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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Roberto (del 30/07/2008 @ 00:02:08, in Libri, linkato 784 volte)

~

“L’ospite inquietante” e “l’eterna lotta fra ragione e aribitrio”: i giovani soli sulla strada lunga e difficile della vita…

~

Ripenso al colloquio avuto con un collega, che partecipa direi empaticamente alle problematiche scolastiche ed educative, il quale dopo aver letto il libro di Umberto Galimberti, “L’ospite inquietante, il nichilismo e i giovani” e il mio, ha affrontato con me questo tema. Ne è scaturito un dialogo molto interessante, i cui concetti fondamentali aiutano a comprendere meglio molti aspetti del problema. A parte il “taglio” più sociale del primo e più filosofico del secondo, sono riscontrabili svariate analogie fra le tesi espresse nelle due pubblicazioni. “L’ospite inquietante” sollecita il mondo adulto affinché ritrovi la forza di insegnare a vivere, mentre la mia “fede nella ragione” rimanda ad una rinnovata attenzione alle vicende giovanili e ad una consistente ricaduta pedagogica sull’adolescenza.

Questi, in sintesi, i punti salienti della discussione sui due libri:

la tecnica, che domina il nostro tempo, è capace di fantasmagoriche performance, ma non è diretta verso uno scopo e non sa svelare alcun fondamento;

la caduta dei valori e della tensione ideale verso orizzonti futuri getta i giovani  in una sorta di vuoto esistenziale;

fragili ed indifesi, sempre più spesso essi restano vittime del nichilismo imperante e del nulla in cui vivono;

i riferimenti a Nietzsche non mancano su entrambi i fronti (nel mio libro la lettura nietzschiana è devotamente filtrata dalla prospettiva manciniana);

i giovani, attirati dalla società dei consumi, finiscono per esibirsi sul palcoscenico del non senso e del vuoto esistenziale, dove essi stessi si consumano, credendo di consumare;

i valori e le idee sono ridotti a nulla e sembra che niente sia più capace di riempire di progetti e di futuro la dimensione adolescenziale;

se si è capaci di osservarli con occhio clinico, i giovani ci appaiono sempre più cupi ed incapaci di dare un significato al loro agire.

Bisognerebbe restituire loro la gioia di vivere? Sì, ma come?

Il libro di Galimberti, ha ben sottolineato il mio interlocutore, pensa all’insegnamento ellenico  “dell’arte del vivere”, nel senso della riscoperta delle proprie capacità individuali, da sviluppare e da alimentare positivamente. Se alla fine dei conti il nichilismo servisse ai giovani, opportunamente sostenuti e guidati dagli adulti in questa sorta di presa di coscienza di tipo culturale, alla realizzazione di un superamento che li porti ad incuriosirsi e ad interessarsi del loro futuro, “l’ospite inquietante” sarebbe addirittura servito a qualcosa.

Anche il mio libro prospetta una via per il superamento del nichilismo: il recupero della ragione, il rafforzamento del pensiero, la rivalutazione dei valori fondamentali della vita, la riscoperta del senso profondo dell’esistenza, il ritrovamento della capacità di progettare il proprio futuro.

Dalla teoria alla prassi:

tutto questo significa, pedagogicamente, aiutare i giovani a ritrovare la fiducia nelle proprie capacità, nella prospettiva salvifica in grado di svelare che il nostro tempo non proviene dal nulla, non è nulla e non procede verso il nulla.

Insomma, il mondo degli adulti è messo davanti ad un bivio dalle conseguenze incommensurabili: saper recuperare la forza della ragione perduta ed essere finalmente capaci di trasmettere alle giovani generazioni la voglia di cercare risposte alle antiche domande della filosofia: chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?

Credo che, in questo modo, il nichilismo possa essere smascherato ed espulso dall’esistenza dei giovani, a patto che gli adulti tornino a sostenere il loro difficile peregrinare nella società contemporanea.

Molta sintonia fra i due libri, dunque, con la precisazione che “Nichilismo, eterna lotta fra ragione e arbitrio” si affida alle ragioni di un pensiero che anela all’incondizionato, che afferma le sue idee e che preserva dagli attacchi del nulla il quadro valoriale di riferimento, capace di conferire senso e significato alla dimensione fenomenica dell’esperienza mondana.

Ecco emergere una differenza sostanziale sulla via del superamento. "Nichilismo" auspica un'inversione di tendenza dal basso verso l'alto, alla ricerca dei valori perduti.

