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07/09/2010 @ 18.42.38
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Roberto (del 06/08/2010 @ 09:36:43, in Libri, linkato 71 volte)

 

Vitina Maioriello, Il nulla e il suicidio giovanile. Analisi e riflessioni su un fenomeno drammaticamente attuale, Edizioni Progetto Cultura, Roma 2010,
ISBN 978-88-6092-217-5

Si tratta di un libro cui tengo molto, non solo perché ne ho scritto la postfazione, ma perché ne ho seguito le sorti passo passo fin dall’inizio. Se, come sostengo, la prefazione è un’anticipazione di significati, la postfazione rappresenta la riflessione ulteriore in grado di fornire le chiavi interpretative per lo svelamento di tutti i significati. In verità il rischio di questo genere di saggistica è quello di diventare l’ennesimo, comunissimo, arido trattato sociologico sul suicidio giovanile…
Una simile deriva è stata scongiurata forse per la mia irriducibile insistenza, ma soprattutto grazie alla prorompente umanità dell’autrice, che non poteva certo essere messa a tacere da una fredda classificazione dei dati e da una altrettanto distaccata analisi delle statistiche. Dalla convergenza di questi nostri reciproci apporti è scaturito quest’ultimo libro di Vitina Maioriello, “Il nulla e il suicidio giovanile. Analisi e riflessioni su un fenomeno drammaticamente attuale”, pubblicato da Edizioni Progetto Cultura.
L’autrice, che nella vicenda personale dell’investimento e della sedia a rotelle ha saputo vedere la luce che splende oltre il buio delle tenebre, ha fatto nuovamente appello alla sua proverbiale forza d’animo per leggere con maggiore chiarezza il dramma dell’io disperato (così lo definisco nella Postfazione, pag. 123), che vaga nelle inquietanti nebbie del nichilismo.
L’impresa è stata coraggiosa, perché affrontare il tema del suicidio giovanile facendo prevalere l’approccio filosofico-pedagogico, a me caro, su quello sociologico comunemente usato significa compiere uno sforzo ulteriore per andare oltre la doxa, non dimenticando mai le persone, spesso inghiottite dalla complessità dei fenomeni. Ebbene Vitina Maioriello ha scelto di seguirmi fino in fondo su questa strada, decidendo di affrontare il dramma del suicidio giovanile senza esitazioni, contando sulla sua viva sensibilità e sul suo tipico approccio ottimista e positivo, alla ricerca delle profonde ragioni del fenomeno, fino a scorgere nel nulla la causa fondamentale dell’io disperato che vaga nella società del nichilismo. Dunque Il libro scava nella disperazione dell’uomo contemporaneo, nell’assenza di speranza, nell’angoscia di vivere, nel ruolo esercitato dai mass media, per poi proiettarsi nella proposta di prevenzione, nella prospettiva da me fortemente voluta e condivisa dell’educazione morale e dell’educazione ai valori, per ritrovare il senso della vita.
Insomma un libro autentico, che non si limita al tentativo di comprendere meglio le dinamiche di un fenomeno così drammaticamente attuale, ma che si sforza davvero di guardare alle profondità dell’animo umano, alla sua solitudine e soprattutto alla sua disperazione, proprio quando questa diventa senza più speranza…

Roberto Rossolini

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Di Roberto (del 30/06/2010 @ 00:22:49, in Libri, linkato 131 volte)

N. 22 - 5 LUGLIO 2010

Il numero 22 della storica rivista “LA TECNICA DELLA SCUOLA”, quindicinale d’informazione che da 60 anni si occupa dei problemi scolastici, nell’apposita rubrica riservata ai libri, pubblica una lusinghiera recensione, a firma di Alessandra Muschella, dedicata all’ultimo libro di Roberto Rossolini, “Non luoghi del mondo giovanile – Incursioni all’origine del disagio”, L’Orecchio di Van Gogh edizioni, 2009, ISBN 978-88-87487-70-1:

 

Il gradito riconoscimento riservato al testo da parte dell’autorevole rivista, da tanti anni sicuro punto di riferimento nel mondo scolastico, è motivo di sincera soddisfazione.

