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10/09/2010 @ 6.58.24
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Roberto (del 14/11/2009 @ 11:49:21, in Cultura, linkato 170 volte)

~

Il nostro è uno strano Paese, dove le risorse e le contraddizioni si scontrano continuamente in una specie di balletto senza fine. Oltre ad essere rimasti orfani dei Santi, dei poeti e dei navigatori, ora rischiamo anche di ricadere nell’analfabetismo giuridico ed economico. Infatti, con la riforma Gelmini, che entrerà in vigore dall'anno scolastico 2010/11, in antitesi con le indicazioni europee, il diritto e l’economia subiranno un pesante ridimensionamento negli Istituti tecnici e professionali, scomparendo quasi del tutto dai Licei, dove la fantomatica opzione economico-sociale, consentita solo al liceo delle scienze umane, non sarà in grado di parare il colpo inferto all’insegnamento del Diritto. In questo modo i giovani usciranno dalla scuola senza sapere cosa siano le fonti del Diritto, gli Organi costituzionali, un contratto, un piano regolatore e così via…
Gli studenti saranno privati di quelle cognizioni giuridiche di base e degli strumenti necessari alla maturazione di una coscienza civile e di una consapevolezza dei propri diritti e doveri.

In questo contesto, ecco spuntare una nuova materia, chiamata «Cittadinanza e Costituzione», sulla scia della vecchia e bistrattata educazione civica, che verrà affidata, senza dignità di disciplina autonoma, ai docenti di storia, privi della necessaria competenza in ambito giuridico. La cittadinanza, infatti, è sostanzialmente un concetto giuridico, prima che storico.  E’ come se noi di Diritto ci mettessimo disinvoltamente ad insegnare “il ratto delle Sabine”… La contraddizione risulta evidente: la nostra scuola verrà espropriata del suo bagaglio culturale giuridico ed economico, proprio oggi, in un contesto dove i complessi meccanismi sociali ed il fenomeno della globalizzazione imporrebbero maggiori conoscenze di questo tipo.

L’analfabetismo giuridico ed economico rischia di pregiudicare le capacità dei giovani di inserirsi proficuamente nel tessuto sociale, svolgendo con consapevolezza e senso critico il loro ruolo di cittadini.

 

Prof.ssa Marina Pozzi

Coordinamento Nazionale docenti Diritto ed Economia

link attivo:

http://www.docentidiritto.it

 
Di Roberto (del 27/06/2009 @ 13:24:05, in Cultura, linkato 293 volte)

"Non servono più eccitanti o ideologie
ci vuole un'altra vita".

(Franco Battiato)

~

Guardo l’argento che colora i miei capelli e penso che forse il tempo che passa mi rende più intollerante all’ipocrisia, all’ingiustizia, alla falsità, all’opportunismo, al pressappochismo praticato nelle cose importanti. Non so se sia la saggezza dell’età matura, ma oggi critico apertamente ciò che in passato mi limitavo a biasimare dentro di me. Sono insofferente di fronte alle cose fatte male, agli abusi ammantati di legalità, ai sotterfugi e alle cialtronerie varie. Nelle persone che conosco scorgo sempre più chiaramente aspetti che non condivido, quali la furberia e la scarsa attenzione verso la correttezza dei gesti, delle parole e degli atteggiamenti. Nel mondo del lavoro non sopporto più la tendenza, melliflua e apparentemente innocente, di farsi in modo sommesso i fatti e gli interessi propri. Se penso alle parole della mia povera mamma, la quale mi diceva sempre che lo Stato, anche se con ritardo, agisce sempre secondo la legge… Beh, dico che forse i tempi sono cambiati insieme al colore dei miei capelli… Vedo tanta superficialità imperversare intorno a me, con persone che invocano le regole a loro piacimento, salvo dimenticarsene quando fa comodo, che si riempiono la bocca di norme disattese e di articoli interpretati a seconda delle esigenze, tanto da lasciare spazio a situazioni atipiche e a nicchie di privilegio, privando il contesto della necessaria armonia, nella mancanza di certezza e di equità. Insomma, avverto un sempre maggiore fastidio nel dover convivere con questi comportamenti, che, cosa ancor più grave, sono il frutto di una vera e propria forma mentis, più che di un modo di fare legato alle circostanze. Non c’è nessun meccanismo di autotutela che possa intervenire a salvaguardia del sistema e tutto è affidato all’eventuale iniziativa personale del singolo, che può tacere oppure perdere la tranquillità dei suoi sonni lottando contro questo stato di cose. Purtroppo mi accorgo a mie spese che questa, per così dire, “idiosincrasia acuta” della maturità mi sta procurando notevoli arrabbiature che minano la mia serenità psico-fisica. Forse è bene che io tragga consiglio dal Sommo Poeta: “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”, nel detto comune: “Non ti curar di lor ma guarda e passa”. Tuttavia non è facile farlo.

