivante dal drammatico incidente, mi ha raggelato: “Di questa cosa non so perché me ne sono subito resa conto, senza che nessuno mi avesse detto niente, quasi consapevole di quello che mi stava succedendo”. Il libro ci dona la trepidante esperienza di una bambina coraggiosa che ha saputo diventare una ragazza forte, proprio attraverso il calvario che ha segnato la sua esistenza. Nel libro ho colto tre aspetti fondamentali, così come Vitina ha suddiviso in tre momenti l’incedere della sua vita: lo stato d’animo di una bambina schiacciata dal peso enorme di ciò che le era accaduto, l’amicizia tradita e la fede che traspare nei momenti più bui del racconto. A mio avviso Vitina ha saputo trarre dalla sua sconvolgente esperienza la forza necessaria per andare avanti, ha capito il significato dell’amicizia autentica ed ha imparato a conoscere meglio le persone, ha saputo trovare nello spazio dell’invocazione il senso profondo della vita: “Dovevo vivere ogni cosa di cui ero capace nei giorni che il Signore aveva deciso di darmi, dopotutto, a causa dell’incidente, sono andata vicino alla morte e se il nostro Padre non mi ha preso con sé, vuol dire che dovevo restare su questa terra, seppure su una sedia a rotelle, per continuare a vivere ed essere una persona viva” (pag. 56).

Ecco lo straordinario messaggio del libro, perché, nei momenti in cui tendiamo ad abbatterci di fronte alle vicissitudini della vita, possiamo trovare in noi  un pizzico di quella forza con la quale Vitina ha riconquistato la luce.

Roberto Rossolini

Articolo (p)Link Commenti Commenti (1)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Roberto (del 18/09/2009 @ 09:22:04, in Pillole, linkato 165 volte)

Ciò che conta davvero non si scopre immediatamente con i sensi, ma si guadagna con la fatica del pensiero…

~

Ormai da qualche tempo non provvedevo ad incrementare la categoria “Pillole”, quando una citazione mi ha dato lo spunto. E’ iniziato un nuovo anno scolastico, con i suoi tempi, con le sue preoccupazioni e con i suoi impegni. Noi che operiamo nella scuola e nell’educazione condividiamo questo momento sotto due punti di vista, quello lavorativo e quello familiare: in pratica viviamo contemporaneamente la scuola nostra e quella dei nostri figli. Ed è proprio così che ho avuto modo di approfondire, se pure fugacemente, un concetto apparentemente piccolo, ma in realtà straordinariamente grande. L’Istituto di mio figlio, in occasione dell’incontro di accoglienza, ha proposto il tema della scoperta come curiosità, come desiderio che viene dal cuore, volto a comprendere ciò che ci circonda. A tale proposito gli insegnanti hanno fatto un bellissimo riferimento a “Il piccolo principe”, di A. De Saint – Exupéry. Una citazione, che non ricordavo, mi ha colpito particolarmente: L’essenziale è invisibile agli occhi. Questo concetto porta con sé una verità importante e schiude uno sconfinato orizzonte di significati. Ciò che conta davvero non si percepisce con i sensi, ma si scopre con il cuore. Approvo pienamente la felice scelta dei docenti di ispirare a questo principio pedagogico l’accoglienza dei nostri figli. Non a caso la citazione dal libro di De Saint-Exupéry mi rimanda a quanto scrissi in “Nichilismo. Eterna lotta fra ragione e arbitrio, L’Orecchio di Van Gogh, 2006, pag. 138:

“La nostra storia non è priva di senso, ma l’impostazione dominante non può coglierne la direzione. Il senso non è un dato e non rientra fra gli episodi che compongono la nostra esperienza sensibile; è, viceversa, un frutto della ragione, la sua idea.

Ecco, sulla base di queste considerazioni, ho pensato fosse l’ora di proporre un’altra buona “pillola di riflessione”, che spero possa essere utile alla riscoperta del pensiero e della sua dimensione interiore, troppo spesso annientati dall’immediatezza dell’esperienza sensibile…

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Roberto (del 29/07/2009 @ 15:54:30, in Filosofia, linkato 194 volte)

La ragione e la dimensione etica nelle relazioni sociali sono disconnesse dal mondo contemporaneo?