Un vivo ringraziamento alla testata e all’autrice della recensione.

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Di Roberto (del 22/06/2010 @ 19:33:55, in Libri, linkato 111 volte)

Lettera ai bambini

di Gianni Rodari

E’ difficile fare le cose difficili:
parlare al sordo,
mostrare la rosa al cieco.
Bambini, imparate a fare le cose difficili:
dare la mano al cieco,
cantare per il sordo,
liberare gli schiavi
che si credono liberi
.

Una mia cara amica e collega ha appena finito di leggere il mio ultimo libro, che le è piaciuto molto, (naturalmente, altrimenti mi sarei offeso!). Scherzi a parte, lei dice di aver ritrovato nel testo tanto del suo vissuto sul campo della “sfida educativa”, proprio come mi piace definire il nostro lavoro nel mondo giovanile. Noi, che conosciamo la scuola e l’educazione, comprendiamo bene che non esistono ricette né progetti che tengano! Il libro affronta le principali tematiche che oggi rappresentano la sfida stessa e questa mia amica ha individuato il messaggio fondamentale che ho voluto trasmettere: l’educazione come fonte di speranza, tanto che nella conclusione ho cercato di sintetizzare la chiave di lettura di tutti i saggi contenuti nel libro. Le lusinghiere parole della mia amica mi spingono a soffermarmi un po’ su questo concetto. Noi sappiamo di non sapere, come ci ha insegnato Socrate, qualche volta non sappiamo che pesci prendere nel rapporto educativo e spesso molti dei canali comunicativi che cerchiamo di attivare si rivelano fallaci… Ma tutto ciò non può indurci a tirare i remi in barca. Nella tempesta dobbiamo continuare a remare, lottando contro la deriva… Ecco il messaggio fondamentale del libro. La nostra speranza resta dunque nell’educazione, che deve resistere strenuamente, nonostante i tentativi di smantellamento definitivo da parte dell’attuale società nichilistica, intenta a spazzare via ogni atto educativo pedagogicamente ispirato al quadro valoriale espresso dallo svelamento della Verità. Così ho cercato di spiegare: “Se è vero che la crisi educativa è ormai sotto gli occhi di tutti, è vero anche che la chiave per risolvere il problema si trova nell’educazione stessa. Per ricostruire ciò che abbiamo distrutto occorre che il mondo adulto ritrovi prima per sé e poi per i giovani il senso della vita e la fiducia nel futuro. Viviamo in una società che non sa e che non vuole più educare, mentre i giovani hanno sempre più bisogno di sviluppare le loro capacità progettuali, di alimentare il loro anelito verso il futuro, di superare le mediocrità e le difficoltà contingenti, in vista di obiettivi di più ampio respiro. L’educazione, dunque, è chiamata proprio a questo compito: insegnare a restare fedeli al mondo in cui viviamo, senza dimenticare quello in cui crediamo, perché i giovani non siano più abbandonati a se stessi nel loro difficile cammino evolutivo (…)”.1

Un grazie a questa mia amica per le sue belle parole, che mi hanno fatto di nuovo riflettere sui temi fondamentali del mio libro.

~

1) Roberto Rossolini, Non luoghi del mondo giovanile. Incursioni all’origine del disagio, Ed. L’Orecchio di Van Gogh, 2009, ISBN 978-88-87487-70-1, pag.93.

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Di Roberto (del 06/04/2010 @ 11:16:20, in Libri, linkato 153 volte)

Anobii, noto Socialnetwork librario, ospita questo bel commento di "Carlotta57":

~

 

 

"Interessante e utile analisi del mondo giovanile: il disagio, la fragilità, il vuoto esistenziale, le cause delle problematiche... Si parla anche della famiglia di oggi, della scuola e del suo difficile ruolo, di emergenza educativa. Importanza dell'educazione come speranza per il futuro, la scuola come investimento e risorsa per il futuro. L'augurio è che 'il mondo adulto ritrovi prima per sé e poi per i giovani il senso della vita e la fiducia nel futuro'".

~

Link attivo:

http://www.anobii.com/carlotta57/books

 

Commenti sul testo e recensioni di Lib(e)roLibro.it:

"THANKS, NO PROJECTS!"