Forse ci vorrebbe proprio, come dice Battiato, un’altra vita…

 

Roberto Rossolini

 

Un’altra vita

(Franco Battiato)

~

Certe notti per dormire mi metto a leggere,
e invece avrei bisogno di attimi di silenzio.
Certe volte anche con te, e sai che ti voglio bene,
mi arrabbio inutilmente senza una vera ragione.
Sulle strade al mattino il troppo traffico mi sfianca;
mi innervosiscono i semafori e gli stop, e la sera ritorno con malesseri speciali.
Non servono tranquillanti o terapie
ci vuole un'altra vita.
Su divani, abbandonati a telecomandi in mano
storie di sottofondo Dallas e i Ricchi Piangono.
Sulle strade la terza linea del metrò che avanza,
e macchine parcheggiate in tripla fila,
e la sera ritorno con la noia e la stanchezza.
Non servono più eccitanti o ideologie
ci vuole un'altra vita.

 
Di Roberto (del 21/08/2008 @ 11:33:52, in Cultura, linkato 391 volte)

(Nell'immagine la copertina del libro e la Home page del blog)

Roberto Rossolini, Nichilismo, eterna lotta fra ragione e arbitrio, L'Orecchio di Van Gogh editore, 2006, ISBN 88-87487-39-1 ha una nuova e bella recensione da parte di

Lib(e)roLibro, sito specializzato di critica libraria.

Link attivo: 

http://www.liberolibro.it/roberto-rossolini-nichilismo-eterna-lotta-fra-ragione-e-arbitrio/

~

La pagina blog di questo sito, cui si accede dal menù Approfondimenti o direttamente digitando l’indirizzo:www.robertorossolini.it/dblog,

 

è citata dalla rivista Era 2000, mensile di cultura e spettacolo, nell’ambito di un interessante articolo sul disagio giovanile.

Link attivo:

http://www.era2000online.net/magazine/read.php?IdNum=122&IdAnno=2008&IdMese=7&IdArticolo=1772

 

Si esprimono vivi ringraziamenti a  Lib(e)roLibro e ad Era 2000 per i due notevoli e graditi riconoscimenti.

~

~

Ad oggi il libro ha già avuto diverse recensioni, che questo sito riporta integralmente alla sezione "Notizie" (o in altre pagine), cui si accede direttamente dal menù principale o dal comodo sidemenù, sempre disponibile in ogni momento della navigazione.

 

Indice per la reperibilità nel sito:

·

Internetbookshop.it, autore: Andrea, data: 09/09/2006, menù "Notizie";

·

Unilibro.it, autrice: Silvia, data: 04/10/2006, menù "Notizie";

·

GR3 Rai, edizione: 12.10, data: 20/09/2006, menù "Notizie";

·

Il Falco letterario, n. 1/primavera 2007, notizia sull'articolo pubblicato dalla rivista, menù "Approfondimenti", categoria "Libri";

·

Lib(e)roLibro.it, recensione del sito di critica libraria, con link attivo sopra riportato, menù "Approfondimenti", categoria "Cultura".

