Vitina Maioriello, Il nulla e il suicidio giovanile. Analisi e riflessioni su un fenomeno drammaticamente attuale, Edizioni Progetto Cultura, Roma 2010,
ISBN 978-88-6092-217-5
Si tratta di un libro cui tengo molto, non solo perché ne ho scritto la postfazione, ma perché ne ho seguito le sorti passo passo fin dall’inizio. Se, come sostengo, la prefazione è un’anticipazione di significati, la postfazione rappresenta la riflessione ulteriore in grado di fornire le chiavi interpretative per lo svelamento di tutti i significati. In verità il rischio di questo genere di saggistica è quello di diventare l’ennesimo, comunissimo, arido trattato sociologico sul suicidio giovanile…
Una simile deriva è stata scongiurata forse per la mia irriducibile insistenza, ma soprattutto grazie alla prorompente umanità dell’autrice, che non poteva certo essere messa a tacere da una fredda classificazione dei dati e da una altrettanto distaccata analisi delle statistiche. Dalla convergenza di questi nostri reciproci apporti è scaturito quest’ultimo libro di Vitina Maioriello, “Il nulla e il suicidio giovanile. Analisi e riflessioni su un fenomeno drammaticamente attuale”, pubblicato da Edizioni Progetto Cultura.
L’autrice, che nella vicenda personale dell’investimento e della sedia a rotelle ha saputo vedere la luce che splende oltre il buio delle tenebre, ha fatto nuovamente appello alla sua proverbiale forza d’animo per leggere con maggiore chiarezza il dramma dell’io disperato (così lo definisco nella Postfazione, pag. 123), che vaga nelle inquietanti nebbie del nichilismo.
L’impresa è stata coraggiosa, perché affrontare il tema del suicidio giovanile facendo prevalere l’approccio filosofico-pedagogico, a me caro, su quello sociologico comunemente usato significa compiere uno sforzo ulteriore per andare oltre la doxa, non dimenticando mai le persone, spesso inghiottite dalla complessità dei fenomeni. Ebbene Vitina Maioriello ha scelto di seguirmi fino in fondo su questa strada, decidendo di affrontare il dramma del suicidio giovanile senza esitazioni, contando sulla sua viva sensibilità e sul suo tipico approccio ottimista e positivo, alla ricerca delle profonde ragioni del fenomeno, fino a scorgere nel nulla la causa fondamentale dell’io disperato che vaga nella società del nichilismo. Dunque Il libro scava nella disperazione dell’uomo contemporaneo, nell’assenza di speranza, nell’angoscia di vivere, nel ruolo esercitato dai mass media, per poi proiettarsi nella proposta di prevenzione, nella prospettiva da me fortemente voluta e condivisa dell’educazione morale e dell’educazione ai valori, per ritrovare il senso della vita.
Insomma un libro autentico, che non si limita al tentativo di comprendere meglio le dinamiche di un fenomeno così drammaticamente attuale, ma che si sforza davvero di guardare alle profondità dell’animo umano, alla sua solitudine e soprattutto alla sua disperazione, proprio quando questa diventa senza più speranza…
Roberto Rossolini

N. 22 - 5 LUGLIO 2010
Il numero 22 della storica rivista “LA TECNICA DELLA SCUOLA”, quindicinale d’informazione che da 60 anni si occupa dei problemi scolastici, nell’apposita rubrica riservata ai libri, pubblica una lusinghiera recensione, a firma di Alessandra Muschella, dedicata all’ultimo libro di Roberto Rossolini, “Non luoghi del mondo giovanile – Incursioni all’origine del disagio”, L’Orecchio di Van Gogh edizioni, 2009, ISBN 978-88-87487-70-1:

Il gradito riconoscimento riservato al testo da parte dell’autorevole rivista, da tanti anni sicuro punto di riferimento nel mondo scolastico, è motivo di sincera soddisfazione.
Un vivo ringraziamento alla testata e all’autrice della recensione.
Lettera ai bambini
di Gianni Rodari
E’ difficile fare le cose difficili:
parlare al sordo,
mostrare la rosa al cieco.
Bambini, imparate a fare le cose difficili:
dare la mano al cieco,
cantare per il sordo,
liberare gli schiavi
che si credono liberi.

