
(Questo simbolo caratterizza la categoria quesiti)
Cosa possiamo fare noi genitori per opporci alla deriva educativa della famiglia?
Ho avuto occasione d'incontrarla, nel 2004, ad un convegno da lei curato, per l'Ambito Territoriale Sociale, dal titolo: "I nostri ragazzi... riflessioni ed appunti per costruire insieme", seconda edizione.
Come insegnante e come mamma sono molto preoccupata per la deriva morale dei giovani. Giustamente si sta puntando il dito sulla famiglia o, meglio, sul venir meno della sua funzione educativa e leggo con molto interesse ciò che lei scrive su queste colonne. Le chiedo: "Ci sono punti fermi ai quali, noi genitori responsabili e consapevoli del nostro ruolo, dobbiamo fare riferimento nel delicato compito educativo?"
Grazie e cordiali saluti.
Gentile Anna Maria,
ribadisco che il modo di educare i figli, l'esempio e la qualità degli atteggiamenti familiari, influenzano significativamente il comportamento dei giovani.
Proprio ieri, ascoltando la radio, sono rimasto esterrefatto.
Una ragazza, invitata da un programma televisivo a parlare delle proprie esperienze amorose, ha dichiarato di essere stata da sempre abituata (dalla sua famiglia) a considerare normale intrattenere più relazioni sentimentali contemporaneamente... e che, per questo, tende a vivere come limitazioni i rapporti esclusivi con un solo partner... Si rende conto di quali danni possono fare simili figure genitoriali?
Una vera famiglia, invece, presta attenzione alla sfera affettiva dei figli e li aiuta a costruire relazioni sociali positive e degne di essere vissute; ascolta ed incoraggia i giovani a raccontare e a condividere le proprie esperienze con chi li ama, dimostrando, con i fatti, di avere a cuore il loro futuro; fa di tutto per mettersi in sinergia con la scuola, proponendo un messaggio di fiducia e di considerazione nei confronti degli insegnanti, evitando ogni pericolosa delegittimazione dell'Istituzione scolastica; trasmette ai figli i valori regolativi del comportamento, cercando di mostrare chiaramente, anche attraverso l'esempio, la linea di confine tra ciò che è bene e ciò che è male; li stimola ad affidarsi all'aiuto dei genitori nelle situazioni di difficoltà e di smarrimento e favorisce la corretta socializzazione fra coetanei.
Genitori consapevoli e responsabili cercano, con tutte le forze, di restare fedeli a questi punti fermi, nella difficile avventura educativa di ogni giorno.
Grazie a lei, Anna Maria e al prossimo convegno sull'infanzia e l'adolescenza!
www.robertorossolini.it

"(...) Strappano ricordi dai cuori dei passanti,
come manifesti da grigie mura."*
Come più volte affermato, ritengo che la condizione fondamentale per la salvezza del mondo degli adulti sia quella della cura delle giovani generazioni, a patto che ci dimostriamo davvero capaci di guidare l’animo dei fanciulli verso un’esistenza equilibrata ed umanamente vissuta.
Ho ritrovato, fra i miei libri, “Voci nostre”, un’antologia di poeti e di artisti marchigiani, vol. XXVI, 1997. Sfogliandola ho letto una bella poesia di Mariella Scarponi*, di Ancona, che evidenzia lo stridente contrasto fra il grigiore del mondo degli adulti e la bellezza della dimensione infantile. Infanzia Sui marciapiedi, agli angoli delle vie, occhi di cielo giocano a nascondino; specchi trasparenti che riflettono gli umori di una strada in movimento. Voci gioiose si mescolano ai rumori dei motori, ai silenzi dell’anima, al cupo richiamo della sirena portuale nella nebbia. Sui marciapiedi, come se fossero giardini, occhi di cielo giocano a nascondino; si rincorrono, gridano. Strappano ricordi dai cuori dei passanti, come manifesti da grigie mura.

Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano)*.
Un altro ricordo dell’infanzia è quel libricino di Antoine De Saint-Exupéry* intitolato “Il piccolo principe”.
Questo, e pochi altri classici, accuratamente scelti da mia madre, hanno rappresentato lo stimolante orizzonte dei miei sogni e della mia fantasia.
Ho ritrovato questo racconto fra i libretti di mio figlio e, sfogliandolo, ho notato la dedica dell’autore, che mi è sembrata un bellissimo spunto di riflessione:
"A Leone Werth.