 

La roccia e l'acqua sono elementi che rappresentano la forza dei valori e la purificazione dalle insidie del nulla

~

Ultimamente sono stato invitato dal mio editore, L’Orecchio di Van Gogh, alla presentazione del libro di poesie di Daniela Matteucci, “La lingua assordante”, facente parte della collana “minimapoetica”. Nel dialogo mi ha colpito molto l’affermazione di un altro poeta, il quale ha sottolineato la mancanza di pensiero che colpisce anche questo filone, determinando una certa frammentarietà della poesia, come espressione stessa del deficit di punti di riferimento e di certezze che caratterizza la società contemporanea. Naturalmente mi sono trovato subito d’accordo, essendo autore di un libro sul nichilismo, facente parte della collana filosofica “perversidiversi”. Resto fermamente convinto delle mie teorie, perché il tema del nichilismo torna inevitabilmente come una sorta di flagello della società contemporanea. E’ preoccupante constatare come ormai l’indifferenza nei confronti di certi comportamenti morali dettati da disvalori abbia preso il posto della riprovazione che un tempo rappresentava il quadro di riferimento della vita associata. Per queste ragioni penso spesso a quanto ho scritto nel libro e alle parole dell’illustre firmatario della prefazione, il Prof. Ripanti, quando affermò, durante la prima presentazione, che il fenomeno è talmente attuale che la mia pubblicazione può essere considerata una vera e propria re-interpretazione ermeneutica. Così abituato a convivere con la contaminazione nichilistica, ho vissuto un’esperienza straordinaria: il pellegrinaggio a Lourdes per il 150° delle apparizioni della Madonna a Santa Bernadette. Arrivato là, in quel lembo estremo della Francia affacciato sui Pirenei, ho preso coscienza di come davvero il nichilismo possa essere espulso dall’esperienza quotidiana, se solo ci si affidasse al pensiero e alla riflessione interiore, in un cammino che guardi verso l’alto e non più verso il basso. Mi trovavo in un’oasi, dove ciò che contava era la condivisione dei valori più alti della vita umana. Mi osservavo assorto nella meditazione e nell’invocazione, in mezzo a migliaia di persone, che, come me anelavano alla consolazione del Sommo Bene. Il nichilismo era davvero lontano anni luce da quei luoghi santi di preghiera e di pace, perché il messaggio unificante ci accomunava tutti. In quel luogo di Grazia, insomma, avvertivamo la presenza salvifica del Sovraumano. Il mistero di quella grotta, dunque, non è soltanto ritualità, ma il suo messaggio tocca le coscienze e le intelligenze che intendono avvicinarsi ad esso con umiltà e voglia di comprendere, uscendone rafforzate nella dimensione individuale e sociale. La roccia diventa così il simbolo di valori stabili cui appoggiarsi e l’acqua, che da essa scaturisce, l’elemento di purificazione che lava le coscienze e le intelligenze dalle contaminazioni e dalle incrostazioni del relativismo. La dimensione della sofferenza umana, anch’essa molto forte, ci richiama al senso della nostra fragilità e alla nostra finitezza, in contrapposizione alla volontà di potenza tipica del nichilismo. Con questi pensieri ho vissuto i giorni del pellegrinaggio e sotto il cielo terso di Lourdes ho visto come fosse impossibile per le minacce del nulla intaccare quelle atmosfere e quello status spirituale.

Durante il volo di ritorno ho riflettuto su queste oasi della Grazia e sul nichilismo relegato fuori di esse, sempre pronto ad allettare le coscienze con le nuove lusinghe del nulla.