"Falso è il vanto di chi pretende di possedere, all'infuori della ragione, un altro spirito che gli dia la certezza della verità."

(Baruch Spinoza)

~

Da qualche tempo mi sto chiedendo, il post “Un’altra vita” ne è la prova, se non stia davvero diventando un soggetto “a-sociale”, cioè uno che ha problemi a rapportarsi con gli altri, perché non vuole uniformarsi ai meccanismi relazionali ormai acquisiti dalla società contemporanea. Per quanto io possa fare autocritica, non riesco a prescindere dalla realtà di tutti i giorni. Siamo circondati da modi di fare censurabili, almeno per me. La dimensione etica nelle relazioni sociali sembra definitivamente annichilita ed i criteri che animano la comunicazione fra individui appaiono gli stessi della società dei consumi, ovvero l'utilità, il tornaconto e il tempo = denaro, tanto che l'interlocutore viene spesso ridotto a mero strumento necessario per il raggiungimento di derteminati fini.  Vogliamo parlare dell’ipocrisia di certi discorsi sulla politica? Si criticano determinati comportamenti, per poi sotto sotto approvarli, con una sorta di ammirazione per chi li pone in essere e per quel mondo del bengodi e del malcostume di cui sono piene le cronache. Si critica chi non paga le tasse e poi, appena possibile, si predilige un operaio che lavora in nero o si cerca di non pagare il canone Tv. Potrei continuare a lungo su questa strada, ma direi che possa bastare con i riferimenti all’esperienza sensibile.

Mi accorgo di essere sempre meno in sintonia con il mondo circostante e di avere sempre più difficoltà a condividere le posizioni di chi mi sta intorno. E’ su questa mia eterogeneità rispetto al reale che mi soffermo a riflettere. Risulta evidente che non vi è affatto uniformità fra razionale e reale e che viviamo in un tempo tutt’altro che conciliato. C’è dunque molta irrazionalità nel mondo e, allo stesso tempo, altrettanta accettazione da parte dell’umanità stessa. In altre parole sussiste una grande omogeneità fra le coscienze che vivono nel mondo ed il suo incedere irrazionale. Tutto questo è preoccupante. Purtroppo ciò che è reale è irrazionale e non esiste più unità fra pensiero e realtà. La conservazione di un mondo conforme a ragione di salvucciana memoria rappresenta ormai un’utopia. L’uomo è diventato irrazionale e l’arbitrio sembra aver definitivamente sconfitto la ragione. Una spiegazione a questo fenomeno mi viene da ciò che ho scritto nel libro sul nichilismo, edito da L’Orecchio di Van Gogh: “Le vicissitudini della vita esprimono, dunque, questa dinamica pendolare di lotta dialettica fra tendenza negativa e controllo della ragione, come facoltà umana distintiva rispetto al resto dei finiti, senza la quale non ci sarebbe differenza fondamentale. Oggi questo compito regolativo della ragione si è fortemente indebolito e l’umanità cammina spaesata, perché la natura tende a prevalere sulla facoltà preposta al controllo. La ragione perde quindi consistenza ed il nichilismo guadagna posizioni. La tensione ideale verso le soglie del terreno veritativo, unica speranza di salvezza e splendida possibilità concessa all’umanità per uscire dalle spire del nulla, è oggi in difetto, tanto da lasciare spazi sempre nuovi al nichilismo per la contaminazione dell’io.” (Roberto Rossolini, Nichilismo. Eterna lotta fra ragione e arbitrio, Ed. L’Orecchio di Van Gogh, 2006, Conclusione, pag. 139). Se ne deduce che l’eterogeneità fra ragione e irrazionalità dilagante ha ormai raggiunto livelli intollerabili, almeno per me e, voglio sperare, non soltanto per me, perché confido sempre nei “manipoli dell’arbitrium liberum”, che è pure un’espressione diffusamente usata nel libro, come speranza per la difficile ricostruzione di un mondo migliore per gli anni a venire…

~

Roberto Rossolini

Articolo (p)Link Commenti Commenti (2)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Roberto (del 27/06/2009 @ 13:24:05, in Cultura, linkato 240 volte)

"Non servono più eccitanti o ideologie
ci vuole un'altra vita".

