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10/09/2010 @ 6.11.59
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\\ Home Page : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

L’interscambio fra colleghi, pedagogisti impegnati nel campo del sociale, è una risorsa preziosa

Nel trattamento dei D.S.A. (disturbi specifici di apprendimento) occorre agire sugli automatismi mentali, cercando di incentivare i tempi del pensiero (ad esempio i software per la dislessia si basano sui tempi di visualizzazione delle parole o delle frasi). L’attenzione è rivolta, quindi, ai processi mentali. I D.S.A. comportano una serie di disordini a livello di percezione spazio-tempo (problema neuro-motorio). Per questo è bene non rimanere inchiodati alla fusione fra le lettere, per puntare alla visione globale. In questo modo si stimola il pensiero (che legge e scrive) a formulare ipotesi. Se, anche attraverso l’ausilio di appositi software, mostriamo le parole per pochi istanti, impediamo il rafforzamento dei meccanismi di fusione e costringiamo la mente alla formulazione di ipotesi. Nei D.S.A. le funzioni maggiormente disordinate sono quelle della successione e della sequenzialità, che conferiscono ordine al comportamento. La disorganizzazione neurologica provoca, così, un disordine funzionale. E’ importante, quindi, nell’approccio con i soggetti D.S.A., agire con equilibrio ed evitare atti sostitutivi del pensiero, come leggere al posto loro, o semplicemente sostituire tout-court una tastiera alle loro risorse individuali. Ogni ausilio va inserito in una strategia finalizzata all’affinamento degli automatismi e al miglioramento dei tempi, favorendo la visione globale e la formulazione delle ipotesi. Dunque, un approccio non sostitutivo, ma di aiuto e di supporto. Potrei dire, nell’ottica cognitivista (cui appartengo), che per intervenire sui D.S.A. non bisogna mai perdere di vista i processi mentali, sapendo bene che, come ho sentito dire da un esperto nel settore, si disegna (e si legge) ciò che si sa, non ciò che si vede.

C’è una collega, la Dott.ssa Chiara Buzzega, di Carpi (Mo), che coordina, per la S.p.E.S., una ONLUS di servizi per l’educazione e la scuola, una casa di accoglienza per ragazze madri e centri extra-scolastici per soggetti con disturbi dell’apprendimento. Trovo quest’ultimo progetto, al quale sta lavorando da tre anni, molto interessante. Infatti l’incidenza dei disturbi specifici dell’apprendimento sulla popolazione in età evolutiva è maggiore di quanto si possa pensare. Molte indagini epidemiologiche hanno evidenziato che questi disturbi, solo da poco tempo oggetto di attenzione sistematica nel nostro Paese, costituiscano uno dei problemi più rilevanti sia nel nostro ambito psicopedagogico, sia in quello medico-pediatrico. Essi interessano una percentuale che va dal 5 al 10% della popolazione scolastica (in relazione ai criteri diagnostici utilizzati). Non è cosa da poco, se si pensa che i disturbi dell’apprendimento comportano significative difficoltà nell’acquisizione e nell’uso delle capacità di ascolto, di espressione orale, di lettura, di scrittura, di ragionamento e di calcolo. A questi problemi si associano, nell’età adulta, notevoli difficoltà nell’inserimento lavorativo e nell'adattamento sociale, che talvolta sfociano anche in patologie psichiatriche. I disturbi specifici di apprendimento, D.S.A. o learning disabilities in inglese, possono essere ricondotti ad una serie di disordini individuali che si manifestano con significative difficoltà nella comprensione del linguaggio orale, nell’espressione linguistica, nella lettura, nella scrittura, nel ragionamento o nella matematica. Questi disordini, riferibili a disfunzioni del sistema nervoso centrale, sono intrinseci alla persona e possono sussistere per l’intero arco della vita. Ad essi possono associarsi problemi di autoregolazione del comportamento, di percezione e interazione sociale. I D.S.A. comprendono la dislessia, la disgrafia (l’incapacità di scrivere in modo comprensibile), la disortografia (l’incapacità di scrivere in modo corretto, facendo tantissimi errori di ortografia) e la discalculia (difficoltà di lavorare con i numeri e di fare calcoli, anche quelli più semplici). Tra questi tre problemi, la dislessia è sicuramente il più noto. La maggiore attenzione oggi rivolta a queste problematiche può portare ad una certa superficialità nell’evocarne lo spettro anche quando la situazione non lo richiede. Così come può accadere che un bambino semplicemente distratto o vivace venga troppo facilmente sospettato di sindrome da iperattività/deficit di attenzione (ADHD). Ecco perché è importante che l’approccio a queste problematiche sia serio ed epistemologicamente fondato. Ritengo che il progetto della collega di Carpi si muova proprio in questa direzione, per creare una proficua rete di attenzioni nei confronti dei D.S.A. a livello di Istituzione scolastica, Servizio Sanitario ed Enti locali competenti.

Come sostengo ormai da una decina d’anni le sorti delle giovani generazioni sono legate alle capacità del mondo degli adulti di credere davvero nelle potenzialità del lavoro che svolgiamo, tra mille difficoltà, nell’arena del sociale.