 

Roberto Rossolini

 
Di Roberto (del 27/03/2008 @ 16:02:32, in Cultura, linkato 325 volte)

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“Tutti gli uomini sono dei mostri; non c'è altro da fare che cibarli bene: un buon cuoco fa miracoli!” (O.Wilde)

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In questo nostro tempo la sfida interculturale è senz’altro uno dei temi più dibattuti dalla pedagogia, nell’era della globalizzazione. Ma non è esattamente di questo che vorrei parlare. Ciò basta per chiarire che sono ben lungi dall’affermare posizioni intolleranti. Tuttavia, credo che dovremmo difendere la nostra identità culturale, a cominciare dalla cucina. L’arte culinaria ha sempre rappresentato, infatti, un motivo d’orgoglio e un fiore all’occhiello dell’Italia nel mondo. Purtroppo ho la sensazione che anche questo baluardo culturale ed identitario sia fortemente minacciato. Racconto un’esperienza come tante, a riprova di quanto sto dicendo. Sono andato a trascorrere un paio di giorni in un centro del nord, con la famiglia, per visitare una nota mostra che ha luogo in quella città. L’ultimo giorno, lasciato l’albergo, ho cercato un ristorante per pranzare. Ne ho visto uno, proprio vicino al monumento appena visitato, che sembrava andar bene: ampio, molto frequentato. Preso posto, ci siamo accorti che era integralmente gestito da stranieri. E’ ovvio che questo non rappresenta motivo di discriminazione. Peccato, però, che la cucina tradisse pesantemente la non italianità di chi la conduceva. In pratica ci sono stati proposti piatti tipici della nostra tradizione culinaria, cucinati da chi non ne conosce i rudimenti basilari! Il risultato è che mio figlio non ha mangiato nulla, io poco (per i morsi della fame), mia moglie qualcosa, non senza sforzo. Quel conto è stato molto salato, non per il suo ammontare, ma per la delusione che rappresentava.  La città, naturalmente, non mancava di offrire molte alternative valide.  Tuttavia, non è l’unico esempio di tentata riproduzione della nostra cucina, con risultati deludenti, da parte di persone provenienti da altre culture e tradizioni. Insomma, vedo con dispiacere che anche questo punto di riferimento della nostra italianità è minacciato pericolosamente, con il rischio, non di una sana integrazione interculturale e di un’offerta ricca e variegata di gusti e sapori provenienti da ogni parte del mondo, ma di uno spiacevole decadimento della qualità della nostra ristorazione. Certo, non si può generalizzare, perché conosco pizzerie gestite da stranieri in grado di concorrere positivamente nel loro settore. Tuttavia il fenomeno non mi sembra da sottovalutare: La vita è troppo breve, per bere del vino cattivo”. (Lessing)

~

Roberto Rossolini

 
Di Roberto (del 04/12/2007 @ 22:29:28, in Cultura, linkato 430 volte)

Un vecchio brano degli Indeep, anno 1982, s'intitola: "Last night a d.j. saved my life"... with a song...

Quando rivelo che negli anni dell’adolescenza sono stato un disc jockey radiofonico i miei interlocutori stentano a conciliare la mia attuale immagine di padre di famiglia e di uomo con “la testa sulle spalle”, con quella leggera e sbarazzina di chi opera dietro una consolle.

Riscontro, infatti, un’effettiva difficoltà degli altri ad immaginarmi, se pur giovanissimo, mentre conduco programmi musicali con la classica cuffia dalle “orecchie gialle” che si usava allora.

Eppure questo mondo rappresenta tutta la spensieratezza della mia adolescenza, quando la passione per la musica “dance anni ‘70” era sostanzialmente il grande sogno della mia vita.

Quel periodo è ormai lontano e il tempo comincia a sbiadire i ricordi ed i contorni di quelle intense passioni adolescenziali.

Il mio lavoro nella scuola, tuttavia, mi porta ad essere sempre in mezzo ai giovani e,

 

in una sorta di nemesi storica, quei ricordi affievoliti stanno riemergendo, in una specie di moto circolare, attraverso i sogni di un ragazzo della quarta B.

 

Passano nella mia mente, giorno dopo giorno, fotogrammi di emozioni vissute quando ero un giovane disc jockey delle mitiche radio libere, nella loro epoca d’oro.

