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"Nichilismo, eterna lotta fra ragione e arbitrio",
di Roberto Rossolini,
edito da L'Orecchio di Van Gogh
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Il sottotitolo e la teoria...
Le scrivo dopo aver letto il suo libro, che ho trovato interessante e ricco di spunti di riflessione. Condivido l’invito a cambiare approccio nei confronti del fenomeno e accolgo anche la conseguente proposta di salvezza. Le chiedo, però, se la sua teoria dell’eterna lotta fra ragione e arbitrio, che vede sullo sfondo una natura umana negativa, capace di tutto, se sfugge al controllo della razionalità, non ci mostri un mondo senza speranza, in cui l’affrancamento dal nichilismo sia solamente una prospettiva illusoria. La ringrazio per la risposta e le porgo i miei saluti.
Rita, Falconara Marittima
Gentilissima, la ringrazio per la sua domanda, che peraltro segue da vicino quelle rivolte al Prof. Ripanti durante la presentazione del libro. Le rispondo che la mia teoria dell’eterna lotta fra ragione e arbitrio non chiude le prospettive dell’umanità, né la priva della speranza salvifica di affrancamento dal nichilismo. Come sa, avendo letto il libro, la mia fiducia nella ragione kantiana, significa capacità di cogliere il limite umano, di tenere distinto l’ambito fenomenico da quello noumenico, di controllare la volontà di potenza, che è alla base del problema, di salvaguardare un quadro valoriale di riferimento, in grado di respingere gli spietati attacchi che l’io subisce sul piano del comportamento morale. Ecco, quindi, che la possibilità di affrancamento dal nichilismo (e la ringrazio per l’appropriato richiamo al contenuto del libro) non è a mio avviso illusoria, perché la natura umana negativa è destinata ad essere soggiogata da quella straordinaria facoltà che il Logos creatore ci ha donato, chiamata ragione. Tutto ciò a patto, però, che l’uomo contemporaneo ritrovi la capacità di affidarsi nuovamente ad essa, nella consapevolezza che restare arbitrium brutum significa soltanto alimentare il nichilismo per gli anni a venire, rendendo così effettivamente illusoria ogni via d'uscita.
Con l’auspicio di averle risposto in modo soddisfacente, ricambio i più cordiali saluti.
L’autore
Dove acquistare il libro:
ordinabile in tutte le librerie utilizzando il codice www.dvd.it {Una volta aperti i siti attraverso questi links attivi, le pagine dedicate al libro sono accessibili tramite le apposite caselle di ricerca}
ISBN 88-87487-39-1
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(Il Prof. Graziano Ripanti e l'autore) (Il libro)
Sabato 14 aprile 2007, al Centro culturale “Pergoli” di Falconara Marittima, L’Orecchio di Van Gogh ha presentato il libro, di Roberto Rossolini, “Nichilismo, eterna lotta fra ragione e arbitrio”, facente parte della sua collana filosofica “Per versi diversi”.
L’incontro ha visto l’autorevole presenza del Prof. Graziano Ripanti, Ordinario di filosofia teoretica all’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, nonché Direttore di Hermeneutica, prestigiosa rivista di studi filosofici e religiosi, nota a livello nazionale e internazionale, fondata nel 1981 da Italo Mancini.
Erano presenti, inoltre, L’Orecchio di Van Gogh, nella persona di Marco Refe e, naturalmente, l’autore. L’introduzione ha sottolineato come il gradito ospite sia portatore di quello straordinario pensiero filosofico urbinate concepito da Mancini e Salvucci.
Il Prof. Ripanti ha esordito ricordando affettuosamente che l’autore è stato suo allievo ai tempi dell’Università e che, già allora, ci si appassionava al dibattito sul nichilismo. Il libro testimonia come, a distanza di anni, il fenomeno sia ancora uno dei temi più scottanti del nostro tempo. Siamo di fronte, ha aggiunto Ripanti, ad un’esigenza di re-interpretazione del fenomeno e quindi ad uno stimolante atto ermeneutico.
Alle parole ripantiane sul nichilismo ha fatto seguito l’intervento dell’autore, il quale ha spiegato, partendo dalla bella prefazione scritta dallo stesso Prof. Ripanti, la tesi di fondo del libro e la specificità del suo approccio nei confronti del problema.
La prospettiva salvifica di uscire dal nichilismo, recuperando la funzione regolativa della ragione, ha lasciato spazio alle domande dei presenti, che hanno cercato nella dottrina del Prof. Ripanti e nel libro stesso, risposte agli inquietanti interrogativi che il nichilismo pone agli uomini liberi.


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"Nichilismo, eterna lotta fra ragione e arbitrio",
di Roberto Rossolini,
edito da L'Orecchio di Van Gogh
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Una valida prefazione, come quella scaturita dalla dottrina del Prof. Graziano Ripanti, Ordinario di filosofia teoretica all'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo" e direttore di Hermeneutica (pag. 11 e retro di copertina), rappresenta un elemento fondamentale di un libro, perché svela, in poche righe, il codice interpretativo di tutta l'opera. In essa il Prof. Ripanti sembra incarnare la figura di un moderno Virgilio che, con la sua narrazione, introduce in una sorta di nuovo girone dantesco. Nel racconto c'è una grande anticipazione di significati, perché in questa moderna bolgia infernale non troviamo i dichiaratori del nichilismo, come si potrebbe pensare, ma l'intero contesto sociale che caratterizza il nostro tempo. Questo accompagnamento nei meandri della nuova caverna svela il reale contenuto della televisione: il nulla.