(Franco Battiato)

~

Guardo l’argento che colora i miei capelli e penso che forse il tempo che passa mi rende più intollerante all’ipocrisia, all’ingiustizia, alla falsità, all’opportunismo, al pressappochismo praticato nelle cose importanti. Non so se sia la saggezza dell’età matura, ma oggi critico apertamente ciò che in passato mi limitavo a biasimare dentro di me. Sono insofferente di fronte alle cose fatte male, agli abusi ammantati di legalità, ai sotterfugi e alle cialtronerie varie. Nelle persone che conosco scorgo sempre più chiaramente aspetti che non condivido, quali la furberia e la scarsa attenzione verso la correttezza dei gesti, delle parole e degli atteggiamenti. Nel mondo del lavoro non sopporto più la tendenza, melliflua e apparentemente innocente, di farsi in modo sommesso i fatti e gli interessi propri. Se penso alle parole della mia povera mamma, la quale mi diceva sempre che lo Stato, anche se con ritardo, agisce sempre secondo la legge… Beh, dico che forse i tempi sono cambiati insieme al colore dei miei capelli… Vedo tanta superficialità imperversare intorno a me, con persone che invocano le regole a loro piacimento, salvo dimenticarsene quando fa comodo, che si riempiono la bocca di norme disattese e di articoli interpretati a seconda delle esigenze, tanto da lasciare spazio a situazioni atipiche e a nicchie di privilegio, privando il contesto della necessaria armonia, nella mancanza di certezza e di equità. Insomma, avverto un sempre maggiore fastidio nel dover convivere con questi comportamenti, che, cosa ancor più grave, sono il frutto di una vera e propria forma mentis, più che di un modo di fare legato alle circostanze. Non c’è nessun meccanismo di autotutela che possa intervenire a salvaguardia del sistema e tutto è affidato all’eventuale iniziativa personale del singolo, che può tacere oppure perdere la tranquillità dei suoi sonni lottando contro questo stato di cose. Purtroppo mi accorgo a mie spese che questa, per così dire, “idiosincrasia acuta” della maturità mi sta procurando notevoli arrabbiature che minano la mia serenità psico-fisica. Forse è bene che io tragga consiglio dal Sommo Poeta: “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”, nel detto comune: “Non ti curar di lor ma guarda e passa”. Tuttavia non è facile farlo.

Forse ci vorrebbe proprio, come dice Battiato, un’altra vita…

 

Roberto Rossolini

 

Un’altra vita

(Franco Battiato)

~

Certe notti per dormire mi metto a leggere,
e invece avrei bisogno di attimi di silenzio.
Certe volte anche con te, e sai che ti voglio bene,
mi arrabbio inutilmente senza una vera ragione.
Sulle strade al mattino il troppo traffico mi sfianca;
mi innervosiscono i semafori e gli stop, e la sera ritorno con malesseri speciali.
Non servono tranquillanti o terapie
ci vuole un'altra vita.
Su divani, abbandonati a telecomandi in mano
storie di sottofondo Dallas e i Ricchi Piangono.
Sulle strade la terza linea del metrò che avanza,
e macchine parcheggiate in tripla fila,
e la sera ritorno con la noia e la stanchezza.
Non servono più eccitanti o ideologie
ci vuole un'altra vita.