Domando perdono ai bambini di aver dedicato questo libro a una persona grande. Ho una scusa seria: questa persona grande è il miglior amico che abbia al mondo. Ho una seconda scusa: questa persona grande può capire tutto, anche i libri per bambini; e ne ho una terza: questa persona grande abita in Francia, ha fame, ha freddo e ha molto bisogno di essere consolata. E se tutte queste scuse non bastano, dedicherò questo libro al bambino che questa grande persona è stato.
Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano).
Perciò correggo la mia dedica:
a Leone Werth
quando era un bambino".

Educare, migliorando noi stessi...
Fedro, acuto autore latino (20 AC – 50 DC), ha scritto bellissime favole, dal profondo significato.
In particolare ne ricordo due, che mia madre mi raccontava quand’ero bambino, cercando di farmi riflettere sulla morale che esse esprimono.
Un educatore, un genitore, con ogni gesto, con ogni parola, dovrebbe essere portatore di valori. Dovrebbe sempre chiedersi se ciò che ha mostrato, se ciò che ha insegnato, è stato utile alla crescita del bambino. Chi educa non può permettersi di promuovere disvalori, né di esercitare esempi negativi.
I bambini, dunque, ci offrono la possibilità di migliorarci, proprio mentre li aiutiamo a crescere.
La rana e il bue Una volta una rana vide un bue in un prato. Presa dall'invidia per quell'imponenza prese a gonfiare la sua pelle rugosa. Chiese poi ai suoi piccoli se era diventata più grande del bue. Essi risposero di no. Subito riprese a gonfiarsi con maggiore sforzo e di nuovo chiese chi fosse più grande. finiscono male.
Il lupo e l'agnello
Un lupo e un agnello, erano giunti al medesimo ruscello spinti dalla sete; il lupo era superiore (in un luogo più alto) l'agnello di gran lunga più in basso. Allora il brigante sollecitato dalla sua insaziabile fame suscitò un pretesto per litigare. «Perché», disse, « mi hai reso torbida l'acqua che bevevo?». L'agnello, timoroso, di rimando : «In che modo posso di grazia fare ciò che lamenti, lupo? L'acqua scorre da te alle mie labbra». Quello spinto dalla forza della verità: «Hai sparlato di me, sei mesi fa». L'agnello rispose: «In verità non ero nato». «Tuo padre in verità, quello aveva sparlato di me». E così afferra l'agnello e lo sbrana per un'ingiusta morte. Questa favola è stata scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con finti pretesti.
Quelli risposero: - Il bue.
Sdegnata, volendo gonfiarsi sempre più, scoppiò e morì.
Quando gli uomini piccoli vogliono imitare i grandi,

“Il bambino è padre dell’umanità e della civilizzazione (…)”, disse Maria Montessori.
A volte ci si dovrebbe chiedere: “Ma quel retaggio dell’animo fanciullesco, capace di nobilitare il mondo, è smarrito per sempre?” Mi piace aggiungere a questo spunto di riflessione il profondo significato di una bellissima canzone della mia infanzia, il cui testo mantiene, ancora oggi, su di me, la sua carica emozionale.
Immagino “un grande”, come dice mio figlio, immerso nella solitudine e nell’individualismo della vita adulta, che cerca nella purezza dei ricordi della sua infanzia il coraggio per affrontare la vita.
“Lettera a Pinocchio” Ho tanto desiderio questa sera
Autore: Panzeri -1960- Ediz. Suvini Zerboni-Milano www.iremat.it/lettera_a_pinocchio_testi_canzoni.htm
di scrivere una lettera a qualcuno
e tra gli amici della primavera
al mio più caro amico scriverò....
Carissimo Pinocchio,
amico dei giorni più lieti,
di tutti i miei segreti
che confidavo a te.
Carissimo Pinocchio,
ricordi quand'ero bambino?
Nel bianco mio lettino,
ti sfogliai, ti parlai, ti sognai.
Dove sei? Ti vorrei veder,
del tuo mondo vorrei saper:
forse Babbo Geppetto è con te...
Dov'è il Gatto che t'ingannò,
il buon Grillo che ti parlò,
e la Fata Turchina dov'è?
Carissimo Pinocchio,
amico dei sogni più lieti,
con tutti i miei segreti
resti ancor nel mio cuor come allor.
Resti ancor nel mio cuor come allor.