Questo ragazzo, appassionato di musica, naturalmente di quella che piace ai giovani di oggi, ama fare il disc jockey e sogna di affermarsi in questo settore (obiettivo molto difficile da realizzare).

Da quando ha saputo del mio passato, mi coinvolge nelle sue passioni e nei suoi progetti, mi fa ascoltare i vari “remix” da lui realizzati, mi chiede consigli sui suoi “arrangiamenti” musicali, si appassiona ai racconti di quando ero, proprio come lui oggi, un giovanissimo d.j. pieno di speranze.

Attraverso i suoi sogni rivivo quegli anni irripetibili della mia adolescenza, quando desideravo divertirmi ascoltando e diffondendo sonorità, con il grande sogno ad occhi aperti di offrire un tocco di originalità alle vie della musica.

Questo ragazzo mi porta indietro nel tempo ed io mi rivedo con la cuffia in testa, dietro due “piatti” che girano, magari vestito diversamente, con gli antichi “vinili” al posto dei moderni cd, ma con le stesse aspirazioni nel cuore.

Ogni giorno, insomma, leggo negli occhi esuberanti di questo giovane della quarta B la medesima prorompente passione per la musica che caratterizzò la mia adolescenza e, nel contempo, rifletto sul vecchio detto che vorrebbe sempre giovani di spirito gli operatori della scuola e dell’educazione…

 

Roberto Rossolini

 

L’Orecchio di Van Gogh ha inaugurato la sua nuova sede a Falconara Marittima

Domenica 18 novembre 2007, a Falconara Marittima, Via Leopardi, 21/b, l’Orecchio di Van Gogh ha inaugurato la sua nuova sede.

L’affluenza di pubblico è stata molto lusinghiera, facendo ben sperare per il futuro dell’iniziativa.

L’Associazione, la cui attività si caratterizza fortemente nel campo dell’editoria, è portatrice di una concezione della cultura che io condivido molto, lontana mille miglia dalle operazioni di marketing e dalle relative riduzioni mercenarie e commerciali che oggi stravolgono il settore.

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Questa convinzione, che definirei idealista, vede come priorità il bene comune della promozione della cultura, in tutti i suoi aspetti, quale vero e proprio nutrimento dell’anima.

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Nella bella sede di Via Leopardi, che il mio amico Marco Refe ha giustamente denominato “60 mq di cultura”, hanno trovato la giusta collocazione, oltre alle pregevoli pubblicazioni firmate “L’Orecchio di Van Gogh”, una libreria affiliata al circuito “Interno4”, specializzato nella piccola e media editoria di qualità, un assortimento di cd della musica indipendente italiana e uno spazio “relax”, che ospiterà eventi culturali di vario genere, dalle presentazioni editoriali, alle mostre d’arte, alle proiezioni video.

Si tratta, insomma, di un vero e proprio laboratorio culturale, che si sta adoperando per offrire al nostro territorio un’occasione in più per rinfrancare l’anima.

Alla straordinaria missione de L’Orecchio di Van Gogh editore, che, noncurante delle tendenze attuali, continua ad impegnarsi nella grande sfida della promozione della cultura, quella con la “C” maiuscola, auguro, di cuore, le migliori fortune.

 

Roberto Rossolini

 
Di Roberto (del 02/03/2007 @ 09:33:18, in Cultura, linkato 721 volte)