Una mia cara amica e collega ha appena finito di leggere il mio ultimo libro, che le è piaciuto molto, (naturalmente, altrimenti mi sarei offeso!). Scherzi a parte, lei dice di aver ritrovato nel testo tanto del suo vissuto sul campo della “sfida educativa”, proprio come mi piace definire il nostro lavoro nel mondo giovanile. Noi, che conosciamo la scuola e l’educazione, comprendiamo bene che non esistono ricette né progetti che tengano! Il libro affronta le principali tematiche che oggi rappresentano la sfida stessa e questa mia amica ha individuato il messaggio fondamentale che ho voluto trasmettere: l’educazione come fonte di speranza, tanto che nella conclusione ho cercato di sintetizzare la chiave di lettura di tutti i saggi contenuti nel libro. Le lusinghiere parole della mia amica mi spingono a soffermarmi un po’ su questo concetto. Noi sappiamo di non sapere, come ci ha insegnato Socrate, qualche volta non sappiamo che pesci prendere nel rapporto educativo e spesso molti dei canali comunicativi che cerchiamo di attivare si rivelano fallaci… Ma tutto ciò non può indurci a tirare i remi in barca. Nella tempesta dobbiamo continuare a remare, lottando contro la deriva… Ecco il messaggio fondamentale del libro. La nostra speranza resta dunque nell’educazione, che deve resistere strenuamente, nonostante i tentativi di smantellamento definitivo da parte dell’attuale società nichilistica, intenta a spazzare via ogni atto educativo pedagogicamente ispirato al quadro valoriale espresso dallo svelamento della Verità. Così ho cercato di spiegare: “Se è vero che la crisi educativa è ormai sotto gli occhi di tutti, è vero anche che la chiave per risolvere il problema si trova nell’educazione stessa. Per ricostruire ciò che abbiamo distrutto occorre che il mondo adulto ritrovi prima per sé e poi per i giovani il senso della vita e la fiducia nel futuro. Viviamo in una società che non sa e che non vuole più educare, mentre i giovani hanno sempre più bisogno di sviluppare le loro capacità progettuali, di alimentare il loro anelito verso il futuro, di superare le mediocrità e le difficoltà contingenti, in vista di obiettivi di più ampio respiro. L’educazione, dunque, è chiamata proprio a questo compito: insegnare a restare fedeli al mondo in cui viviamo, senza dimenticare quello in cui crediamo, perché i giovani non siano più abbandonati a se stessi nel loro difficile cammino evolutivo (…)”.1
Un grazie a questa mia amica per le sue belle parole, che mi hanno fatto di nuovo riflettere sui temi fondamentali del mio libro.
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1) Roberto Rossolini, Non luoghi del mondo giovanile. Incursioni all’origine del disagio, Ed. L’Orecchio di Van Gogh, 2009, ISBN 978-88-87487-70-1, pag.93.
Anobii, noto Socialnetwork librario, ospita questo bel commento di "Carlotta57":
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"Interessante e utile analisi del mondo giovanile: il disagio, la fragilità, il vuoto esistenziale, le cause delle problematiche... Si parla anche della famiglia di oggi, della scuola e del suo difficile ruolo, di emergenza educativa. Importanza dell'educazione come speranza per il futuro, la scuola come investimento e risorsa per il futuro. L'augurio è che 'il mondo adulto ritrovi prima per sé e poi per i giovani il senso della vita e la fiducia nel futuro'".
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Link attivo:
http://www.anobii.com/carlotta57/books
Commenti sul testo e recensioni di Lib(e)roLibro.it:
"THANKS, NO PROJECTS!"
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Qualche lettore, nell’apprezzare il libro, ne sottolinea il carattere, diciamo così, “non progettuale”. Ultimamente me ne ha parlato una persona abituata a navigare nel mare magnum dei progetti destinati all’infanzia e all’adolescenza… Va ribadito che il libro appartiene al genere della saggistica, dunque è una libera raccolta di riflessioni realistiche su un determinato argomento. Detto questo, l’obiettivo della raccolta di saggi non è quello di proporre ambiziosi progetti, ma di concentrare l’attenzione su un’analisi puntuale della realtà. Questo aspetto non va trascurato, tanto che il messaggio del libro vuole essere chiaro: in pedagogia e in educazione non esistono bacchette magiche, né soluzioni facili e a portata di mano. Anzi, è sempre bene diffidare di chi decanta prospettive del genere! Dunque, senza neanche pensare di aggiungere altri progetti a quelli esistenti… il libro intende affrontare una seria analisi della realtà giovanile, invocando una presa di coscienza delle problematiche attuali da parte del mondo adulto. Solo dopo aver fatto questo si può allargare lo sguardo allo spazio della speranza, che non vuol dire millantare ricette e soluzioni precostituite. Il messaggio del libro consiste nell’invito a riscoprire il valore dell’educazione stessa come unica via di salvezza. Non si tratta di fare progetti, ma di impegnarsi di nuovo nella difficile sfida educativa sul campo…
La missione di “Non luoghi (…)”, insomma, non è fornire rimedi e soluzioni, ma invitare il mondo adulto alla riscoperta delle sue responsabilità educative, drammaticamente perdute.