Ai due libri, comunque, il compito immane di risvegliare le coscienze del mondo adulto, affinché sia capace di tornare ai margini della strada, per guidare di nuovo le giovani generazioni nel cammino della vita.

 

Roberto Rossolini

~

Nichilismo. Eterna lotta fra ragione e arbitrio, edito da L'Orecchio di Van Gogh, ISBN 88-87487-39-1, è ordinabile in tutte le librerie e, in Internet, in tutti i siti dedicati ai libri.

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Di Roberto (del 21/07/2008 @ 23:59:50, in Pedagogia, linkato 680 volte)

La tv è cattiva maestra per l'età evolutiva quando alimenta l'incapacità “ (…) di liberarsi dai condizionamenti sempre più amorali a cui è sottoposta questa generazione televisiva (…)”.

~

Questo concetto, purtroppo, ritorna spesso nelle discussioni sulla scuola e l’educazione. Il martellamento dei messaggi negativi o distorti provenienti dalla televisione prevarica le prassi educative faticosamente messe in atto dalla famiglia e dalla scuola. Come si può leggere fra le righe della prefazione al mio libro, a firma del Prof. Ripanti, la via multimediale può contare sul carattere accattivante ed allettante del messaggio, che si presenta, già di per sé colorato, gradevole e pronto per essere immediatamente recepito dai destinatari. Quando la televisione è diseducativa gli sforzi diretti in senso contrario difficilmente riescono ad ottenere qualche risultato. Per fortuna dietro i palinsesti non c’è sempre il nulla, ma ci sono seri motivi per preoccuparsi. La tendenza della televisione a veicolare i messaggi diseducativi e i modelli distorti della società contemporanea è molto forte. La “tv pedagogica”, insomma, è definitivamente tramontata, insieme al quadro valoriale che rappresentava l’orizzonte di riferimento della vita associata. La tv può fare molto male all'età evolutiva, perché riesce a determinare l’incapacità “ (…) di liberarsi dai condizionamenti sempre più amorali a cui è sottoposta questa generazione televisiva (…)”.1

Guardo poco la “scatola magica”, ma qualche giorno fa ho colto un esempio concreto di quanto sopra detto. Si tratta di una nota serie televisiva, in onda di pomeriggio, penso molto seguita anche da un pubblico giovane. Il protagonista, nell’impossibilità di usare il suo consueto mezzo di trasporto, accetta un passaggio su un motorino, pur dicendo che non lo si potrebbe fare… I viaggiatori (entrambi senza casco) vengono fermati dalle Forze dell’Ordine. Il protagonista, una volta in caserma (per motivi di fiction), cercando di far leva sulla conoscenza personale, dice al sottufficiale in dovere di multarlo per l’infrazione commessa, che se c’è una cosa che non sopporta proprio è pagare le multe!

Il protagonista ha banalizzato e relativizzato un’infrazione al codice della strada, facendo vedere che non è poi così male darsi da fare per evitare di pagare le multe…

A tutto ciò si aggiunge la leggerezza relativa al ruolo morale rivestito dal personaggio...

Mi piace chiudere con un paio di domande.

Quanti sforzi posti in essere dalla scuola o dalla famiglia per l’interiorizzazione di concetti positivi di educazione civica e di educazione alla legalità sono stati vanificati dalla superficialità di questo messaggio?

Quanti altri esempi potremmo aggiungere alla lista nera delle mancanze della televisione, a danno delle giovani generazioni?

 

Roberto Rossolini

~

1 Marie Winn, La droga televisiva, Armando Editore, 1983, retro di copertina.

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La roccia e l'acqua sono elementi che rappresentano la forza dei valori e la purificazione dalle insidie del nulla