L'autore
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"Una notte un demone strisciò furtivo nella più solitaria delle mie solitudini e mi disse: Ti darò all’onnipotente visibilità e sarai presente ovunque nello stesso tempo. La caverna, dov’ero precipitato e dove risuonava questa strana voce, era buia. Per abbattere la mia diffidenza, il demone installò sulla parete rocciosa schermi giganteschi, dove apparivano svariate immagini colorate e personaggi d’ambo i sessi urlanti. Nel loro banale linguaggio l’inesistente si confondeva con il reale e il falso, a colpi di ripetizione, sembrava divenire vero. Dietro un tale spettacolo, sogghignava il nulla."
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"Nichilismo, eterna lotta fra ragione e arbitrio",
di Roberto Rossolini,
edito da L'Orecchio di Van Gogh
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A seguito della presentazione da parte dell’editore, il mio caro amico Andrea Anconetani mi ha fatto pervenire il suo punto di vista sulla pubblicazione. E’ bello vedere come la nostra amicizia resista, negli anni, alle vicissitudini della vita, in quanto alimentata dalla condivisione totale di una forma mentis e di un orizzonte da cui guardare il mondo.
L'autore ~ “Bisogna muovere dall’errore e convincerlo della verità.
Occorre cioè scoprire la sorgente dell’errore; altrimenti non ci serve a nulla ascoltare la verità. Essa non può penetrare se qualcosa d’altro occupa il suo posto. Per convincere qualcuno della verità non basta constatare la verità, occorre invece trovare la via dell’errore alla verità.” (L. Wittgenstein)
Come ha sottolineato il Prof. Ripanti, presentando il tuo libro (14 aprile 2007, Centro cultura "Pergoli" di Falconara Marittima), il tema-problema del nichilismo è di certo ancora presente, in maniera sempre più ampia, nel dibattito filosofico dei nostri tempi, tanto che è grande l’esigenza di una re-interpretazione della sua contemporaneità. Ciò perché, a detta di Mancini, nell’assenza di “movimenti generali di filosofia”, è nata ormai una “ecumène filosofica” e i suoi tratti si mostrano tutti all’insegna della cultura negativa. Anche il tuo libro si immette in questa direzione, con un intento che è quello, in primo luogo, di porsi quale valido strumento per una conoscenza vasta e approfondita su di un argomento che, per i motivi ai quali abbiamo sopra accennato, rivela una straordinaria poliformia. L’impianto del testo, nelle sue molteplici scansioni, permette di sondare un panorama estremamente vasto del problema del nichilismo e ciò mediante un itinerario di interlocuzione che dà voce, via via, agli interpreti più importanti della nostra scena filosofica. Tuttavia, nello scandaglio sapientemente effettuato, non rimani mai passivamente spettatore, né la schematicità dell’opera, che anzi ne costituisce uno tra gli altri pregi, assume mai l’aspetto della scoordinatezza e della frammentarietà (come purtroppo succede spesso). C’è un’idea di fondo che sottende l’intero discorso, l’idea che il nichilismo, la crisi, non si manifesti più soltanto ai massimi livelli della teorizzazione intellettuale, ma che anzi costituisca ormai la nervatura stessa della nostra civiltà, in tutti i suoi gradini. Una civiltà dunque che pone le sue basi sull’errore, una civiltà che però (e questo è un magnifico esempio di ottimismo intellettuale) può e deve emendarsi da questa dolorosa condizione. Come tuttavia ci ricorda Wittgenstein, nel passo sopra riportato, non è sufficiente “constatare la verità”, occorre “scoprire la sorgente dell’errore”, muovere da esso e “convincerlo della verità”, ciò che necessita è “trovare la via dell’errore alla verità”, una via accessibile all’uomo per il tramite della sua facoltà di pensare e di sapere, una via dunque che passa necessariamente per la capacità dell’uomo di essere anche filosofo, nell’accezione originaria del termine, cioè “amante della sapienza”, cercatore della verità. Nelle pagine di quest’opera indichi il senso profondo che la civiltà dell’errore non vuole più riconoscere alla filosofia, il suo potere rivoluzionario, la sua capacità di ringiovanire il mondo. Uscire dal nichilismo è un compito al quale soltanto la filosofia può adempiere, a condizione però che ad essa vengano riconosciute le valenze positive che le competono e la si risollevi così dallo svilimento che oggi la identifica con un vuoto, presuntuoso dissertare. Un testo dunque, il tuo, che certamente è “informativo”, per ciò che spazia a tutto campo sull’argomento in questione, ma che conosce un ulteriore e più significativo livello di lettura, un filo conduttore che lega saldamente a sé la verità delle interpretazioni e che interloquisce incessantemente con loro. Un filo conduttore attento, oltre che all’aspetto teoretico della questione, anche e soprattutto all’uomo vivente, che è poi il soggetto vero per il quale questa si pone. Ed alla fine è proprio questo tentativo, di calare sul piano della realtà un discorso filosofico troppo spesso isolato e ridotto ad una sorta di vaniloquio, che fa sì che questo tuo lavoro non sia semplicemente un “altro” testo sulla crisi, quanto un esempio, una testimonianza di fiducia nell’uomo e nella filosofia, alla quale sola “spetta il compito di concepire e predisporre progetti volti alla salvezza dell’uomo, di dare un contenuto ed un senso alla prassi.” Un appello alla ragione dunque, coraggioso e necessario, di fronte ad una cultura “scellerata”, una sfida controcorrente soprattutto, animata dalla più nobile tra le militanze, quella che vuole l’uomo kantianamente inteso, sempre come fine e mai come mezzo. Andrea Anconetani
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