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In pieno allarme educazione, il futuro evolutivo dei giovani è affidato a quegli adulti che con speranza, slancio e sacrificio continuano ad impegnarsi nella sfida educativa...
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Di fronte ai fatti sconvolgenti che la cronaca ci mostra pressoché quotidianamente, da più parti si comincia a parlare di emergenza educativa. Forse è utile capire l’origine filosofico-pedagogica del problema. Negli ultimi decenni un vero e proprio immanentismo ha colpito l’attenzione al trascendente e l’agnosticismo ha indebolito i valori metafisici e cristiani, che tradizionalmente hanno rappresentato le basi teoriche della pedagogia e quindi i dettami della pratica educativa. La decadenza della fede in alcuni valori fondamentali, quali il concetto di persona, ha portato ad un diffuso disinteresse per l’educazione morale delle giovani generazioni e, di conseguenza, ad una svalutazione della famiglia e della scuola. In sostanza, si sono smarriti i fini dell’educazione e gran parte del mondo adulto oggi agisce come se educare sia un compito troppo oneroso o una funzione facilmente delegabile non si sa bene a chi o a che cosa… Un intervento di Papa Benedetto XVI, (Avvenire, 02-06-2007, pag. 6), è illuminante in tal senso: “Oggi, in realtà, ogni opera di educazione sembra diventare sempre più ardua e precaria. Si parla perciò di una grande ‘emergenza educativa’, della crescente difficoltà che s’incontra nel trasmettere alle nuove generazioni i valori-base dell’esistenza e di retto comportamento, difficoltà che coinvolge sia la scuola sia la famiglia e si può dire ogni altro organismo che si prefigge scopi educativi. Possiamo aggiungere che si tratta di una emergenza inevitabile: in una società e in una cultura che troppo spesso fanno del relativismo il proprio credo, viene a mancare la luce della verità e si finisce per dubitare della bontà della vita e della validità dei rapporti e degli impegni che la costituiscono”. Difatti una sorta di agnosticismo diffuso relega l’individuo in una dimensione egoistica ed anonima della convivenza, attenta soltanto al privilegio e al successo personale, lontana dal Trascendente ed aridamente priva di ogni aggancio morale e religioso. Purtroppo questa tendenza di origine immanentista-agnostica ha trovato e trova concreta applicazione in figure adulte sostanzialmente omissive dal punto di vista umano ed educativo. E’ chiaro, tuttavia, che le basi teoriche della pedagogia non possono che respingere tali presupposti, affermando una prassi educativa ispirata a valori fondamentali e non a distorsioni e degenerazioni basate sul nulla.
La società attuale, infatti, si presenta sempre più pervasa dal nichilismo.
Ispirarsi al pensiero di Kant è cosa ben diversa. Nella sua Pedagogia il grande filosofo dice che il giovane, per passare dal dominio della sensibilità al controllo razionale, (concetto che assume il profondo significato di libertà razionale, cfr. Roberto Rossolini, Nichilismo. Eterna lotta fra ragione e arbitrio, Ed. L’Orecchio di Van Gogh, 2006, Appendice pag. 141), ha bisogno dell’aiuto costringente dell’adulto, che è necessario per approdare al regno dei fini. Altro che deleghe ed omissioni in nome di una distorsione del concetto di libertà. Lasciati a se stessi o fuorviati dalla superficialità dei comportamenti da parte delle figure parentali, i minori smarriscono facilmente la strada di uno sviluppo armonico ed equilibrato. Non è con l’indifferenza e con il qualunquismo che si educano le giovani generazioni.
Siamo, dunque, in una grande emergenza educativa, ma la piena consapevolezza di questo allarme è ancora dominio di pochi, che credono nella speranza salvifica e che lottano per l’affermazione della ragione, contro le prevaricazioni dell’arbitrio.
Roberto Rossolini
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