Ormai la caduta di tutti i fondamentali punti di riferimento sembra non lasciare spazio alla speranza in un mondo migliore per i nostri figli. Siamo talmente abituati al venir meno dei valori regolativi del comportamento, quali l’onestà, la giustizia, l’amicizia, la solidarietà, che le aspettative positive nei confronti degli altri sono vicine alla zero. Viviamo costantemente sulla difensiva, consapevoli che l’arbitrium brutum è sempre in agguato, pronto a sopraffare l’arbitrium liberum, ridotto ad espressione di una minoranza d'irriducibili oppositori di quel relativismo morale che, purtroppo, contamina il nostro tempo. Ma la lucida speranza in un’inversione di tendenza dal basso verso l’alto, unica via di salvezza offerta all’umanità, non può abbandonare l’esperienza degli arbitria libera, immersi nella spirale della mondanità. Ci sono fatti che confortano questa speranza. Racconto un episodio, manifestazione fenomenica dell’arbitrium liberum. In un freddo pomeriggio, tornando dal lavoro, sono ripartito da uno Stop senza accorgermi che la vettura che mi precedeva si era di nuovo fermata. Non sono riuscito ad evitare un modesto impatto con l’ostacolo imprevisto. Dentro di me già prevedevo le cose peggiori, pur osservando che non si notavano danni evidenti per l'altro mezzo (alla mia automobile si era semplicemente staccata la targa anteriore). Mi sono scusato, sapendo di essere nel torto, ai sensi del Codice della Strada e mi sono predisposto a subire quello che tutti sappiamo essere il comportamento dominante in questi casi: “Ma, vedo un piccolo segno sul paraurti…; devo farla esaminare da un carrozziere di fiducia; ora che ci penso, mi sembra di sentire fastidi al collo; bisogna subito compilare il modulo di contestazione amichevole d’incidente…” E così via. La persona tamponata, invece, con molta calma, ha preso uno straccio ed ha pulito il suo paraurti, mentre io recuperavo la targa. Al mio ritorno ha detto di aver verificato e, come pensavamo, non c’erano danni alla vettura. Il portellone del bagagliaio si chiudeva bene, segno che l’urto non aveva prodotto deformazioni. Quindi mi ha salutato cordialmente, dicendomi che, in fondo, era andata bene ad entrambi. Dapprima sono rimasto basito. Poi gli ho stretto calorosamente la mano affermando: “Lei è una persona onesta”! Sono ripartito pensando di aver incontrato un arbitrium liberum. Il valore dell’onestà aveva trionfato sull’opportunismo, sui calcoli furbeschi e sul malcostume dilagante. So bene che gli arbitria bruta non esitano a considerare, cinicamente, il mio interlocutore uno stupido e il mio giudizio nei suoi confronti esclusivamente dovuto allo scampato malus assicurativo. Ma io ringrazio quel signore, che ho avuto il piacere di conoscere, sia pure fugacemente e in circostanze non favorevoli, perché, classificandolo nel novero degli arbitria libera, ho alimentato quella speranza salvifica nel cammino verso il meglio indicato da Kant. Agli arbitria bruta non resta che accettare la dura realtà: quella era, semplicemente, una persona onesta!

Roberto Rossolini

Arbitria bruta non prevalebunt!

Nota:

questo scritto è classificato nella sezione culturale, pur facendo riferimento al tema filosofico dell'arbitrium brutum e dell'arbitrium liberum, trattato nel libro "Nichilismo, eterna lotta fra ragione e arbitrio", edito da L'Orecchio di Van Gogh.

 
Di Roberto (del 02/03/2007 @ 09:26:10, in Cultura, linkato 206 volte)