 

Roberto Rossolini

 

 

I Disturbi Specifici dell'Apprendimento impediscono al bambino di comunicare i propri pensieri e le proprie emozioni

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S.p.E.S. Servizi per l’Educazione e la Scuola - Onlus

Sede legale: Corso Fanti, 89  - 41012 CARPI (Mo)

Recapito postale: Corso Fanti, 44 - 41012 Carpi (Mo)

Codice Fiscale: 90020120367  Tel/Fax 059.686889

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Il centro Hip-Hop Up-Prendo e i ragazzi con Disturbi Specifici di Apprendimento

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Il progetto Hip-Hop Up-Prendo, promosso dall’Associazione Spes1(Servizi per l’Educazione e la Scuola) di Carpi si articola in interventi educativi rivolti ai bambini e agli adolescenti, frequentanti le scuole primarie e secondarie di primo grado del distretto di Carpi. Nello specifico, si rivolge a bambini e ragazzi che presentano Disturbi Specifici dell’Apprendimento: dislessia (difficoltà di lettura), disgrafia (difficoltà nella produzione di testi scritti), disortografia (ripetizione di errori ortografici) e discalculia (difficoltà a compiere calcoli mentali). Il dislessico, in particolare, ha difficoltà di automatizzazione, è un lettore lento e scorretto, che “resiste” all’insegnamento e ai  comuni sistemi di recupero. Il Progetto è pertanto innovativo e unico sul territorio. È un progetto esteso ed ambizioso in quanto si pone ora l’obiettivo di intervenire in modo mirato sui D.S.A., a partire dai primi anni dell’istruzione scolastica, per sostenere i bambini nelle prime difficoltà di apprendimento (scuole elementari) fornire un metodo di studio (scuole medie), promuovere l’autonomia (scuole superiori). Il centro  pomeridiano ha l’obiettivo di sostenere bambini ed adolescenti nel recupero scolastico con educatori formati, attraverso l’ausilio di strumenti adeguati, secondo obiettivi e metodologie concordate con gli insegnanti. Il Centro ha altresì attivato percorsi di valorizzazione delle capacità di ciascun ragazzo, favorendo la socializzazione e l’integrazione tra adulti e con il gruppo dei pari. Il centro Hip-Hop Up- Prendo  accoglie 18 bambini provenienti dalle scuole primarie e 21 ragazzi provenienti dalle scuole secondarie di primo grado del Distretto di Carpi. I ragazzi di ciascun centro sono divisi in due gruppi e lo frequentano due volte alla settimana, dalle 14.30 alle 18.00, dal lunedì al giovedì. Il venerdì è dedicato agli incontri di equipe. L’intervento specifico al Centro educativo è suddiviso in due momenti principali. Il primo, dalle 14.30 alle 17.00, è dedicato al recupero e sostegno scolastico, con l’utilizzo di strumenti e ausili adeguati e di laboratori specifici per facilitare la letto-scrittura e il calcolo. Durante il momento dei compiti, sono stati presentati ed utilizzati con continuità alcuni strumenti compensativi (sintesi vocale per leggere e scrivere, tavola pitagorica, calcolatrice ecc…), che permettono al ragazzo di raggiungere un buon grado di autonomia, cioè gli danno la possibilità di informarsi, apprendere e comunicare senza necessariamente dipendere da un mediatore. In particolare, il computer è uno strumento fondamentale per promuovere l’autonomia nel ragazzo dislessico.

