
ANSA:
"Alunno 13 anni pugnala professore
Aggressione durante lezione di musica in scuola media a Chioggia
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CHIOGGIA (VENEZIA), 17 FEB - Un alunno di 13 anni ha pugnalato il suo professore in classe durante la lezione, conficcandogli un coltello nella schiena. E' accaduto in una scuola media di Chioggia. L'insegnante e' ricoverato in ospedale in prognosi riservata, ma non e' in pericolo di vita, mentre lo studente e' stato denunciato. Secondo le prime indagini, sembra che il ragazzino avesse rapporti tesi con l'insegnante di musica e si sarebbe portato dietro il coltello da casa, aggredendo l'uomo a sorpresa".
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Nel leggere questa notizia, ANSA, 17/02/2009, ore 10.39, ho fatto un salto sulla sedia! Se lasciamo perdere i luoghi comuni ed entriamo nel merito della questione con obiettività, ne usciamo malconci ed allarmati… Chiediamoci perché un ragazzino di 13 anni arrivi a tanto… La risposta è che il quadro valoriale di riferimento è completamente assente.
La scuola, come istituzione educativa, non conta più nulla. La figura adulta, come tale, non rappresenta più un modello da rispettare, l’insegnante come educatore non solo non ha più niente da dire, ma costituisce una sorta di fastidioso limite da aggirare o, come in questo caso, addirittura da eliminare! Se consideriamo in quale contesto socio-culturale possa essere maturato un simile gesto la situazione diventa ancora più preoccupante. Quali esempi, quali precetti fanno parte del bagaglio educativo dei nostri giovani? “L’occhio pedagogico” ci fa guardare al loro mondo con preoccupazione: senso del limite sempre più vago, crescente incapacità di controllare la frustrazione, bisogno di soddisfare a tutti i costi il proprio ego… Il benessere viene identificato sempre più con il fare ciò che si vuole, possibilmente allontanando il dovere per alimentare il piacere e la convivenza con il mondo adulto può sussistere pacificamente, a patto che quest’ultimo non frapponga ostacoli allo scorrere della vita…
Fatti inquietanti come quello del professore aggredito in classe fanno capire che c’è un “iceberg” di nichilismo educativo, spesso latente e silenzioso, la cui punta a volte esplode in episodi eclatanti come quello citato. Nella mia esperienza vedo, soprattutto nei ragazzi più grandi, questa pericolosa incapacità di gestire il limite e la frustrazione ad esso collegata, segno grave che l’interiorizzazione delle regole entro le quali costruire un modello di vita non è stata sufficientemente sperimentata. C’è da chiedersi quali modelli questa società abbia propagandato al mondo giovanile… Se invece di studiare il giovane telefona o ascolta musica non importa, perché la sua soddisfazione personale conta più di ogni altra cosa. Se nessuno lo intralcia bene, ma se qualcuno gli rompe le “uova nel paniere”, magari tediandolo con regole, senso del dovere e altri limiti del genere, la frustrazione cresce fino a spingerlo alla ribellione totale, per riconquistare quel fragile ed illusorio benessere che senso del dovere e impegno quotidiano rischiano di compromettere…
Il vuoto interiore manifestato dai giovani deriva dallo smarrimento del senso del limite che il mondo adulto della volontà di potenza ha definitivamente attuato. La conclusione può essere sintetizzata in una domanda: “Quanto nichilismo educativo si nasconde dietro i comportamenti sconsiderati dei giovani?”
Roberto Rossolini

La tragica espressione della contaminazione dell'io... * Nichilismo. Eterna lotta fra ragione e arbitrio, Ed. L'Orecchio di Van Gogh, Conclusione, pag. 139.
Qualche giorno fa ho sentito un tizio, chiamato in qualità di esperto, rispondere alle domande preoccupate di una zelante giornalista televisiva riguardo al proliferare di fatti come quelli del povero clochard extracomunitario bruciato da un gruppetto di giovani. Costui, un sociologo per la verità, oltre ad affrontare il problema secondo quel tipico approccio pragmatico e più attento alle dinamiche che alle cause profonde, ha evocato categorie psichiatriche per classificare i soggetti protagonisti di simili gesti, spostando subito l’analisi sulle dinamiche sociali. Beh, mi trovo in disaccordo con questa impostazione intellettuale e spero vivamente che lo siano anche i Giudici che stabiliranno la giusta condanna da infliggere ai responsabili di reati del genere.
Ma quali categorie psichiatriche!
Qui ci troviamo di fronte ad una totale caduta dei valori regolativi del comportamento, unita ad un vuoto mentale di fondo, il tutto condito da uno strisciante razzismo.
Accade così che giovani, con il vuoto nella mente e con il cuore indurito dal nichilismo, tragicamente bisognosi di trasgressione, vadano a colpire il debole, l’emarginato, il diverso, dopo aver affogato nell’alcol tutto il non senso del loro agire…
Quando l’umanità è annichilita e il confine tra bene e male è abbattuto, ci si può anche divertire bruciando una persona, in quanto diversa, debole, scomoda, ormai privata di ogni dignità e concepita come un oggetto senza valore…
Purtroppo non si tratta di gente classificabile secondo le categorie della patologia psichiatrica, ma dell’espressione inquietante di giovani menti vuote e di animi duri come il ferro, che non compaiono all’improvviso, ma che vengono da precise responsabilità di un mondo adulto che ha smarrito da tempo il proprio ruolo e la direzione verso cui tendere… Questo stesso nichilismo è ormai penetrato profondamente nei giovani, che arrivano con sempre maggiore frequenza a gesti clamorosi di insensata violenza, quando le loro menti sono incapaci di comprendere e le loro pulsioni negative trovano ampia realizzazione per la mancanza di confini valoriali di riferimento.
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* “La ragione perde quindi consistenza ed il nichilismo guadagna posizioni.
La tensione ideale verso le soglie del terreno veritativo (…) è oggi in difetto, tanto da lasciare spazi sempre nuovi al nichilismo per la contaminazione dell’io”.
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Roberto Rossolini
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