di Terenzio Baldoni*

Quanto sono lontani i tempi in cui, da ragazzo, la passione smisurata per il gioco del calcio, che praticavo con gli amici indimenticabili del Borgo nel campetto prossimo alla chiesetta della Madonna delle Grazie (oggi ridotto a parcheggio), si prendeva quasi tutti i pomeriggi della settimana! Oppure come dimenticare la gioia per le favolose vittorie dell’Inter (di cui ricordo a memoria la formazione) e la partita della domenica pomeriggio del Fabriano, tra le cui fila militavano campioni come Paolo Guerrini, Francesco Pagnani, Nicola Traini, oppure il portiere Casiraghi, della cui bravura eravamo tutti orgogliosi, tanto da paragonarlo al grande Zamora! A ciò facevano seguito i tornei al collegio Gentile o al campetto della Misericordia, sempre strapieni di ragazze e ragazzi festosi, dove dominavano la scena due squadroni, come quella del Sassoferrato del centravanti Bruni (un piccolo campione) e quella della Misericordia, con i vari Conforti, Martellucci, Panzini, Pazzaglia… Quanta acqua è passata sotto il fiume Giano da allora! E con l’acqua è passata anche la passione per il calcio, sicuramente scolorita dall’età che avanza, ma soprattutto perché non ha più funzioni pedagogiche o socialmente utili, su quelle culturali poi è meglio metterci una pietra sopra. Come avere affezione per i giocatori miliardari (un modesto giocatore può anche guadagnare una fortuna, più di un’intera famiglia di laureati), per i tangentari di professione, per le violenze da parte dei tifosi, che come se niente fosse si recano allo stadio con i fumogeni e le spranghe di ferro, con il solo scopo di aggredire! E’ normale tutto ciò? Certo che no, tanto che nel volgere di pochi giorni il teppismo criminale ha fatto due vittime: prima è stato ammazzato in campo Ermanno Licursi, di 40 anni, accompagnatore della Sanmartinese (squadra dilettantistica di Luzzi, Cosenza), mentre tentava di proteggere un giocatore aggredito dai teppisti; poi, fatto ancor più clamoroso perché avvenuto fuori dello stadio, dopo una notte di follia, si è consumato l’assassinio dell’ispettore capo della polizia Filippo Raciti, di 40 anni e padre di due figli, ammazzato mentre stava lavorando. “Una cosa incredibile”, ha dichiarato l’ex calciatore Zibi Boniek (oggi opinionista televisivo, apprezzato perché non ha peli sulla lingua). “Morire per il calcio, per lo sport. Dovrebbe essere gioia e allegria, invece…” Invece si può morire anche così, in un venerdì di follia, per mano di giovani delinquenti che giocano alla guerra. “Sono ragazzi, molti della buona borghesia (...), che non hanno nessuna affermazione nel quotidiano. Singolarmente sono dei nessuno e l’unico modo di diventare protagonisti è fare la guerra”, ha osservato il prof. Vittorino Andreoli. Per loro lo stadio è diventato un campo di battaglia, la trincea, dove si fronteggiano le tifoserie avversarie (è meglio dire “nemiche”), ma il cui bersaglio sono le Forze dell’Ordine (ho sempre pensato che per un poliziotto o carabiniere non deve essere facile mantenere la calma davanti a dieci tifosi violenti e incontenibili), verso la cui funzione manifestano un “disprezzo” infinitamente maggiore di quello che riservano ai tifosi della squadra ospite. Del resto, quale diverso significato può avere l’acronimo internazionale ACAB (“All cops are bastard”, tutti i poliziotti sono bastardi) con cui questi teppisti firmano le loro scorrerie, come è accaduto anche nella nostra civile città all’indomani dei fatti di Catania, se non che il nemico del branco organizzato è il poliziotto? La vedova dell’ispettore Raciti, con grande dignità, ha affermato: “Non voglio vendetta”. Poi ha aggiunto: “Chi ha ucciso Filippo non conosce la vita”. Proprio così, non sanno apprezzare la vita questi giovani, perché chi oltrepassa il cancello dello stadio con le bombe carta, le mazze e i coltelli non c’entra nulla con un gioco che è il trionfo della vita. Ma è anche vero che ormai il calcio si è trasferito del tutto sulle televisioni a pagamento, a suon di centinaia di miliardi di euro, o nelle trasmissioni televisive dove giornalisti super pagati fanno a gara a chi urla e offende di più, consentendo che gli stadi prendessero un’altra identità… Non poteva finire nel modo peggiore la mia giovanile passione per lo sport più bello del mondo!

* Il Prof. Terenzio Baldoni è di Fabriano, dove insegna materie letterarie nella scuola secondaria di secondo grado. Esperto di storia locale, è autore di svariate pubblicazioni sull'argomento.

 

 
Di Roberto (del 02/03/2007 @ 09:07:09, in Cultura, linkato 307 volte)

La cultura nobilita l’anima.