Dove sei? Ti vorrei veder,
del tuo mondo vorrei saper:
forse Babbo Geppetto è con te...
dov'è il Gatto che t'ingannò,
il buon Grillo che ti parlò,
e la Fata Turchina dov'è??
Carissimo Pinocchio,
amico dei giorni più lieti,
con tutti i miei segreti,
resti ancor nel mio cuor come allor.
Vi è mai capitato di ricercare, per vari motivi, persone che un tempo vi erano amiche, per poi ritrovarle separate o divorziate? A me sì, ripetutamente.
Del resto, il recente rapporto Eures rivela un ritratto della nuova famiglia italiana davvero sconfortante. Calo dei matrimoni, un divorzio ogni quattro minuti, il rito religioso in declino, le crisi già dopo tre anni e così via. Purtroppo, oltre la metà delle separazioni avviene con la presenza di un figlio minore.
In questo contesto, caratterizzato dalla disgregazione della famiglia, si aggiungono proposte di nuovi surrogati, capaci soltanto di indebolirla ulteriormente.
Oggi ci si sposa con inammissibile leggerezza, tanto per fare un’esperienza. Non si è convinti del valore del matrimonio e delle responsabilità che esso comporta. Non si è disposti a rinunciare a nessun aspetto della propria dimensione individuale per un fine superiore. Ci si sposa, dunque, purché tutto continui come prima. Appena ci si accorge che così non è e che il matrimonio cambia la vita, arriva la crisi e, se nessuno dei due è disposto a recedere, si sceglie la via della separazione e del divorzio, come a dire: “Ci abbiamo provato, è andata male, pazienza”.
Nel frattempo, però, mentre si era impegnati a fare esperienza matrimoniale, arriva la prole (specie nei casi di giovane età della coppia).
Un quadro apocalittico, che getta un’ipoteca molto pesante sulla testa dei poveri figli.
A loro chi pensa?
L’evento della separazione ha un effetto dirompente sull’equilibrio personale e relazionale della prole.
L’esposizione è consistente. Si va dalla pre-separazione, alla lotta giuridica e alla post-separazione.
I figli iniziano a percepire gli incipienti segni della crisi già molto tempo prima che essa giunga al suo epilogo. Le antenne sensibili dei bambini, tanto per rievocare il titolo di un mio progetto (ex D.G.R. 172/05 – Regione Marche), sono capaci di captare la rottura affettiva sin dal suo insorgere. L’implosione della famiglia, a seconda dell’età dei figli, provoca una serie di squilibri nello sviluppo (persistenza o ripresa dell’enuresi, tic, balbuzie, varie forme di ansia e di manifestazioni psicosomatiche). A tutto questo vanno aggiunti gli effetti sulle dinamiche relazionali. La crisi della coppia è spesso accompagnata da frequenti e violenti litigi, con un evidente distacco della figura paterna. Nei figli si fa strada, così, la paura di perdere uno dei riferimenti affettivi. I bambini finiscono in una sorta di vortice che li spinge a schierarsi alternativamente con l’uno o con l’altro genitore, nell’ansia di perderli entrambi.
Questo stato d’emergenza li condanna ad un continuo stato d’insicurezza, con effetti devastanti sullo sviluppo armonico della personalità.
Insomma, affrontare con colpevole superficialità l’impegno matrimoniale vuol dire, prima di tutto, non pensare, sconsideratamente, alle conseguenze che un simile atteggiamento avrà sull’innocente esistenza dei figli.
Roberto Rossolini

La coppia è in crisi. Ma chi pensa al futuro dei figli?

(Questo simbolo caratterizza la categoria quesiti)
Come può la scuola recuperare il suo ruolo educativo nel contesto attuale?
Sono una docente. Spesso leggo sui giornali lo sfogo di colleghi che evidenziano il degrado della scuola e il crescente livello d’insoddisfazione complessivo degli insegnanti. Mi riconosco, inevitabilmente, in quelle lamentele, ma resto convinta del valore insostituibile dell’educazione, senza la quale non si acquisiscono gli strumenti per vivere un’esistenza autonoma ed equilibrata. Chiedo quali siano, secondo lei, le possibilità di cui dispone la scuola per recuperare le sue funzioni ed il suo ruolo in un contesto come quello attuale. Ringrazio e saluto cordialmente.