~

Qualche lettore, nell’apprezzare il libro, ne sottolinea il carattere, diciamo così, “non progettuale”. Ultimamente me ne ha parlato una persona abituata a navigare nel mare magnum dei progetti destinati all’infanzia e all’adolescenza… Va ribadito che il libro appartiene al genere della saggistica, dunque è una libera raccolta di riflessioni realistiche su un determinato argomento. Detto questo, l’obiettivo della raccolta di saggi non è quello di proporre ambiziosi progetti, ma di concentrare l’attenzione su un’analisi puntuale della realtà. Questo aspetto non va trascurato, tanto che il messaggio del libro vuole essere chiaro: in pedagogia e in educazione non esistono bacchette magiche, né soluzioni facili e a portata di mano. Anzi, è sempre bene diffidare di chi decanta prospettive del genere! Dunque, senza neanche pensare di aggiungere altri progetti a quelli esistenti… il libro intende affrontare una seria analisi della realtà giovanile, invocando una presa di coscienza delle problematiche attuali da parte del mondo adulto. Solo dopo aver fatto questo si può allargare lo sguardo allo spazio della speranza, che non vuol dire millantare ricette e soluzioni precostituite. Il messaggio del libro consiste nell’invito a riscoprire il valore dell’educazione stessa come unica via di salvezza. Non si tratta di fare progetti, ma di impegnarsi di nuovo nella difficile sfida educativa sul campo…

La missione di “Non luoghi (…)”, insomma, non è fornire rimedi e soluzioni, ma invitare il mondo adulto alla riscoperta delle sue responsabilità educative, drammaticamente perdute.

 

L’autore

 

Lib(e)roLibro, pregevole sito di critica libraria, parla di "Non luoghi (...)":

~

Link attivi:

http://www.liberolibro.it/presentazione-libro-non-luoghi-del-mondo-giovanile-incursioni-allorigine-del-disagio-di-roberto-rossolini/

~

http://www.liberolibro.it/

~

http://it.blogbabel.com/libri/9788887487701/non-luoghi-del-mondo-giovanile-incursioni-all-origine-del-disagio/

~

http://it.blogbabel.com/libri/

~

http://www.mybloglog.com/buzz/topics/libri

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Di Roberto (del 11/12/2009 @ 09:30:15, in Libri, linkato 243 volte)

Roberto Rossolini, "Non luoghi del mondo giovanile. Incursioni all'origine del disagio", L'Orecchio di Van Gogh edizioni, 2009, ISBN 978-88-87487-70-1

Il libro può essere ordinato in tutte le librerie e on-line attraverso i siti librari

Quale responsabilità riveste la società contemporanea e qual è il ruolo esercitato dai mass media rispetto alla criticità del sistema educativo? Il disinteresse da parte degli adulti getta i giovani in uno spaesamento collettivo da cui deriva un vuoto esistenziale che finisce per legittimare ogni sorta di comportamento deviante. L’autore trasferisce nel libro la sua ultraventennale esperienza di pedagogista affrontando l’ampio spettro delle problematiche legate al disagio, mantenendo fermo l’obiettivo sulla proposta di un autentico recupero delle responsabilità del mondo adulto, sulla speranza nel futuro e sui principi fondamentali cui ispirare l’azione educativa.