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Un nuovo modo di apprendere

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I dislessici, spesso sono lettori lenti e scorretti, e, se sono disgrafici, producono testi illeggibili. Raramente il materiale prodotto è riproducibile o rielaborabile. I dislessici, infatti, difficilmente riescono a rileggere quanto hanno prodotto. Pertanto, il computer permette a questi ragazzi di essere sollevati da un compito per loro estremamente gravoso e penalizzante, in quanto strumento veloce, che consente di memorizzare enormi quantità di dati, produrre documenti ben impaginati, di riprodurli e rielaborarli. Inoltre, il Centro ha in dotazione software didattici, per favorire la letto-scrittura, come, ad esempio, C.A.R.LO II Loquendo. Tale programma possiede tutte le funzioni della video-scrittura e soprattutto un’ottima sintesi vocale che trasforma il testo digitale in audio. Questo elemento muta il computer in un lettore, riducendo lo sforzo della lettura di un ragazzo dislessico. Bambini e adolescenti che frequentano il Centro hanno ora la possibilità di usare le nuove tecnologie, per leggere e anche per svolgere le normali verifiche in classe. Il centro ha acquistato i software didattici dalla cooperativa Anastasis di Bologna, che opera nel campo dell’innovazione tecnologica finalizzata all’integrazione sociale, scolastica e lavorativa delle persone disabili e,  nello specifico, promuove lo sviluppo di speciali programmi didattici, rivolti a soggetti con problemi d’apprendimento e/o in situazione di handicap. Grazie ad una convenzione stipulata tra l’associazione SPES e la cooperativa Anastasis, il centro Up- Prendo è diventato un luogo di sperimentazione di tali software, al fine di collaborare con la cooperativa nella ricerca applicata alle soluzioni tecnologiche, atte a favorire la riabilitazione e l’inclusione sociale, scolastica e lavorativa delle persone con Disturbi Specifici Dell’Apprendimento, di disabili e/o ragazzi stranieri. Per aiutare i ragazzi nello studio, gli educatori semplificano testi e costruiscono mappe concettuali, che agevolano il lavoro dello studente, allo scopo di migliorare la comprensione del testo. Nello specifico le mappe concettuali sono le rappresentazioni grafiche di concetti espressi in forma sintetica (parole- concetto) all’interno di una forma geometrica (nodo) collegati tra loro da linee o frecce che esplicitano la relazione attraverso parole- collegamento (Gineprini & Guastavigna, 2004). Le mappe concettuali sono utili per supportare il ragazzo nello studio, l’esposizione orale e la stesura di temi e riassunti. Al centro è disponibile un programma per la creazione di mappe, “Kidspiration”, facilmente utilizzabile e con un’enorme batteria di immagini disponibili. Inoltre è possibile trasferire nelle mappe in costruzione con Kidspiration ulteriori immagini copiate da internet e anche dal software  “Super Quaderno” che è un Editor di testo che abbina parole ad immagini. La semplificazione del testo è il modo più accessibile per leggere un testo, non è una parafrasi né un riassunto. Il testo diventa più semplice utilizzando alcuni criteri di riscrittura controllata (quali ad (esempio frasi brevi, rispettare l’ordine soggetto verbo e complemento, usare tempi di verbi all’indicativo, usare immagini, usare frasi coordinate….), considerando sempre il destinatario del testo. (M.E. Piemontese). I ragazzi, dapprima, hanno accolto gli strumenti compensativi, quelli informatici e di comprensione del testo, con perplessità, anche a causa del fatto che all’interno delle scuole non sempre sono apprezzati dagli insegnanti, che li considerano strumenti sostitutivi all’apprendimento. Tuttavia, una volta compresa l’importanza di tali strumenti didattici, i ragazzi hanno imparato ad utilizzarli, incoraggiati anche dalla constatazione che il loro lavoro scolastico andava notevolmente semplificandosi. Inoltre l’utilizzo del computer per i bambini delle scuole elementari è fondamentale per raggiungere più velocemente l’autonomia durante i compiti. Ovviamente le capacità e le risorse possedute da ogni bambino non vanno sostituite dal computer, in questi casi il pc è usato come strumento per coltivare e migliorare tali capacita’. Il secondo momento, in cui si scandisce l’attività al Centro e che va dalle 17.00 alle 18.00, è dedicato ad attività ludico-ricreative e laboratori di mani-abili, teatro, pittura, condotti da un’esperta. Inoltre, sono state proposte attività sportive, quali nuoto, basket, danza e calcio, che hanno stimolato la collaborazione, l’aiuto reciproco, hanno aumentato l’autostima, la fiducia in sé e allargato le esperienze e le conoscenze dei ragazzi.

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La rete con enti e organizzazioni presenti sul territorio

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Il progetto è stato realizzato grazie ad un profondo impegno di programmazione e di collaborazione tra i seguenti enti, servizi e associazioni, presenti sul territorio di Carpi: Assessorato alle Politiche Scolastiche del Comune di Carpi che sostiene economicamente il progetto, Assessorato alle Politiche Sociali, Neuropsichiatria Infantile di Carpi, Dirigenti Scolastici scuole Medie Inferiori, insegnanti delle scuole elementari e personale docente delle scuole superiori e Associazione Italiana Dislessia. La rete di collaborazione e consulenza tra gli educatori del centro, psicologi, neuropsichiatri, assistenti sociali, operatori del centro educativo territoriale, famiglie e insegnanti anche quest’anno si è ulteriormente rafforzata. In particolare modo si è consolidato il rapporto tra gli educatori ed i professori, che ora collaborano maggiormente considerando il Centro come una risorsa per aiutare i ragazzi nel loro apprendimento. Gli educatori hanno realizzato, per ciascun ragazzo seguito al Centro, un progetto educativo individuale, concordato con gli insegnanti referenti delle differenti scuole medie. Periodicamente si realizzano anche  incontri di supervisione in collaborazione con la Neuropsichiatria Infantile, per tracciare linee di intervento individualizzate per ciascun ragazzo, con i responsabili della diagnosi e della cura.

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Risultati raggiunti e nuove prospettive