Antonella Gentile “navigatrice”, la risposta alla sua domanda è articolata. Andiamo per ordine. La scuola è e deve essere, a mio parere, civiltà educativa. Il contratto del comparto è scaduto nel 2005 e, in questa vacatio, sto leggendo circolari in cui le organizzazioni di categoria sollecitano incontri con il Governo, minacciando agitazioni. Ormai da tempo sottolineo, in più occasioni, che la chiave di ogni aspettativa sindacale docente non può essere quella degli adeguamenti stipendiali fini a se stessi, perché questa argomentazione è molto debole, se non si lega, indissolubilmente, al concetto di estrema delicatezza della funzione che il corpo insegnante della scuola pubblica esplica in nome e per conto dello Stato. Spesso la gran parte delle istanze sindacali risulta di corto respiro, ferma com’è ai meri temi economici e stipendiali. Alla base di tutto ci deve essere un’orgogliosa rivendicazione della straordinaria importanza del ruolo docente, al pari di altre professioni che godono di prestigio sociale e di considerazione economica da parte dello stesso datore di lavoro, lo Stato, che paga molto i dipendenti cui riconosce una funzione essenziale per la collettività (sanità e giustizia, prime tra tutte). Gli adeguamenti economici dovrebbero venire di conseguenza e non essere il punto di partenza delle trattative sindacali. Non si può parlare di allineamento delle retribuzioni a quelle della cosiddetta “zona Euro”, senza una condivisione della filosofia che ispira gli inquadramenti economici degli altri Paesi europei. Se non si riprende l’antico concetto che l’educazione è fondamentale per il nostro futuro e che agli insegnanti è affidato un compito immane, da espletare fra mille difficoltà e carenze, il declino e la deriva della società non si fermeranno. Al corpo docente non può essere negata una specifica peculiarità rispetto agli altri dipendenti del pubblico impiego (infatti il cedolino stipendiale riporta da tempo la significativa indicazione livello 0), nella consapevolezza che alla funzione è legata la caratteristica di lavoro intellettualmente usurante (l’attuale Ministro sembra orientato in questa direzione, stando ad una recente intervista radiofonica). Insomma, la scuola è una risorsa e un investimento per il futuro. Essa non può essere concepita come un’azienda o come una mera fonte di spesa! Alla scuola lo Stato affida il ruolo di formare persone, con l’intento di aiutarle nel percorso di maturazione verso l’indipendenza di giudizio e la libertà intellettuale. Questo compito è meno importante di quello giudiziario o sanitario? Dunque, la difesa della civiltà educativa della scuola diventa una priorità dello Stato, che ha come obiettivo il bene comune. Come si può non capire l’importanza che la scuola riveste nella formazione delle nuove generazioni. Ai docenti, infatti, è affidato l’arduo compito di educare quest’ultime alla partecipazione, all’autonomia e al pensiero critico. La scuola è in se stessa il luogo di chi educa e di chi si educa, in un contesto ricco di stimoli, che accoglie un cammino evolutivo fatto di interazioni produttive e di condivisioni progettuali. Ciascuno di noi mantiene la memoria delle figure che ci hanno aiutato a diventare “grandi” e a costruire il nostro divenire. Allo stesso modo, chi lavora nel mondo della scuola e dell’educazione conserva gelosamente il ricordo delle persone che ha aiutato a crescere. Difendere la scuola come civiltà educativa significa salvaguardare ciò che siamo e ciò che diventeremo, in virtù del contributo che le generazioni future saranno in grado di offrire al progresso dell’umanità. Grazie, Antonella, e continui a seguirci.

(Questo simbolo caratterizza la categoria quesiti)
Cosa pensa dell’abuso dei videogiochi da parte di bambini e ragazzi?
Mi chiamo Paola e sono un’insegnante. Volevo il suo parere sui rischi legati all’abuso delle playstations e dei videogiochi da parte di bambini e adolescenti. Grazie.