~

Giovedì 10 dicembre 2009, nella sala della Biblioteca civica “Massimo Ferretti” di Chiaravalle, L’Orecchio di Van Gogh ha presentato l’ultimo libro di Roberto Rossolini, “Non luoghi del mondo giovanile. Incursioni all’origine del disagio”, facente parte della sua collana “Nuove Stazioni”. All’incontro è intervenuto il Dott. Giovanni Sgardi, caposervizio del quotidiano “Il Messaggero”. Erano presenti l’Assessore alla cultura del Comune, Lorenzo Fabbri, l’editore, L’Orecchio di Van Gogh, nella persona di Marco Refe e, naturalmente, l’autore. Alla cordiale introduzione dell’Assessore ha fatto seguito la presentazione del giornalista, che è stata molto incisiva e concreta, nello stile di chi lavora nell’informazione, ed ha offerto all’autore molti spunti per sviluppare le varie tematiche affrontate dal libro, a partire dai fatti che il quotidiano riporta ogni giorno sulle sue pagine. Si è parlato della famiglia, della scuola, dell’intercultura e di come affrontare il disagio giovanile in tutte le sue forme, attuando interventi volti alla costruzione di una genitorialità più responsabile e consapevole. Hanno chiuso l’incontro le domande dei presenti, con interessanti considerazioni sul delicato ruolo dei nonni nella società contemporanea. Al termine della presentazione l’autore ha voluto lasciare aperto lo spazio della speranza, spiegando che non esiste una ricetta magica per risolvere i problemi, ma la realistica consapevolezza che la via da seguire, lunga e difficile, si trova nell’educazione stessa, purtroppo relegata dal mondo adulto all’ultimo posto delle priorità…

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Di Roberto (del 14/11/2009 @ 11:49:21, in Cultura, linkato 169 volte)

~

Il nostro è uno strano Paese, dove le risorse e le contraddizioni si scontrano continuamente in una specie di balletto senza fine. Oltre ad essere rimasti orfani dei Santi, dei poeti e dei navigatori, ora rischiamo anche di ricadere nell’analfabetismo giuridico ed economico. Infatti, con la riforma Gelmini, che entrerà in vigore dall'anno scolastico 2010/11, in antitesi con le indicazioni europee, il diritto e l’economia subiranno un pesante ridimensionamento negli Istituti tecnici e professionali, scomparendo quasi del tutto dai Licei, dove la fantomatica opzione economico-sociale, consentita solo al liceo delle scienze umane, non sarà in grado di parare il colpo inferto all’insegnamento del Diritto. In questo modo i giovani usciranno dalla scuola senza sapere cosa siano le fonti del Diritto, gli Organi costituzionali, un contratto, un piano regolatore e così via…
Gli studenti saranno privati di quelle cognizioni giuridiche di base e degli strumenti necessari alla maturazione di una coscienza civile e di una consapevolezza dei propri diritti e doveri.

In questo contesto, ecco spuntare una nuova materia, chiamata «Cittadinanza e Costituzione», sulla scia della vecchia e bistrattata educazione civica, che verrà affidata, senza dignità di disciplina autonoma, ai docenti di storia, privi della necessaria competenza in ambito giuridico. La cittadinanza, infatti, è sostanzialmente un concetto giuridico, prima che storico.  E’ come se noi di Diritto ci mettessimo disinvoltamente ad insegnare “il ratto delle Sabine”… La contraddizione risulta evidente: la nostra scuola verrà espropriata del suo bagaglio culturale giuridico ed economico, proprio oggi, in un contesto dove i complessi meccanismi sociali ed il fenomeno della globalizzazione imporrebbero maggiori conoscenze di questo tipo.

L’analfabetismo giuridico ed economico rischia di pregiudicare le capacità dei giovani di inserirsi proficuamente nel tessuto sociale, svolgendo con consapevolezza e senso critico il loro ruolo di cittadini.

 

Prof.ssa Marina Pozzi

Coordinamento Nazionale docenti Diritto ed Economia

link attivo:

http://www.docentidiritto.it

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Di Roberto (del 01/10/2009 @ 11:02:40, in Libri, linkato 265 volte)

Vitina Maioriello, “Tramonto, buio, luce”, Edizioni Progetto Cultura 2003, Roma 2005

 

Ho avuto la fortuna di conoscere, se pure virtualmente, l’autrice di questo libro proprio attraverso il mio sito web. Mi ha scritto, Vitina, e da lì è nata la nostra amicizia a distanza. “Tramonto, buio, luceè il racconto autobiografico di questa ragazza, investita da un pirata della strada al ritorno da scuola e rimasta paraplegica fin dalla tenera età di sei anni. Il titolo del libro rispecchia i tre momenti che lei ha attraversato nella sua vita.

