
L'immensità...
Chi, come me, lavora con i giovani purtroppo sa che tipo di musica ha la meglio nel loro mondo; tranne qualche fortunata eccezione, la qualità orchestrale è molto bassa e i testi sono spesso demenziali, oppure addirittura pericolosamente trasgressivi, con contenuti ridondanti. Per quanto riguarda la canzone italiana, si tratta nella migliore delle ipotesi di testi vuoti ed insignificanti. Proprio in questi giorni, volendo "disintossicarmi", dopo aver ascoltato, mio malgrado, qualche brano di questo genere, ho deciso di sistemare il mio archivio musicale ed è sommessamente tornata alla luce una vecchia canzone del 1967, intitolata “L’immensità”, cantata da Johnny Dorelli. Non ho potuto trattenere qualche riflessione.
Si tratta, apparentemente, di una “canzonetta sanremese” di tempi ormai lontani, ma se ci si sofferma sul testo si scorgono straordinari “sottintesi” filosofici. In quelle poche parole di “Don Backy - Mogol – Mariano” ci sono concetti profondissimi che tanti autori (compreso il sottoscritto) hanno cercato di comunicare attraverso pagine e pagine di testi scritti:
l’armonia della natura, non casuale, ma manifestazione fenomenica dell’Assoluto;
il riferimento al trascendente, come Logos Universale che include ogni particolare;
il senso del limite e la lucida consapevolezza della finitezza umana;
il bisogno di fondamento;
l'intuizione di essere solo un piccolo pensiero, un logos particolare, nel grande Logos Universale; l’intuizione che nel pensiero stesso si cela la nostra massima istanza di libertà.
Oggi il mercato che accoglienza riserverebbe ad una canzone con un testo simile, anche se addolcita da sonorità contemporanee…?
~
L'immensità
Don Backy - Mogol - Mariano
~
Io son sicuro che, per ogni goccia
per ogni goccia che cadrà
un nuovo fiore nascerà
e su quel fiore una farfalla volerà
~
Io son sicuro che
in questa grande immensità
qualcuno pensa un poco a me
e non mi scorderà
~
Sì, io lo so,
tutta la vita sempre solo non sarò
e un giorno io saprò
d'essere un piccolo pensiero
nella più grande immensità...
di quel cielo
~
Sì, io lo so,
tutta la vita sempre solo non sarò
un giorno troverò
un po' d'amore anche per me
per me che sono nullità
nell'immensità...

La desolazione del nulla...
Il recente interscambio culturale con il mio amico Andrea, il cui sito http://www.andreaanconetani.it/dblog/
contiene un'interessante teoria sulla “metafisica delle cose”, m'induce a questo approfondimento sul tema. A partire dal XIX secolo abbiamo assistito al prorompere dell’immanentismo nella vita sociale. Nel Novecento, infatti, la crisi del patrimonio filosofico del passato ha visto il proprio apice, in quanto tutto il sistema dei “saperi forti”, che costituiva da secoli il quadro di riferimento culturale, è stato colpito alle radici dallo sviluppo di un incipiente modello sociale basato sull’edonismo, sul consumismo e sulle logiche di mercato… Direi che la crisi della metafisica coincide, in sostanza, con la crisi dell’uomo contemporaneo, ridotto a vivere senza più ideali e riferimenti certi cui ispirare il proprio comportamento. Dunque, un coacervo di antimetafisiche si è abbattuto sulla povera metafisica, che ha avuto la peggio. La scienza ha fatto la sua parte, considerando senza senso ogni speculazione del pensiero e affermando il modello logico-matematico quale strumento fondante di una conoscenza empirica intesa come vera scienza, che rifiuta ogni tipo di ispirazione trascendente. Insomma, una specie di ondata antimetafisica (variegata e organizzata in più fronti: le antimetafisiche della scienza, più quelle del linguaggio, più quelle delle storia, più quelle psicoanalitiche, più quelle etiche ecc. ecc.), ha spazzato via tutto un patrimonio culturale di riferimento. C’è poi il mio “vecchio amico” nichilismo, che, grazie a quanto detto sopra, ha contaminato definitivamente la società contemporanea, decretando la fine della metafisica e del suo pensiero forte, sostituendoli con il pensiero debole e con l’incertezza di ogni fondamento…
E’ stato dunque predicato il presunto bisogno dell’uomo di affrancarsi dai quadri valoriali di riferimento, abbandonando qualsiasi forma di pensiero trascendente, per vivere un’esistenza radicale, scevra da ogni condizionamento metafisico, teologico ed etico… Il XX secolo ha cercato di ricostruire e di mantenere qualche tenue rapporto con la tradizione metafisica. Tuttavia la tendenza fondamentale ha continuato il suo corso. Il definitivo superamento della metafisica, in nome di una (per certi versi inquietante) libertà dell’uomo, ha continuato a diffondersi. Si tratta di un modello culturale, quello del pensiero debole, perfettamente compatibile con il sistema economico e sociale contemporaneo. Nell’affermare il nichilismo, il Novecento sembrava davvero certo di poter decretare la fine definitiva della metafisica, che, attualmente, oltre a non avere più alcuna ricaduta nella vita quotidiana, viene considerata, a livello intellettuale, una finzione, un’illusione, la pretesa di fondare ciò che non è, un pensiero totalizzante e coercitivo delle libere coscienze, la prevaricazione violenta dell’Essere sull’ente, cioè sull’uomo, che vuol vivere libero…
E’ chiaro che l’influenza di tutto questo sulla vita e sullo sviluppo dell’umanità appare incommensurabile. Ancora una volta il nulla, mio “vecchio interlocutore”, torna a tirarmi per la giacca, compiaciuto di aver vinto…! Il Novecento, dunque, si è aperto e si è chiuso lasciando irrisolto il grave problema del nichilismo e del suo proliferare al venir meno della metafisica. Questa ferita ancora aperta costituisce, oggi, la piaga dell’umanità, la sua “ultima malattia”…
Il mondo contemporaneo, infatti, sempre più immerso nella nebbia della mancanza del senso, si muove spasmodicamente, inconsapevole di ciò che, nel tempo, ha drammaticamente perduto.
Roberto Rossolini
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