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In generale, dalla quasi totalità dei genitori è emerso come il Centro aiuti i ragazzi a diventare autonomi, ad acquisire sicurezza in se stessi. Padri e madri notano, insieme anche agli insegnanti e alla Neuropsichiatria Infantile, un miglioramento nell’andamento scolastico, associato ad un rinnovato interesse per le materie di studio e una maggiore tranquillità nell’affrontare le verifiche scolastiche. I genitori apprezzano il lavoro svolto e dai colloqui emergono varie proposte, quali, ad esempio, quella di continuare l’opera del Centro per sostenere le famiglie nella gestione dei compiti scolastici. Nel gennaio 2007 è stato attivato uno sportello metodologico per i ragazzi che frequentano le scuole superiori. L’iniziativa (all’interno del centro e in orario extra-scolastico), offrendo sostegno nell’apprendimento, intende condurre il ragazzo all’autonomia nello svolgimento dei compiti scolastici. In estate, poi, “Estate ti Up- Prendo”, è una novità assoluta per il nostro territorio. La proposta rappresenta, infatti, un utilissimo  momento di sostegno  anche per chi, per vari motivi, non ha avuto accesso al centro. Essa è un luogo dove i ragazzi, con tranquillità possono essere aiutati a migliorare l’apprendimento e ad affrontare con minore sforzo i compiti delle vacanze. Infine, sono stati realizzati due incontri molto partecipati di confronto e formazione destinati ai genitori che hanno figli con D.S.A., per rispondere alle loro problematiche educative, fornendogli alcune competenze specifiche sulla gestione dei compiti a casa e sull’approccio educativo da tenere con i figli. Grazie all’Assessorato alle Politiche Scolastiche del Comune di Carpi e alla Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi  che hanno investito a livello economico e progettuale sull’esperienza e alla collaborazione di tutti i servizi presenti sul territorio, si può affermare che una forte sensibilità si è diffusa, nessuno finge più che questo problema non esista, ma c’è un forte impegno a livello locale per abbattere le barriere (pregiudizi, scarsa conoscenza del problema, didattica obsoleta) che non permettono a questi ragazzi, vivaci e intelligenti, di inserirsi pienamente nel contesto, scolastico, familiare e  amicale. L’esperienza di alcuni ragazzi con buoni successi scolastici alle scuole superiori ci permette di affermare con certezza che un tempestivo intervento, basato su adeguati metodi rieducativi, può permettere ad un bambino o a un ragazzo, di diventare un adulto brillate e realizzato, pur essendo dislessico. E’ quello che si sta cercando di realizzare sul territorio locale. Si è diffusa la consapevolezza che qualunque sia la gravità di lettura, non si deve dimenticare che il bambino dislessico, per definizione, è un bambino intelligente e che quindi l’acquisizione di contenuti curricolari non gli è preclusa. Anche quando la sua difficoltà è così severa da essere considerato cieco per la lettura, il bambino dislessico può apprendere e quindi ne ha il diritto. L’importante è trovare strade alternative e idonee da parte di tutti i soggetti coinvolti, per fare in modo che questo accada davvero.

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PROGETTO Hip-Hop Laboratori

Una inedita sperimentazione: insegnanti, educatori e ragazzi a confronto

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All’interno delle scuole medie inferiori di Carpi sono stati attivati per tre anni consecutivi grazie al finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, laboratori per sostenere e affiancare i ragazzi con D.S.A. nel difficile processo di apprendimento. I laboratori rappresentano un luogo per sperimentare, in piccoli gruppi (quindi attraverso l’interazione e il fare insieme), nuove tecniche e strategie di apprendimento rispetto agli argomenti che l’insegnante affronta in classe. Il ragazzo dislessico ha pertanto, all’interno del laboratorio, l’opportunità di apprendere con serenità e tranquillità, senza rimanere indietro rispetto ai compagni. I laboratori hanno un carattere sperimentale, per cui docenti ed educatori esperti hanno la possibilità di collaborare insieme realizzando interventi specifici per ogni singolo alunno. Per i docenti si tratta pertanto di un corso formativo di secondo livello, per appropriarsi delle tecniche di facilitazione dell’apprendimento, divenendo così autonomi nella loro applicazione. I laboratori, realizzati durante le ore scolastiche, hanno come obiettivo quello di  approfondire i contenuti appresi in aula, utilizzare strumenti informatici che facilitino la letto-scrittura, acquisire nuove strategie di apprendimento, utilizzare le tecniche di semplificazione  e riduzione del testo. Si intende apprendere l’utilizzo di strumenti compensativi (es: sintesi vocale per leggere e scrivere, tavola pitagorica, registratore con cuffia, libro parlato….) e adottare misure dispensative ( verifiche orali  invece che scritte, compiti a casa più personalizzati….) da utilizzare soprattutto in aula. L’esperienza prevede l’attività con piccoli gruppi di ragazzi con DSA, per un totale di quattro ore settimanali, per svolgere il lavoro portato avanti dall’insegnante, ma con strategie e ausili adatti ai ragazzi. Si propone di costituire due gruppi di massimo sei alunni, che frequenteranno il laboratorio quattro ore alla settimana. Gli interventi generalmente si svolgono nell’aula informatica in dotazione alla scuola e sono condotti dagli educatori che lavorano presso il centro Hip- Hop Up- Prendo. I laboratori permettono agli educatori esperti che li conducono di progettare gli interventi a favore dei ragazzi mediante ore di affiancamento ai professori. Inoltre permettono loro di sperimentare le strategie di apprendimento definite dagli esperti durante le ore di laboratorio.

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Organizzazione dei laboratori

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Il progetto si  articola in cinque parti fondamentali: una prima parte condivisa da insegnanti ed educatori, dedicata alla programmazione degli interventi e finalizzata a realizzare progetti individualizzati; una seconda di laboratorio unicamente condotta dagli esperti, attraverso le metodologie sopra elencate; una terza, in aula, con  lavoro congiunto tra educatore ed insegnante, per sperimentare nuove strategie di apprendimento; una quarta di supervisione degli esperti al lavoro degli insegnanti, condotto autonomamente con i ragazzi; infine, un’ultima parte dedicata all’ intervento degli educatori all’interno delle classi (quelle che naturalmente presentano ragazzi con D.S.A.) ed incentrata sulla comprensibilità del testo. L’esperto ha lavorato con la classe, ragionando sulle difficoltà nella comprensione del testo e  su quali elementi rendono un testo più comprensibile, come ad esempio gli indici testuali. L’insegnante presente in classe ha documentato il lavoro svolto dai ragazzi. In questi tre anni si sono raggiunti questi numeri: Alcuni numeri i: 1 mese di formazione, 6 mesi di lavoro di laboratorio, 6 scuole coinvolte, 22 laboratori attivati, 129 insegnanti formati, 116 ragazzi incontrati.