Articolo (p)Link Commenti Commenti (1)  Storico Storico  Stampa Stampa
 

ANSA:

"Alunno 13 anni pugnala professore

Aggressione durante lezione di musica in scuola media a Chioggia

~

CHIOGGIA (VENEZIA), 17 FEB - Un alunno di 13 anni ha pugnalato il suo professore in classe durante la lezione, conficcandogli un coltello nella schiena. E' accaduto in una scuola media di Chioggia. L'insegnante e' ricoverato in ospedale in prognosi riservata, ma non e' in pericolo di vita, mentre lo studente e' stato denunciato. Secondo le prime indagini, sembra che il ragazzino avesse rapporti tesi con l'insegnante di musica e si sarebbe portato dietro il coltello da casa, aggredendo l'uomo a sorpresa".

~

Nel leggere questa notizia, ANSA, 17/02/2009, ore 10.39, ho fatto un salto sulla sedia! Se lasciamo perdere i luoghi comuni ed entriamo nel merito della questione con obiettività, ne usciamo malconci ed allarmati… Chiediamoci perché un ragazzino di 13 anni arrivi a tanto… La risposta è che il quadro valoriale di riferimento è completamente assente.

La scuola, come istituzione educativa, non conta più nulla. La figura adulta, come tale, non rappresenta più un modello da rispettare, l’insegnante come educatore non solo non ha più niente da dire, ma costituisce una sorta di fastidioso limite da aggirare o, come in questo caso, addirittura da eliminare! Se consideriamo in quale contesto socio-culturale possa essere maturato un simile gesto la situazione diventa ancora più preoccupante. Quali esempi, quali precetti fanno parte del bagaglio educativo dei nostri giovani? “L’occhio pedagogico” ci fa guardare al loro mondo con preoccupazione: senso del limite sempre più vago, crescente incapacità di controllare la frustrazione, bisogno di soddisfare a tutti i costi il proprio ego… Il benessere viene identificato sempre più con il fare ciò che si vuole, possibilmente allontanando il dovere per alimentare il piacere e la convivenza con il mondo adulto può sussistere pacificamente, a patto che quest’ultimo non frapponga ostacoli allo scorrere della vita…

Fatti inquietanti come quello del professore aggredito in classe fanno capire che c’è un “iceberg” di nichilismo educativo, spesso latente e silenzioso, la cui punta a volte esplode in episodi eclatanti come quello citato. Nella mia esperienza vedo, soprattutto nei ragazzi più grandi, questa pericolosa incapacità di gestire il limite e la frustrazione ad esso collegata, segno grave che l’interiorizzazione delle regole entro le quali costruire un modello di vita non è stata sufficientemente sperimentata. C’è da chiedersi quali modelli questa società abbia propagandato al mondo giovanile… Se invece di studiare il giovane telefona o ascolta musica non importa, perché la sua soddisfazione personale conta più di ogni altra cosa. Se nessuno lo intralcia bene, ma se qualcuno gli rompe le “uova nel paniere”, magari tediandolo con  regole, senso del dovere e altri limiti del genere, la frustrazione cresce fino a spingerlo alla ribellione totale, per riconquistare quel fragile ed illusorio benessere che senso del dovere e impegno quotidiano rischiano di compromettere…

Il vuoto interiore manifestato dai giovani deriva dallo smarrimento del senso del limite che il mondo adulto della volontà di potenza ha definitivamente attuato. La conclusione può essere sintetizzata in una domanda: “Quanto nichilismo educativo si nasconde dietro i comportamenti sconsiderati dei giovani?”

 

Roberto Rossolini

Articolo (p)Link Commenti Commenti (1)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Roberto (del 04/02/2009 @ 10:37:12, in Filosofia, linkato 365 volte)

La tragica espressione della contaminazione dell'io... * Nichilismo. Eterna lotta fra ragione e arbitrio, Ed. L'Orecchio di Van Gogh, Conclusione, pag. 139.

Qualche giorno fa ho sentito un tizio, chiamato in qualità di esperto, rispondere alle domande preoccupate di una zelante giornalista televisiva riguardo al proliferare di fatti come quelli del povero clochard extracomunitario bruciato da un gruppetto di giovani.  Costui, un sociologo per la verità, oltre ad affrontare il problema secondo quel tipico approccio pragmatico e più attento alle dinamiche che alle cause profonde, ha evocato categorie psichiatriche per classificare i soggetti protagonisti di simili gesti, spostando subito l’analisi sulle dinamiche sociali. Beh, mi trovo in disaccordo con questa impostazione intellettuale e spero vivamente che lo siano anche i Giudici che stabiliranno la giusta condanna da infliggere ai responsabili di reati del genere.