Questo è un argomento, gentile interlocutrice, che mi trova particolarmente sensibile. Il tema ha moltissime implicazioni. Cercherò di risponderle in maniera schematica. Penso che avrà notato, quale visitatrice del sito, che il mio giudizio in proposito è negativo. Oltre ad alimentare il culto dell’effimero e quindi del tempo libero privo di senso e di significati, molti di questi prodotti propongono una violenza gratuita, in cui il confine tra bene e male è spesso labile, se non del tutto assente. Non basta. Gli effetti deleteri sul soggetto in età evolutiva non sono da sottovalutare. Queste pratiche caricano il giocatore di tensione mentale e fisica ed hanno influenza sull’aumento dell’aggressività e sulla tendenza all’individualismo. Penso che l’uso di questi software violenti produca anche effetti sulla socializzazione, alimentando la conflittualità fra pari e con il mondo degli adulti. Ritengo, inoltre, che l’uso smodato o l’abuso di videogiochi porti ad una diminuzione della capacità di reagire positivamente alle emozioni negative e alle frustrazioni della vita. Questo mondo artefatto ed artificiale induce ad un distacco dalla realtà, rappresentando una specie di fuga dalle esperienze della vita. Chiude il quadro l’influenza negativa sulla concentrazione scolastica. Cosa fare, dunque? Ritengo che la parola chiave sia: riduzione. Se lei ha avuto la bontà di leggere gli altri approfondimenti di questo sito avrà visto che non ci possono essere deroghe ai doveri degli adulti. La speranza per il futuro si costruisce solo se questi ritroveranno il coraggio di riappropriarsi del loro ruolo di guida nei confronti dei giovani. Grazie a lei per l’intervento.
www.robertorossolini.it

(Questo simbolo caratterizza la categoria quesiti)
Il pedagogista può avere un ruolo nel campo degli affidi e delle adozioni?
Salve, sono Valentina, una studentessa di Milano. Sto scrivendo una tesi sull'affido e sull'adozione. Volevo sapere se secondo lei il pedagogista può avere un ruolo in questo campo. Grazie!
Distinti saluti
Anzitutto la ringrazio, Valentina, per l’attenzione che rivolge a questo sito. Rispondo volentieri alla sua cortese domanda. Le dico subito cosa si fa, all’Ambito Territoriale Sociale, ove collaboro per l’Area Minori, nel campo degli affidi e delle adozioni (L’Ambito è una cordata composta da un numero variabile di Comuni, che programmano ed operano in forma associata nel campo del sociale). A seguito di una Delibera regionale e di appositi protocolli d’intesa con l’Azienda sanitaria unica regionale (Zona di competenza territoriale) sono state istituite due Equipe integrate, una per gli affidi e l’altra per le adozioni. Esse sono composte da Assistenti Sociali (Ambito) e da psicologici (Asur). La prima promuove la cultura dell’affido e avvia un percorso di conoscenza nei confronti delle famiglie interessate, il cui nominativo viene fornito dai Servizi Sociali dei Comuni e dalla Zona dell’Asur. Stila un elenco dei nuclei disponibili, opera gli abbinamenti fra bambini e famiglie, si occupa anche dell’appoggio familiare. La seconda cura il percorso di idoneità all’adozione, dietro richiesta del Tribunale dei Minori e lo informa, per i provvedimenti di competenza, una volta completato l’iter necessario. Effettua un monitoraggio periodico dei casi e segue la famiglia per un anno dopo l’adozione. Ciò premesso, entro nel merito del suo quesito. Non mi occupo direttamente di questa materia, perché essa riguarda più da vicino la sfera di competenza dell’Assistente sociale da un lato e dello psicologo dall’altro, per quanto riguarda gli aspetti inerenti la valutazione delle idoneità. Tuttavia, alla sua domanda risponderei di sì, in linea teorica, anche se, nella pratica, gli interventi sono sostanzialmente sbilanciati sul versante assistenziale. Questo per due motivi principali: le risorse limitate costringono il Comitato dei Sindaci a determinare delle priorità d’intervento; l’azione diretta sull’utenza e la risposta immediata ai bisogni sul territorio garantiscono risultati concreti in termini di visibilità e di riscontro nei confronti dei cittadini. Il livello operativo del pedagogista si rivolge principalmente all’orizzonte della progettualità e del coordinamento. La mia attività, ad esempio, si esplica nel campo delle politiche giovanili, dell’Area Minori e del coordinamento dei servizi sul territorio, soprattutto per quanto attiene alla supervisione della programmazione educativa. Ritengo, quindi, che il pedagogista, pur rimanendo nel suo livello operativo, potrebbe contribuire sul versante della progettazione di interventi a sostegno delle funzioni genitoriali, nell’ampio ventaglio di possibilità offerte dalla vigente normativa di settore, anche nel campo degli affidi e delle adozioni. Se penso a quella che noi chiamiamo “promozione della cultura degli affidi e delle adozioni”, risponderei affermativamente alla sua domanda, riferendomi alla cura e al coordinamento di progetti mirati alla realizzazione sul territorio di servizi domiciliari di sostegno alle funzioni educative familiari e di sostegno alle funzioni genitoriali in generale, in quanto supportare la famiglia significa anche favorire la “cultura” stessa degli affidi e delle adozioni. Come le ho detto, però, ormai da qualche anno gli interventi sono essenzialmente di tipo assistenziale, piuttosto che progettuale, per le ragioni sopra indicate. Purtroppo, nella pratica quotidiana, bisogna fare i conti con le risorse a disposizione e con le esigenze prioritarie del territorio.