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Ultimamente sono stato invitato dal mio editore, L’Orecchio di Van Gogh, alla presentazione del libro di poesie di Daniela Matteucci, “La lingua assordante”, facente parte della collana “minimapoetica”. Nel dialogo mi ha colpito molto l’affermazione di un altro poeta, il quale ha sottolineato la mancanza di pensiero che colpisce anche questo filone, determinando una certa frammentarietà della poesia, come espressione stessa del deficit di punti di riferimento e di certezze che caratterizza la società contemporanea. Naturalmente mi sono trovato subito d’accordo, essendo autore di un libro sul nichilismo, facente parte della collana filosofica “perversidiversi”. Resto fermamente convinto delle mie teorie, perché il tema del nichilismo torna inevitabilmente come una sorta di flagello della società contemporanea. E’ preoccupante constatare come ormai l’indifferenza nei confronti di certi comportamenti morali dettati da disvalori abbia preso il posto della riprovazione che un tempo rappresentava il quadro di riferimento della vita associata. Per queste ragioni penso spesso a quanto ho scritto nel libro e alle parole dell’illustre firmatario della prefazione, il Prof. Ripanti, quando affermò, durante la prima presentazione, che il fenomeno è talmente attuale che la mia pubblicazione può essere considerata una vera e propria re-interpretazione ermeneutica. Così abituato a convivere con la contaminazione nichilistica, ho vissuto un’esperienza straordinaria: il pellegrinaggio a Lourdes per il 150° delle apparizioni della Madonna a Santa Bernadette. Arrivato là, in quel lembo estremo della Francia affacciato sui Pirenei, ho preso coscienza di come davvero il nichilismo possa essere espulso dall’esperienza quotidiana, se solo ci si affidasse al pensiero e alla riflessione interiore, in un cammino che guardi verso l’alto e non più verso il basso. Mi trovavo in un’oasi, dove ciò che contava era la condivisione dei valori più alti della vita umana. Mi osservavo assorto nella meditazione e nell’invocazione, in mezzo a migliaia di persone, che, come me anelavano alla consolazione del Sommo Bene. Il nichilismo era davvero lontano anni luce da quei luoghi santi di preghiera e di pace, perché il messaggio unificante ci accomunava tutti. In quel luogo di Grazia, insomma, avvertivamo la presenza salvifica del Sovraumano. Il mistero di quella grotta, dunque, non è soltanto ritualità, ma il suo messaggio tocca le coscienze e le intelligenze che intendono avvicinarsi ad esso con umiltà e voglia di comprendere, uscendone rafforzate nella dimensione individuale e sociale. La roccia diventa così il simbolo di valori stabili cui appoggiarsi e l’acqua, che da essa scaturisce, l’elemento di purificazione che lava le coscienze e le intelligenze dalle contaminazioni e dalle incrostazioni del relativismo. La dimensione della sofferenza umana, anch’essa molto forte, ci richiama al senso della nostra fragilità e alla nostra finitezza, in contrapposizione alla volontà di potenza tipica del nichilismo. Con questi pensieri ho vissuto i giorni del pellegrinaggio e sotto il cielo terso di Lourdes ho visto come fosse impossibile per le minacce del nulla intaccare quelle atmosfere e quello status spirituale.

Durante il volo di ritorno ho riflettuto su queste oasi della Grazia e sul nichilismo relegato fuori di esse, sempre pronto ad allettare le coscienze con le nuove lusinghe del nulla.

 

Roberto Rossolini

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Di Roberto (del 02/07/2008 @ 00:28:51, in Pillole, linkato 376 volte)

“Ragionevole non è chi trova la ragione per caso, ma chi la conosce, la discerne, la assapora”.

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Ho riscoperto, fra i miei libri, un tascabile contenente tutte le massime dell’aristocratico parigino François de La Rochefoucauld (1613-1680). Sfogliando il libricino ho trovato molte riflessioni interessanti, ma, fra le massime morali, la 42, la 43 e la 105, hanno stuzzicato i miei pensieri.

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“Non abbiamo abbastanza forza per seguire tutta la nostra ragione”.

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“L’uomo crede spesso di dirigersi quando invece è diretto; e mentre la sua mente tende verso uno scopo, il cuore lo trascina insensibilmente verso un altro.

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La Rochefoucauld è caustico nei confronti della natura umana, che vede sostanzialmente negativa, pur non dimenticando l’effetto compensativo e regolativo delle virtù della ragione. La posizione espressa in queste tre massime mostra molti elementi di contatto con la mia “teoria dell’eterna lotta fra ragione e arbitrio” e con la tesi profusa nel mio libro, che affida proprio alla ragione la speranza salvifica per uscire dal nichilismo.

Se, come già paventava La Rochefoucauld, non saremo capaci di seguire nemmeno i precetti fondamentali della nostra ragione e continueremo ad essere “insensibilmente” schiavi della nostra natura, l’umanità rischia di consegnare irrimediabilmente al nichilismo le sorti della nostra avventura terrena…  

ISBN: 88-87487-39-1

Roberto Rossolini,

Nichilismo. Eterna lotta fra ragione e arbitrio,

Ed. L’Orecchio di Van Gogh, 2006

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