Ma quali categorie psichiatriche!

Qui ci troviamo di fronte ad una totale caduta dei valori regolativi del comportamento, unita ad un vuoto mentale di fondo, il tutto condito da uno strisciante razzismo.

Accade così che giovani, con il vuoto nella mente e con il cuore indurito dal nichilismo, tragicamente bisognosi di trasgressione, vadano a colpire il debole, l’emarginato, il diverso, dopo aver affogato nell’alcol tutto il non senso del loro agire…

Quando l’umanità è annichilita e il confine tra bene e male è abbattuto, ci si può anche divertire bruciando una persona, in quanto diversa, debole, scomoda, ormai privata di ogni dignità e concepita come un oggetto senza valore…

Purtroppo non si tratta di gente classificabile secondo le categorie della patologia psichiatrica, ma dell’espressione inquietante di giovani menti vuote e di animi duri come il ferro, che non compaiono all’improvviso, ma che vengono da precise responsabilità di un mondo adulto che ha smarrito da tempo il proprio ruolo e la direzione verso cui tendere… Questo stesso nichilismo è ormai penetrato profondamente nei giovani, che arrivano con sempre maggiore frequenza a gesti clamorosi di insensata violenza, quando le loro menti sono incapaci di comprendere e le loro pulsioni negative trovano ampia realizzazione per la mancanza di confini valoriali di riferimento.

~

* “La ragione perde quindi consistenza ed il nichilismo guadagna posizioni.

La tensione ideale verso le soglie del terreno veritativo (…) è oggi in difetto, tanto da lasciare spazi sempre nuovi al nichilismo per la contaminazione dell’io”.

~

Roberto Rossolini

Articolo (p)Link Commenti Commenti (4)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Roberto (del 07/01/2009 @ 19:02:42, in Filosofia, linkato 415 volte)

Al venir meno della ragione, le pulsioni ferine prendono il sopravvento…

Percepisco il timore, almeno da parte del mondo intellettuale a me vicino, che l’umanità, così facendo, sia irrimediabilmente destinata a sprofondare nel nulla. Mi sembra il momento di usare il termine che la situazione richiede: barbarie! Viviamo tempi oscuri, inutile nascondercelo, e forse è giunta l’ora di smetterla con i toni morbidi e concilianti... Qualcuno, in buona fede, animato dai migliori sentimenti, rimane spaesato di fronte alla mia teoria dell’eterna lotta fra ragione e arbitrio, che vede l’uomo come ente finito negativo, perché teme che essa possa soffocare la scintilla positiva che c’è in ognuno di noi. Al contrario, questa sorta di fede ingenua, non coglie il ruolo proprio della scintilla originaria, che la mia teoria identifica con la lotta spirituale del cristianesimo più autentico e che riconduce alla straordinaria facoltà preposta al controllo: la ragione, speranza salvifica che il Logos Universale ha instillato in ognuno di noi. La responsabilità dell’uomo consiste nell’uso adeguato di questo dono, senza abbandonarsi tragicamente alle pulsioni negative della natura. Ormai tantissimi comportamenti quotidiani testimoniano la deriva morale della società contemporanea. Inutile addolcire la pillola. Si tratta di atteggiamenti personali e collettivi che minano in profondità la qualità della vita e della convivenza civile. Per seguire questo itinerario di riflessione, mi piace attingere al quadro valoriale cristiano e, naturalmente, al patrimonio della filosofia. Dunque, abbiamo sul tavolo i vecchi "vizi capitali" e la lotta spirituale per combatterli.