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Risultati raggiunti e considerazioni sull’esperienza

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Alla fine di questa esperienza si è potuto riscontrare che gli insegnanti hanno collaborato molto bene con gli educatori, hanno sperimentato ed apprezzato gli strumenti proposti, hanno riconosciuto di aver appreso un nuovo modo di trattare con queste difficoltà, si sono dimostrati soddisfatti dell’esperienza proposta e armati di strumenti che offrono un nuovo approccio allo studio. L’impegno profuso dai professori è dimostrato anche dal cambio di mentalità, che una proficua relazione con i ragazzi D.S.A., esige. Si è trattato di abbandonare confortanti punti di vista, per assumere piuttosto l’ottica del ragazzo, attraverso una programmazione individualizzata: in un certo qual modo, gli insegnanti hanno dovuto apprendere differenti modalità didattiche direttamente dai ragazzi. Il giudizio stesso degli studenti, inoltre, ha rappresentato la cartina tornasole per gli insegnanti, per misurare l’efficacia del lavoro svolto. Resta la difficoltà di integrare questi nuovi strumenti, soprattutto quelli informatici, all’interno della didattica della classe. Al momento, sono visti come mezzi da usare in modo sporadico e destinati esclusivamente ai ragazzi dislessici. É invece fondamentale il loro utilizzo in modo continuativo, affinché possono essere adattati a diverse esigenze e quindi fruibili anche da altri studenti, qualora l’insegnante lo ritenga necessario. I ragazzi si sono dimostrati entusiasti degli strumenti presentati, si sono sentiti molto supportati sia dagli insegnanti che dagli educatori, all’interno dei laboratori si sono sentiti capiti, sostenuti nelle loro difficoltà e liberi di domandare aiuto. Tale giudizio positivo è da ricondurre, con ogni certezza, al fatto che nell’ambito del laboratorio, si è venuto a creare un ambiente ristretto, in cui essi si sono visti compresi, supportati nelle loro difficoltà, in cui potevano liberamente domandare aiuto. Anche i ragazzi, che venivano presentati dagli insegnanti agli educatori come “casi” difficilmente gestibili in  classe, all’interno dei laboratori, reagivano con entusiasmo agli stimoli proposti. A questo proposito, forse giova fare alcune considerazioni. Spesso i ragazzi dislessici in classe sono passivi, demotivati perché faticano a stare al passo con i loro compagni e questa difficoltà si trasforma, con il tempo, in un rifiuto allo studio. I laboratori hanno dimostrato che, in un ambiente che tiene in considerazione le loro innegabili difficoltà, essi possono studiare meglio e apprendere più proficuamente, perché più sereni. Questo si è sperimentato in particolare con ragazzi che si mostrano depressi, i quali hanno accolto il laboratorio come un luogo dove potevano lavorare, senza il timore di non riuscire o di fallire.

Per la Spes

Dott.ssa Chiara Buzzega Responsabile del Progetto

Educatori Hip Hop Up -Prendo medie

Stefania Cucconi

Valentina Dazzi

Luca Verrini

Caterina Verrini

Educatori Hip Hop Up - Prendo elementari

Ilaria Zanzanelli

Maddalena Zanni

Beltrami Giorgia

Educatori sportello metodologico superiori

Stefania Cucconi

Luca Verrini

Bibliografia

Associazione Italiana Dislessia (a cura di), La dislessia raccontata agli insegnanti. Come riconoscerla, cosa fare in classe, Edizioni Librielibri;

Associazione Italiana Dislessia (a cura di), Strumenti Compensativi, Edizioni Librielibri;

Stella G., La Dislessia, Il Mulino;

Cornoldi C. I disturbi di apprendimento a scuola, Il Mulino;

Biancardi A, Milano G., Quando un bambino non sa leggere: vincere la dislessia e i disturbi dell'apprendimento;

De Mauro T., Guida all’uso delle parole, Edizioni Riuniti;

Piemontese, Capire e farsi Capire. Teorie e tecniche della scrittura controllata, Tecnodid;

Gineprini, M., & Guastavigna, M. Mappe per capire. Capire per mappe, Carrocci faber Editore;

Cornoldi, C., De Beni R., e Gruppo MT, Guida alla comprensione del testo, Iuvenilia.

1 L’associazione Spes Onlus (Servizi per l’Educazione e la Scuola), nasce nel 1999 a Carpi (Mo), promossa da varie associazioni presenti nella struttura di una fondazione chiamata A.C.E.G. (Attività Cattoliche Educative Gioventù). Spes si impegna, per statuto, nella promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e nell’innovazione  e sperimentazione di servizi socio-educativi. Realizza servizi ricreativi ed educativi per il tempo libero.