“Il buio” è drammatico e mi ha colpito profondamente. La storia di una bambina spensierata e birichina che, d’un tratto, si ritrova, il 24 ottobre 1985, dopo pochi giorni di scuola, irrimediabilmente immobilizzata su una sedia a rotelle ha fatto sì che trattenessi a stento la commozione. Vitina, che oggi ha trent’anni, riesce a comunicare gli stati d’animo di quei momenti sconvolgenti con straordinaria semplicità ed efficacia. Ho visto, così, nella mia mente, una piccina che si risveglia in un letto d’ospedale e che si prepara ad affrontare il calvario che l’attende. Ho compreso le sue paure, i suoi turbamenti, il suo senso di solitudine e di abbandono, mentre le cure mediche la sottraevano inevitabilmente all’affetto dei suoi genitori. Una frase (pag. 34), legata alla coscienza, nel piccolo cuore di una bimba di sei anni, della irreversibile infermità derivante dal drammatico incidente, mi ha raggelato: “Di questa cosa non so perché me ne sono subito resa conto, senza che nessuno mi avesse detto niente, quasi consapevole di quello che mi stava succedendo”. Il libro ci dona la trepidante esperienza di una bambina coraggiosa che ha saputo diventare una ragazza forte, proprio attraverso il calvario che ha segnato la sua esistenza. Nel libro ho colto tre aspetti fondamentali, così come Vitina ha suddiviso in tre momenti l’incedere della sua vita: lo stato d’animo di una bambina schiacciata dal peso enorme di ciò che le era accaduto, l’amicizia tradita e la fede che traspare nei momenti più bui del racconto. A mio avviso Vitina ha saputo trarre dalla sua sconvolgente esperienza la forza necessaria per andare avanti, ha capito il significato dell’amicizia autentica ed ha imparato a conoscere meglio le persone, ha saputo trovare nello spazio dell’invocazione il senso profondo della vita: “Dovevo vivere ogni cosa di cui ero capace nei giorni che il Signore aveva deciso di darmi, dopotutto, a causa dell’incidente, sono andata vicino alla morte e se il nostro Padre non mi ha preso con sé, vuol dire che dovevo restare su questa terra, seppure su una sedia a rotelle, per continuare a vivere ed essere una persona viva” (pag. 56).

Ecco lo straordinario messaggio del libro, perché, nei momenti in cui tendiamo ad abbatterci di fronte alle vicissitudini della vita, possiamo trovare in noi  un pizzico di quella forza con la quale Vitina ha riconquistato la luce.

Roberto Rossolini

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Di Roberto (del 18/09/2009 @ 09:22:04, in Pillole, linkato 407 volte)

Ciò che conta davvero non si scopre immediatamente con i sensi, ma si guadagna con la fatica del pensiero…

~

Ormai da qualche tempo non provvedevo ad incrementare la categoria “Pillole”, quando una citazione mi ha dato lo spunto. E’ iniziato un nuovo anno scolastico, con i suoi tempi, con le sue preoccupazioni e con i suoi impegni. Noi che operiamo nella scuola e nell’educazione condividiamo questo momento sotto due punti di vista, quello lavorativo e quello familiare: in pratica viviamo contemporaneamente la scuola nostra e quella dei nostri figli. Ed è proprio così che ho avuto modo di approfondire, se pure fugacemente, un concetto apparentemente piccolo, ma in realtà straordinariamente grande. L’Istituto di mio figlio, in occasione dell’incontro di accoglienza, ha proposto il tema della scoperta come curiosità, come desiderio che viene dal cuore, volto a comprendere ciò che ci circonda. A tale proposito gli insegnanti hanno fatto un bellissimo riferimento a “Il piccolo principe”, di A. De Saint – Exupéry. Una citazione, che non ricordavo, mi ha colpito particolarmente: L’essenziale è invisibile agli occhi. Questo concetto porta con sé una verità importante e schiude uno sconfinato orizzonte di significati. Ciò che conta davvero non si percepisce con i sensi, ma si scopre con il cuore. Approvo pienamente la felice scelta dei docenti di ispirare a questo principio pedagogico l’accoglienza dei nostri figli. Non a caso la citazione dal libro di De Saint-Exupéry mi rimanda a quanto scrissi in “Nichilismo. Eterna lotta fra ragione e arbitrio, L’Orecchio di Van Gogh, 2006, pag. 138:

“La nostra storia non è priva di senso, ma l’impostazione dominante non può coglierne la direzione. Il senso non è un dato e non rientra fra gli episodi che compongono la nostra esperienza sensibile; è, viceversa, un frutto della ragione, la sua idea.