Superbia, avarizia, lussuria, invidia, golaira e accidia dominano la vita associata e la ragione, ormai, non è più in grado di opporsi all’avanzata del relativismo. Partiamo dunque dalla paura della morte, che è la madre di tutte le altre paure, nonostante il contesto culturale occidentale faccia di tutto per rimuovere questa realtà, con il risultato di amplificare dentro di noi l’angoscia e l’inquietudine esistenziale. La morte non è solo il termine della vita biologica, ma è una forza che opera continuamente nella nostra vita quotidiana, sotto forma di sofferenza, malattia, separazione, rottura, fine di tutto ciò che per noi è essenziale, al punto da provocare nell’individuo uno stato di disperazione e di turbamento profondo. Se, però, manca il fondamento, la gestione della “madre di tutte le paure” finirà per essere deviata sulle strade del relativismo, dove non c’è più differenza fra bene e male. Infatti, senza un quadro valoriale di riferimento, senza l’esercizio di una razionalità regolatrice, l’individuo è preda dei più bassi istinti.

La prima pulsione porta ad esorcizzare con qualsiasi mezzo la morte, attraverso l’esaltazione della propria vita, l’uomo vuole possedere e tenere per sé i beni della terra, vuole dominare sugli altri, pensando di assicurarsi in tal modo un’esistenza abbondante che gli permetta  di combattere la morte con l'auto-affermazione. Diventa dunque ragionevole e giusto ogni comportamento finalizzato a questo scopo, anche a costo di nuocere agli altri e persino a se stessi. Purtroppo è così…

Ora andiamo a vedere cosa accade nel contesto sociale.
L’uomo si forma, cresce e matura mediante le relazioni con se stesso, con le cose e con gli altri e questi stessi rapporti sono costantemente esposti al rischio delle pulsioni che, se non contrastate dalla ragione, possono devastarci. Queste tendenze naturali fanno leva sul desiderio insito nell'uomo, mettendone in rilievo il "lato oscuro" e deviando in senso egocentrico tutti i dinamismi relazionali. Insomma, laddove la ragione vacilla, intesa come facoltà preposta al controllo delle pulsioni, la natura umana prende il sopravvento. Quando questa tendenza riesce a sopraffare il ruolo regolativo della ragione, le pulsioni agiscono indisturbate sulle sfere umane dell'amare, dell'avere e del volere, determinando così il predominio dell'eros, del possesso e del potere come affermazione di sé.
La seconda pulsione consiste nella spinta a sfuggire la fatica e a cercare unicamente ciò che ci procura piacere. Oggi si tende a ricercare ad ogni costo soluzioni ai problemi che comportino la soppressione dell’impegno, possibilmente facendo lavorare altri al posto nostro. Questa pulsione si traduce nella sfera erotica come perversione del desiderio sessuale, che trasforma il partner in un mero oggetto. Qui il quadro si fa complesso, ma basti dire che la dimensione sessuale viene ridotta a mero bisogno da soddisfarsi immediatamente. La capacità di disciplinare la pulsione sessuale viene meno, lasciando il posto ad una svilente assolutizzazione. Tutta la dimensione simbolica viene oggi cancellata, perché domina la riduzione dell’erotico a mera immagine spettacolarizzata. La dinamica dell'eros perde così il suo mistero: mistero di comunione che rimanda all'amore Trascendente, un mistero che Giovanni Paolo II arrivava a chiamare la "liturgia dei corpi". Senza l’azione di controllo della ragione, senza la lotta spirituale di contrasto, non è possibile strappare la sfera erotica alla dimensione ferina.
La terza pulsione è la corruzione dell’uomo, sedotto dalla bramosia del possesso che affascina e che attrae con il motto “tutto e subito”. Oggi l’idolatria del denaro è ormai palese. Basti pensare allo sfruttamento delle risorse del creato a beneficio esclusivo di pochi, incuranti delle enormi sofferenze che patiscono gli altri. Questa forma di idolatria si esprime nel considerare il possesso dei beni un fine in sé e nel tentare di giustificare ogni mezzo che consenta di accumulare il più possibile. Anche qui, se la lotta spirituale non va contro questa pulsione, che consiste nella ricerca della gloria personale e nell’affermazione di sé a spese degli altri, il singolo obnubilato trasforma la propria persona in assoluto. Naturalmente la società attuale nutre una simile bramosia con la pseudo-cultura della concorrenzialità e dell'individualismo esasperato, che vede nell'altro solo un ostacolo e un rivale. Risultato: una specie di delirio di onnipotenza…
È significativo, infatti, che la Bibbia insista, non tanto sugli atei, quanto sulla tentazione all'idolatria, che colpisce sia il credente, sia il non credente. La conclusione di questo itinerario è sconcertante. L’uomo contemporaneo, tutto preso da se stesso, ignora e disprezza il Trascendente, diventando schiavo dell’idolatria, succube di quelle pulsioni che affiorano dal cuore umano, risvegliandone gli elementi deteriori.
Dunque, si tratta di scegliere con un atto di responsabilità e di libero arbitrio, perché nessuna tentazione della natura potrà mai eliminare la nostra libertà, che nel pensiero trova il suo massimo compimento. L’eterna lotta della ragione contro l’arbitrio dilagante rimane l’ultima speranza contro l’imbarbarimento della società contemporanea. Tuttavia il problema resta, perché lo scontro è diventato impari. La ragione ha perso il controllo sulle pulsioni negative della natura e la lotta spirituale contro di esse sembra ormai aver abbandonato l’orizzonte dell’uomo. In questo contesto le basse pulsioni emergono dall’animo umano, fino a dominarne l’esistenza. Mi è capitato di leggere pubblicazioni (della mia stessa ispirazione) in linea con questo approfondimento, come a mostrare che la mia teoria dell’eterna lotta fra ragione e arbitrio non adombra la scintilla originaria, anzi, ne esalta la forza indispensabile per la salvezza dell’umanità.