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Di Roberto (del 19/05/2007 @ 09:29:06, in Filosofia, linkato 308 volte)

Ogni giorno siamo costretti a convivere con una deleteria forma mentis burocratica, con comportamenti illogici e privi di buon senso…

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Ormai sono passati molti anni da quando il compianto Prof. Pasquale Salvucci presentava, dall’alto della sua dottrina, l’idea di un mondo conforme a ragione, dove si rivelava fondamentale preservare quanto di razionale l’umanità era riuscita a costruire attraverso secoli di pensiero filosofico. Se guardiamo alla realtà di oggi, avvertiamo forte il contrasto tra quei precetti universitari e la vita di tutti i giorni.

Dov’è finita la famosa affermazione hegeliana: “Ciò che è razionale è reale, ciò che è reale è razionale”? Direi proprio che si sta avverando il contrario, perché ciò che è reale è, purtroppo, irrazionale.

Non solo è definitivamente rotta l’unità fra pensiero e realtà, ma il pensiero, come tale, non esiste più, in quanto ciò che domina è l’irrazionalità e l’illogico finisce per caratterizzare l’esperienza mondana.

Nella vita di tutti i giorni riscontro questa condizione. Nel lavoro e nei rapporti umani.

Sempre più spesso mi trovo di fronte a soggetti che non hanno alcun fondamento logico o, meglio, che, credendo di averne, si basano su presupposti errati, risultando, quindi, irrazionali! Gli esempi potrebbero essere molteplici, ma, per evitare di fare riferimenti a persone e a fatti riconoscibili, evito di nominarli.

Non resta che denunciare questa diffusa irrazionalità, proprio come mi ha insegnato il Prof. Salvucci, in conformità al suo concetto di filosofia “militante”.

Con il passare del tempo i miei schemi mentali faticano maggiormente a “categorizzare” il mondo circostante. Mia moglie direbbe che, con gli anni, sto diventando sempre più “orso”… Ma non credo sia così semplice. Quando assisto a comportamenti ed approcci radicalmente opposti ai miei, classificati dalla ragione come irrazionali, sia nella vita sociale, sia nel lavoro, piuttosto che pensare al carattere da “orso”, direttamente proporzionale all’aumentare dell’età, mi viene in mente la teoria dell’arbitrium brutum, contenuta nel mio libro

“Nichilismo, eterna lotta fra ragione e arbitrio”, edito da L’Orecchio di Van Gogh1.

Quando, soprattutto sul lavoro, vedo cose non conformi a ragione, fatte sulla base di motivazioni inconsistenti, contingenti e formalistiche, del tutto estranee a criteri di logica e di buon senso, non posso che schierarmi dalla parte degli arbitria libera!

So bene, perché molti anni fa ho frequentato uno studio legale, che il diritto è, o, meglio, dovrebbe essere logica e buon senso. L’insulsa burocrazia, espressione di una certa mentalità burocratica, è l’esatto contrario.

Quando vedo prese di posizione che, venendo da personalismi e da attenzioni di facciata, finiscono per prescindere dalla sostanza delle questioni, non posso che rifiutarle in nome dell’arbitrium liberum!

E via di seguito.

Purtroppo l’arbitrium liberum è oggi tristemente minoritario e l’arbitrium brutum, preponderante, domina lo scenario attuale.

Ma, come ho cercato di dire nel mio libro, ritengo che la speranza risieda in un atto ponderato di ritrovata fiducia nella ragione (kantiana), capace di frenare l’arbitrium brutum che sta gettando l’umanità nelle spire del nulla.

Mi consolo pensando alle cose fatte, alla scelta di fondo, sempre dalla parte della ragione e dell’arbitrium liberum, al libro pubblicato, a questo sito, alla fedeltà alla lezione kantiana, che ci consente di rifiutare e di condannare, a livello noumenico, l’arbitrium brutum con cui siamo costretti a convivere a livello fenomenico.

Ma questo conforto non sempre è sufficiente a lenire la mia preoccupazione per il futuro dei nostri figli...

 

Roberto Rossolini

~

1"Nichilismo, eterna lotta fra ragione e arbitrio"

Ed. L’Orecchio di Van Gogh, 2006

Dove acquistare il libro:

ordinabile in tutte le librerie utilizzando il codice
ISBN 88-87487-39-1


On line su tutti i siti dedicati ai libri, come:
www.internetbookshop.it
www.libreriauniversitaria.it   {Links attivi}
www.unilibro.it

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Di Roberto (del 15/05/2007 @ 22:08:10, in Pillole, linkato 462 volte)

“Voi siete gli archi da cui i figli, le vostre frecce vive, sono scoccati lontano”.

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"Come si vede (…) si finisce sempre per mettere in rilievo l’altezza del punto di partenza, l’altezza dell’invocazione. (…) Ed è per questo che là dove (…) il modo di parlare” di Gibran “sembra più astratto, è proprio là che diventa più umano, più radicato nella verità, più affrancato dalla semplice logica delle estetiche apparenti."

 

Gibran Kahlil Gibran, Il profeta, Ed. TEA, Milano, 2000, dalla prefazione di Carlo Bo (25 gennaio 1911 – 21 luglio 2001), illustre critico letterario, per ben cinquantaquattro anni Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Urbino.