Ecco, sulla base di queste considerazioni, ho pensato fosse l’ora di proporre un’altra buona “pillola di riflessione”, che spero possa essere utile alla riscoperta del pensiero e della sua dimensione interiore, troppo spesso annientati dall’immediatezza dell’esperienza sensibile…

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Di Roberto (del 29/07/2009 @ 15:54:30, in Filosofia, linkato 250 volte)

La ragione e la dimensione etica nelle relazioni sociali sono disconnesse dal mondo contemporaneo?

"Falso è il vanto di chi pretende di possedere, all'infuori della ragione, un altro spirito che gli dia la certezza della verità."

(Baruch Spinoza)

~

Da qualche tempo mi sto chiedendo, il post “Un’altra vita” ne è la prova, se non stia davvero diventando un soggetto “a-sociale”, cioè uno che ha problemi a rapportarsi con gli altri, perché non vuole uniformarsi ai meccanismi relazionali ormai acquisiti dalla società contemporanea. Per quanto io possa fare autocritica, non riesco a prescindere dalla realtà di tutti i giorni. Siamo circondati da modi di fare censurabili, almeno per me. La dimensione etica nelle relazioni sociali sembra definitivamente annichilita ed i criteri che animano la comunicazione fra individui appaiono gli stessi della società dei consumi, ovvero l'utilità, il tornaconto e il tempo = denaro, tanto che l'interlocutore viene spesso ridotto a mero strumento necessario per il raggiungimento di derteminati fini.  Vogliamo parlare dell’ipocrisia di certi discorsi sulla politica? Si criticano determinati comportamenti, per poi sotto sotto approvarli, con una sorta di ammirazione per chi li pone in essere e per quel mondo del bengodi e del malcostume di cui sono piene le cronache. Si critica chi non paga le tasse e poi, appena possibile, si predilige un operaio che lavora in nero o si cerca di non pagare il canone Tv. Potrei continuare a lungo su questa strada, ma direi che possa bastare con i riferimenti all’esperienza sensibile.

Mi accorgo di essere sempre meno in sintonia con il mondo circostante e di avere sempre più difficoltà a condividere le posizioni di chi mi sta intorno. E’ su questa mia eterogeneità rispetto al reale che mi soffermo a riflettere. Risulta evidente che non vi è affatto uniformità fra razionale e reale e che viviamo in un tempo tutt’altro che conciliato. C’è dunque molta irrazionalità nel mondo e, allo stesso tempo, altrettanta accettazione da parte dell’umanità stessa. In altre parole sussiste una grande omogeneità fra le coscienze che vivono nel mondo ed il suo incedere irrazionale. Tutto questo è preoccupante. Purtroppo ciò che è reale è irrazionale e non esiste più unità fra pensiero e realtà. La conservazione di un mondo conforme a ragione di salvucciana memoria rappresenta ormai un’utopia. L’uomo è diventato irrazionale e l’arbitrio sembra aver definitivamente sconfitto la ragione. Una spiegazione a questo fenomeno mi viene da ciò che ho scritto nel libro sul nichilismo, edito da L’Orecchio di Van Gogh: “Le vicissitudini della vita esprimono, dunque, questa dinamica pendolare di lotta dialettica fra tendenza negativa e controllo della ragione, come facoltà umana distintiva rispetto al resto dei finiti, senza la quale non ci sarebbe differenza fondamentale. Oggi questo compito regolativo della ragione si è fortemente indebolito e l’umanità cammina spaesata, perché la natura tende a prevalere sulla facoltà preposta al controllo. La ragione perde quindi consistenza ed il nichilismo guadagna posizioni. La tensione ideale verso le soglie del terreno veritativo, unica speranza di salvezza e splendida possibilità concessa all’umanità per uscire dalle spire del nulla, è oggi in difetto, tanto da lasciare spazi sempre nuovi al nichilismo per la contaminazione dell’io.” (Roberto Rossolini, Nichilismo. Eterna lotta fra ragione e arbitrio, Ed. L’Orecchio di Van Gogh, 2006, Conclusione, pag. 139). Se ne deduce che l’eterogeneità fra ragione e irrazionalità dilagante ha ormai raggiunto livelli intollerabili, almeno per me e, voglio sperare, non soltanto per me, perché confido sempre nei “manipoli dell’arbitrium liberum”, che è pure un’espressione diffusamente usata nel libro, come speranza per la difficile ricostruzione di un mondo migliore per gli anni a venire…