Riscontro con piacere che si parla sempre più di barbarie del relativismo, dove il senso del limite umano scompare nel nome del nichilismo, segno che lo spazio per i mezzi termini è ormai esaurito…

 

Roberto Rossolini

Articolo (p)Link Commenti Commenti (2)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Roberto (del 03/12/2008 @ 11:00:42, in Pedagogia, linkato 556 volte)

L'indagine 2008 della Società Italiana di Pediatria, dal titolo: “Abitudini e stili di vita degli adolescenti”, rivela il vuoto esistenziale delle giovani generazioni…

Gli adolescenti si sentono soli!

Nonostante possano circondarsi di ogni sorta di “amici” tecnologici restano vittime del loro stesso vuoto esistenziale. Purtroppo la pubblicazione della ricerca annuale della Società Italiana di Pediatria torna a mettere davanti all’indifferenza del mondo adulto il dramma che stanno vivendo i giovani. Solo apparentemente appagati da mille possibilità di svago e da una miriade di stimoli tecnologici, convivono ogni giorno con il vuoto interiore. Questo stato di dipendenza dall’effimero, che non compensa il loro senso di solitudine, li spinge a cercare rifugio nell’alcol, nella droga e nelle spire dell’idolo contemporaneo per eccellenza chiamato web

Il computer è quotidianamente acceso nelle camere degli adolescenti, ma non serve per effettuare ricerche scolastiche... Attraverso lo schermo i giovani cercano soltanto divertimento fine a se stesso.

La ricerca dei Pediatri porta alla ribalta tutte queste problematiche: su un campione di 1.200 pre-adolescenti, attenzione, studenti delle scuole medie inferiori, quindi di età compresa tra i 12 e i 14 anni, i fumatori sono il 30,2% (il 6,6% in più rispetto al 2007), l’uso di cannabis è pari al 41.7% (il 6,8% in più rispetto al 2007), bere alcol tocca il valore del 40,5% (il 2% in più rispetto al 2007)!

Il dramma del mondo giovanile si sta dunque consumando sotto lo sguardo spesso distaccato ed indifferente di moltissimi adulti, che hanno ormai delegato ogni funzione educativa ai meccanismi compensativi della società dei consumi

 

Roberto Rossolini

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8