 

Quasi casualmente ho ritrovato tra i miei libri questo tascabile. Per restare fedele alle mie competenze, leggendone alcune parti, ho riflettuto sulla bella metafora dei figli, dove i genitori sono gli “archi” e la prole le “frecce”.

Sono costretto a rivolgere in negativo le affermazioni scaturite dalle parole di Gibran.

Gli archi non scoccano lontano le frecce vive, perché non sono più capaci di vedere un bersaglio all’orizzonte.

Nella società postmoderna, nonostante le perle di saggezza di Gibran, la funzione educativa dei genitori sta pericolosamente svanendo…

Tanto per restare nella metafora, archi deboli scoccano frecce spuntate, che, putroppo, non vanno lontano...

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Di Roberto (del 07/05/2007 @ 09:07:19, in Pedagogia, linkato 283 volte)

Una brutta storia, fatta di bulli in erba e baby cubiste...

 

Questo approfondimento nasce dalle parole di una recente intervista che ho ascoltato.

Alcune inchieste giornalistiche hanno portato alla luce una realtà pressoché sconosciuta. Se guardiamo ai giovani in età preadolescenziale, tra gli 11 e i 14 anni (con riferimento, per intenderci, agli alunni della scuola secondaria di primo grado), non possiamo che ricavarne un quadro davvero preoccupante. Rischiamo di scoprire una serie di doppie vite da far paura, che, pur restando in gran parte nell’ombra, cominciano a fare capolino nel nostro mondo di adulti. Sono preadolescenti disincantati, provocatori ed aggressivi, ai quali sono stati precocemente strappati gli abiti dell’innocenza.

Finiamo per scoprire, così, il mondo delle discoteche del sabato pomeriggio, dove quelle doppie vite si rivelano e si estrinsecano. Sono ragazzini e ragazzine che escono di casa (soprattutto nelle grandi città), vestendo i panni di sempre, per andare al cinema o a passeggio con gli amici. Ma, in realtà, la destinazione è un’altra. Entrano in discoteca e si trasformano totalmente.

Le ragazzine si calano nel ruolo di cubiste, dalla pelle unta, dai vestiti succinti e provocanti, per cimentarsi nelle movenze oscene della cosiddetta “lap dance”. Il pomeriggio trascorre tra gli sguardi maliziosi dei coetanei, scambi sessuali a pagamento, droga e bullismo, funzionale, quest’ultimo, all’organizzazione rigidamente strutturata degli abbonamenti, al controllo degli ingressi e al mantenimento del vivaio delle cubiste.

Direi che c’è da essere seriamente preoccupati.

Ciò che sconcerta ancora di più è il fatto che tutto questo sembra passare tranquillamente sopra le teste dei genitori, i quali, spesso distratti e inadempienti, risultano miseramente incapaci di cogliere un segno rivelatore, un campanello d’allarme del profondo disagio vissuto dai propri figli.

In un quadro simile, di evidente carenza sul piano educativo ed affettivo, ogni promozione dell’agio e prevenzione del disagio, per usare una definizione a noi familiare nel campo delle politiche giovanili e sociali, va a farsi “friggere”…

Sulla funzione educativa vorrei confermare, per concludere, ciò che ebbi modo di scrivere in un articolo pubblicato su “Scuola e didattica”, n. 6, novembre 1995, integralmente disponibile in questo sito, menù pubblicazioni, altre pubblicazioni, articoli e varie:

 

“(…) L’azione educativa è apparentemente paradossale perché è la più difficile ma, nel contempo, la più facile, nel senso che si esplica anche nelle più piccole cose (…)”.

 

Roberto Rossolini

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Di Roberto (del 05/05/2007 @ 10:55:55, in Pedagogia, linkato 363 volte)

"Time is money"...

Ogni cosa ha bisogno del proprio tempo e, a maggior ragione, i rapporti familiari. Oggi, purtroppo, questo tempo manca. La famiglia si sta disintegrando perché i suoi componenti non hanno più tempo per essa. Ciò comporta il progressivo abbandono da parte dei genitori del loro ruolo educativo e l’illusorio affidamento alle capacità sostitutive della società. Il problema risiede dunque nel modus vivendi del mondo moderno, che attacca e mina la sicurezza della famiglia, con conseguente ricaduta negativa sulle effettive capacità di seguire ed accudire i figli. Non c’è più il tempo per la famiglia, perché quello dedicato ad essa viene tolto alla realizzazione professionale e lavorativa, alla tranquillità emotiva, alla cura di se stessi. Il messaggio che passa, in una società come quella attuale, basata sulla soddisfazione dell’effimero, è che il tempo è funzionale ad altre priorità.

“Time is money”.

In questo modo sempre più genitori sono pronti a firmare una delega per l’affidamento esterno dei loro compiti educativi. Questa continua corsa contro il tempo lascia molte vittime sul campo, in primo luogo la famiglia stessa. La rinuncia dei genitori a molti doveri educativi, i rapporti affettivi sempre più svuotati di significato e ridotti a mera routine, la difficoltà ad esprimere l’amore reciproco per una serie di circostanze sfavorevoli, hanno ricadute molto negative, soprattutto sulla crescita dei figli.

La spinta verso l’esterno è tale da condizionare molti genitori, che tendono a ricercare sempre nuove forme d’indipendenza e di realizzazione al di fuori della famiglia.

Un contesto simile non può che avere devastanti effetti educativi.