“In bocca al lupo” per la sua tesi e, mi raccomando, continui a seguirci.
www.robertorossolini.it
Ormai la caduta di tutti i fondamentali punti di riferimento sembra non lasciare spazio alla speranza in un mondo migliore per i nostri figli. Siamo talmente abituati al venir meno dei valori regolativi del comportamento, quali l’onestà, la giustizia, l’amicizia, la solidarietà, che le aspettative positive nei confronti degli altri sono vicine alla zero. Viviamo costantemente sulla difensiva, consapevoli che l’arbitrium brutum è sempre in agguato, pronto a sopraffare l’arbitrium liberum, ridotto ad espressione di una minoranza d'irriducibili oppositori di quel relativismo morale che, purtroppo, contamina il nostro tempo. Ma la lucida speranza in un’inversione di tendenza dal basso verso l’alto, unica via di salvezza offerta all’umanità, non può abbandonare l’esperienza degli arbitria libera, immersi nella spirale della mondanità. Ci sono fatti che confortano questa speranza. Racconto un episodio, manifestazione fenomenica dell’arbitrium liberum. In un freddo pomeriggio, tornando dal lavoro, sono ripartito da uno Stop senza accorgermi che la vettura che mi precedeva si era di nuovo fermata. Non sono riuscito ad evitare un modesto impatto con l’ostacolo imprevisto. Dentro di me già prevedevo le cose peggiori, pur osservando che non si notavano danni evidenti per l'altro mezzo (alla mia automobile si era semplicemente staccata la targa anteriore). Mi sono scusato, sapendo di essere nel torto, ai sensi del Codice della Strada e mi sono predisposto a subire quello che tutti sappiamo essere il comportamento dominante in questi casi: “Ma, vedo un piccolo segno sul paraurti…; devo farla esaminare da un carrozziere di fiducia; ora che ci penso, mi sembra di sentire fastidi al collo; bisogna subito compilare il modulo di contestazione amichevole d’incidente…” E così via. La persona tamponata, invece, con molta calma, ha preso uno straccio ed ha pulito il suo paraurti, mentre io recuperavo la targa. Al mio ritorno ha detto di aver verificato e, come pensavamo, non c’erano danni alla vettura. Il portellone del bagagliaio si chiudeva bene, segno che l’urto non aveva prodotto deformazioni. Quindi mi ha salutato cordialmente, dicendomi che, in fondo, era andata bene ad entrambi. Dapprima sono rimasto basito. Poi gli ho stretto calorosamente la mano affermando: “Lei è una persona onesta”! Sono ripartito pensando di aver incontrato un arbitrium liberum. Il valore dell’onestà aveva trionfato sull’opportunismo, sui calcoli furbeschi e sul malcostume dilagante. So bene che gli arbitria bruta non esitano a considerare, cinicamente, il mio interlocutore uno stupido e il mio giudizio nei suoi confronti esclusivamente dovuto allo scampato malus assicurativo. Ma io ringrazio quel signore, che ho avuto il piacere di conoscere, sia pure fugacemente e in circostanze non favorevoli, perché, classificandolo nel novero degli arbitria libera, ho alimentato quella speranza salvifica nel cammino verso il meglio indicato da Kant. Agli arbitria bruta non resta che accettare la dura realtà: quella era, semplicemente, una persona onesta!
Roberto Rossolini
Arbitria bruta non prevalebunt!

Nota:
questo scritto è classificato nella sezione culturale, pur facendo riferimento al tema filosofico dell'arbitrium brutum e dell'arbitrium liberum, trattato nel libro "Nichilismo, eterna lotta fra ragione e arbitrio", edito da L'Orecchio di Van Gogh.
Feed RSS 0.91
Feed Atom 0.3
(p)Link
Commenti
Storico
Stampa