A volte l’inconsistenza politica di chi ci governa è sgomentante.

Classifico questo approfondimento tra quelli culturali in genere, anche se gli agganci filosofici si rivelano molto interessanti. Se dovessi rispondere ad un’ipotetica domanda di un altrettanto ipotetico intervistatore che mi chiedesse quale parte del mio libro preferisco, risponderei senz’altro il Capitolo 8, “Filosofia della politica e politicità della filosofia”. A prescindere dal percorso di sviluppo della tesi di fondo, che va dall’introduzione al Capitolo 9, fino a culminare nella Conclusione e nell’Appendice, posso dire che questa parte del testo esprime molto bene ciò che penso sulla questione politica e sui suoi profondissimi legami con la vita di ogni giorno. Cosa c’entra con la cultura? Vediamolo subito. Questo approfondimento nasce da una bella corrispondenza avuta con una persona esperta nel settore culturale. "(…) I luoghi della cultura (…) dovrebbero essere luoghi dell'anima e (…) invece vengono trattati come esercizi commerciali bisognosi di rendite, di profitti, di entrate... (…)”. Così mi ha scritto Marco, che saluto. Questa sua amara riflessione, oltre ad essere vera, suscita un grande interrogativo sull’operato della politica. Ecco il collegamento con il titolo e con quanto detto sopra. La cultura è nutrimento dello spirito, è un luogo dell’anima, che non va d’accordo con l’esercizio del commercio o con i consuntivi fatti di entrate ed uscite con cui molti politici locali concepiscono i servizi al cittadino in generale. La verità apodittica del concetto di cultura come luogo di nutrimento dell’anima è evidente. La persona che nutre il suo spirito è molto diversa da quella che non lo fa e gli effetti di questo venir meno sono riscontrabili nei comportamenti quotidiani. Tutto può essere ricondotto alla differenza tra “arbitrium liberum” e “arbitrium brutum”, ampiamente trattata nel mio libro. Vale a dire che il mancato nutrimento dello spirito produce un vuoto nella coscienza, “(…) tanto da lasciare spazi sempre nuovi al nichilismo per la contaminazione dell’io”.1 Ma in questo momento ci interessa il rapporto fra cultura e politica. Dice ancora molto bene Marco, quando mi parla di “inconsistenza politica, dunque amministrativa”. La cultura è sì un luogo dell’anima, ma ci vuole lo spessore politico per capirlo! Sempre più spesso, purtroppo, la ristrettezza di vedute e l'inconsistenza politico-amministrativa riducono i servizi al cittadino ad una serie fine a se stessa di aride cifre da far quadrare all’interno del bilancio. Amministrare bene non significa solo guardare alle partite doppie e alla ragioneria, sacrificando, nel contempo, risorse umane, servizi faticosamente costruiti, luoghi dell'anima, cultura come nutrimento dello spirito. Per evitare questo occorrono, però, una elevata sensibilità ed un ampio respiro che sappiano soppesare bene il rapporto fra costi immediati e benefici a lungo termine, nello sforzo di creare le condizioni per il progresso morale e civile di una comunità. Quando, a fronte dei costi sostenuti, si cercano legittimazioni concrete, a breve termine, dentro le cifre di un bilancio, non si va molto lontano. Nel campo specifico della cultura, credere nel valore del nutrimento dello spirito significa avere il coraggio di investire nella promozione delle idee. La levatura delle persone cui affidiamo la responsabilità di governarci si vede anche da questo. Senza spessore politico, dunque, nel senso che ho cercato di spiegare nel mio libro, sempre nel Capitolo 8, “Filosofia della politica e politicità della filosofia”, chi governa rischia di condurre il mondo verso una deriva senza ritorno.

Roberto Rossolini

Note: 1) Roberto Rossolini, Nichilismo, eterna lotta fra ragione e arbitrio, Ed. L’Orecchio di Van Gogh, Chiaravalle (An), 2006, Conclusione, pag. 139.

 
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