~

Roberto Rossolini

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Di Roberto (del 27/06/2009 @ 13:24:05, in Cultura, linkato 293 volte)

"Non servono più eccitanti o ideologie
ci vuole un'altra vita".

(Franco Battiato)

~

Guardo l’argento che colora i miei capelli e penso che forse il tempo che passa mi rende più intollerante all’ipocrisia, all’ingiustizia, alla falsità, all’opportunismo, al pressappochismo praticato nelle cose importanti. Non so se sia la saggezza dell’età matura, ma oggi critico apertamente ciò che in passato mi limitavo a biasimare dentro di me. Sono insofferente di fronte alle cose fatte male, agli abusi ammantati di legalità, ai sotterfugi e alle cialtronerie varie. Nelle persone che conosco scorgo sempre più chiaramente aspetti che non condivido, quali la furberia e la scarsa attenzione verso la correttezza dei gesti, delle parole e degli atteggiamenti. Nel mondo del lavoro non sopporto più la tendenza, melliflua e apparentemente innocente, di farsi in modo sommesso i fatti e gli interessi propri. Se penso alle parole della mia povera mamma, la quale mi diceva sempre che lo Stato, anche se con ritardo, agisce sempre secondo la legge… Beh, dico che forse i tempi sono cambiati insieme al colore dei miei capelli… Vedo tanta superficialità imperversare intorno a me, con persone che invocano le regole a loro piacimento, salvo dimenticarsene quando fa comodo, che si riempiono la bocca di norme disattese e di articoli interpretati a seconda delle esigenze, tanto da lasciare spazio a situazioni atipiche e a nicchie di privilegio, privando il contesto della necessaria armonia, nella mancanza di certezza e di equità. Insomma, avverto un sempre maggiore fastidio nel dover convivere con questi comportamenti, che, cosa ancor più grave, sono il frutto di una vera e propria forma mentis, più che di un modo di fare legato alle circostanze. Non c’è nessun meccanismo di autotutela che possa intervenire a salvaguardia del sistema e tutto è affidato all’eventuale iniziativa personale del singolo, che può tacere oppure perdere la tranquillità dei suoi sonni lottando contro questo stato di cose. Purtroppo mi accorgo a mie spese che questa, per così dire, “idiosincrasia acuta” della maturità mi sta procurando notevoli arrabbiature che minano la mia serenità psico-fisica. Forse è bene che io tragga consiglio dal Sommo Poeta: “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”, nel detto comune: “Non ti curar di lor ma guarda e passa”. Tuttavia non è facile farlo.

Forse ci vorrebbe proprio, come dice Battiato, un’altra vita…

 

Roberto Rossolini

 

Un’altra vita

(Franco Battiato)

~

Certe notti per dormire mi metto a leggere,
e invece avrei bisogno di attimi di silenzio.
Certe volte anche con te, e sai che ti voglio bene,
mi arrabbio inutilmente senza una vera ragione.
Sulle strade al mattino il troppo traffico mi sfianca;
mi innervosiscono i semafori e gli stop, e la sera ritorno con malesseri speciali.
Non servono tranquillanti o terapie
ci vuole un'altra vita.
Su divani, abbandonati a telecomandi in mano
storie di sottofondo Dallas e i Ricchi Piangono.
Sulle strade la terza linea del metrò che avanza,
e macchine parcheggiate in tripla fila,
e la sera ritorno con la noia e la stanchezza.
Non servono più eccitanti o ideologie
ci vuole un'altra vita.

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