I doveri genitoriali finiscono per essere assolti attraverso le comodità materiali, i divertimenti, i giocattoli costosi. Questa forma di amore “delegato”, funzionale al mantenimento dello status quo, non produce effetti positivi sullo sviluppo affettivo dei figli.

L’amore genitoriale, invece, è fatto di disponibilità e sacrificio; richiede pazienza infinita e, soprattutto, un tempo su cui poter contare.

Non un tempo vissuto come rinuncia, ma generosamente donato, come priorità educativa.

Purtroppo la società e la vita moderna ostacolano in ogni modo il recupero di un tempo per la famiglia e le occasioni per ritrovare, al suo interno, la giusta dimensione esistenziale.

Far sì che genitori e figli possano dedicarsi, spasmodicamente, a tutte le attività che oggi sembrano indispensabili alla realizzazione della persona, è diventata una priorità assoluta.

Al contrario, questa continua corsa contro il tempo, quando riduce una giornata di vita familiare alla buonanotte della sera, anziché illudere, dovrebbe indurre a serie preoccupazioni sul futuro dei figli.

 

Roberto Rossolini

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Di Roberto (del 04/05/2007 @ 10:38:25, in Pedagogia, linkato 301 volte)

Non un semplice passatempo,

ma un’attività creativa…

 

Il gioco è, per l’infanzia, espressione di vita. La dimensione ludica è costitutiva della struttura stessa dell’età evolutiva e ne rappresenta l’esigenza primaria per la comunicazione di sé. Mi capita, come pedagogista, di dover assistere al solito atteggiamento superficiale di alcuni adulti (e, purtroppo anche di educatori…) che riducono il gioco infantile a mero passatempo. Purtroppo la società attuale assume questa posizione, proponendo alternative tecnicizzate e strutturate alle manifestazioni ludiche spontanee. Tutto ciò porta ad una riduzione progressiva della valenza del gioco. La creatività e la spontaneità vengono sostituite da quella che io chiamo “la pappa pronta”, cioè da surrogati artificiali precostituiti e pre-confezionati, pieni di luci e di colori, che lasciano ben poco spazio all’espressione di sé. Questa tendenza si esplica in tutte le attività del mondo adulto. La pianificazione delle nostre città, infatti, risponde a priorità di vario genere…, che non contemplano la salvaguardia delle aree verdi e il recupero degli spazi gioco per i bambini, i quali vengono privati di luoghi dove esprimere la propria identità. Nel frattempo continua il bombardamento di proposte preconfezionate, funzionali ad una considerazione della dimensione ludica che disconosce la sua straordinaria valenza comunicativa e creativa. Il gioco, dunque, non può essere inteso come un mero passatempo, ma come un’esigenza fondamentale per rapportarsi con l’altro da sé, per interiorizzare i valori, per acquisire il rispetto degli altri e delle regole. Il gioco mette in campo tutte le potenzialità infantili, per uno sviluppo armonico ed integrale del bambino. Se davvero il mondo degli adulti è talmente condizionato da non poter più rinunciare a certi modi di vivere, almeno evitiamo di commettere l’estremo atto sconsiderato di privare i fanciulli di ogni prospettiva diversa per il futuro, affinché sia loro consentito, se lo vorranno, di ricostruire ciò che noi abbiamo distrutto sul piano umano, fisico ed affettivo. Le reali probabilità di riscatto delle nuove generazioni dipendono, infatti, dalla nostra capacità di salvaguardare la serenità e la spontaneità della gioiosa avventura infantile.

 

Roberto Rossolini

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Di Roberto (del 04/05/2007 @ 08:36:59, in Libri, linkato 302 volte)

(n. 1/primavera 2007, in copertina il manifesto della mostra "I grandi marchigiani e l'arte italiana del XX secolo")

"Nichilismo, eterna lotta fra ragione e arbitrio",

di Roberto Rossolini,

edito da L'Orecchio di Van Gogh

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La storica rivista d'arte e cultura, nel numero appena uscito, a pag. 28, nella rubrica dedicata ai libri, pubblica un articolo di presentazione intitolato: “Nichilismo fra ragione e arbitrio”, riguardante l'opera filosofica, con in calce una nota biografica sull’autore.

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Notizie sulla rivista che si è occupata del libro

 

Il Falco letterario è una storica rivista trimestrale di arte e cultura, la cui notorietà ha varcato i confini della regione Marche. In ventisei anni si sono avvicendati sulle sue colonne più di cento collaboratori, tra giornalisti, scrittori, poeti, saggisti, critici, illustratori, fotografi, anche espressione dei talenti locali. La rivista si propone di attivare un dibattito culturale ed artistico di ampio raggio e di elevato livello scientifico, a partire da un piccolo centro della provincia italiana com’è Falconara Marittima.
Il Falco letterario è stato fondato da Ettore Barchiesi jr. nel 1981 ed è attualmente pubblicato dalle Edizioni dell'Associazione Artistica Artemisia.
La rivista, che vede la direzione culturale di Stefano Tonti e la direzione responsabile di Giuseppe Buscemi, si avvale di prestigiose collaborazioni, quali quelle di docenti delle Accademie di Belle Arti e delle Università.
La rivista è distribuita nelle edicole e nelle maggiori librerie.

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