L’autore
Lib(e)roLibro, pregevole sito di critica libraria, parla di "Non luoghi (...)":
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Link attivi:
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http://it.blogbabel.com/libri/
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Roberto Rossolini, "Non luoghi del mondo giovanile. Incursioni all'origine del disagio", L'Orecchio di Van Gogh edizioni, 2009, ISBN 978-88-87487-70-1
Il libro può essere ordinato in tutte le librerie e on-line attraverso i siti librari
Quale responsabilità riveste la società contemporanea e qual è il ruolo esercitato dai mass media rispetto alla criticità del sistema educativo? Il disinteresse da parte degli adulti getta i giovani in uno spaesamento collettivo da cui deriva un vuoto esistenziale che finisce per legittimare ogni sorta di comportamento deviante. L’autore trasferisce nel libro la sua ultraventennale esperienza di pedagogista affrontando l’ampio spettro delle problematiche legate al disagio, mantenendo fermo l’obiettivo sulla proposta di un autentico recupero delle responsabilità del mondo adulto, sulla speranza nel futuro e sui principi fondamentali cui ispirare l’azione educativa.
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Giovedì 10 dicembre 2009, nella sala della Biblioteca civica “Massimo Ferretti” di Chiaravalle, L’Orecchio di Van Gogh ha presentato l’ultimo libro di Roberto Rossolini, “Non luoghi del mondo giovanile. Incursioni all’origine del disagio”, facente parte della sua collana “Nuove Stazioni”. All’incontro è intervenuto il Dott. Giovanni Sgardi, caposervizio del quotidiano “Il Messaggero”. Erano presenti l’Assessore alla cultura del Comune, Lorenzo Fabbri, l’editore, L’Orecchio di Van Gogh, nella persona di Marco Refe e, naturalmente, l’autore. Alla cordiale introduzione dell’Assessore ha fatto seguito la presentazione del giornalista, che è stata molto incisiva e concreta, nello stile di chi lavora nell’informazione, ed ha offerto all’autore molti spunti per sviluppare le varie tematiche affrontate dal libro, a partire dai fatti che il quotidiano riporta ogni giorno sulle sue pagine. Si è parlato della famiglia, della scuola, dell’intercultura e di come affrontare il disagio giovanile in tutte le sue forme, attuando interventi volti alla costruzione di una genitorialità più responsabile e consapevole. Hanno chiuso l’incontro le domande dei presenti, con interessanti considerazioni sul delicato ruolo dei nonni nella società contemporanea. Al termine della presentazione l’autore ha voluto lasciare aperto lo spazio della speranza, spiegando che non esiste una ricetta magica per risolvere i problemi, ma la realistica consapevolezza che la via da seguire, lunga e difficile, si trova nell’educazione stessa, purtroppo relegata dal mondo adulto all’ultimo posto delle priorità…
Vitina Maioriello, “Tramonto, buio, luce”, Edizioni Progetto Cultura 2003, Roma 2005 Ho avuto la fortuna di conoscere, se pure virtualmente, l’autrice di questo libro proprio attraverso il mio sito web. Mi ha scritto, Vitina, e da lì è nata la nostra amicizia a distanza. “Tramonto, buio, luce” è il racconto autobiografico di questa ragazza, investita da un pirata della strada al ritorno da scuola e rimasta paraplegica fin dalla tenera età di sei anni. Il titolo del libro rispecchia i tre momenti che lei ha attraversato nella sua vita. “Il buio” è drammatico e mi ha colpito profondamente. La storia di una bambina spensierata e birichina che, d’un tratto, si ritrova, il 24 ottobre 1985, dopo pochi giorni di scuola, irrimediabilmente immobilizzata su una sedia a rotelle ha fatto sì che trattenessi a stento la commozione. Vitina, che oggi ha trent’anni, riesce a comunicare gli stati d’animo di quei momenti sconvolgenti con straordinaria semplicità ed efficacia. Ho visto, così, nella mia mente, una piccina che si risveglia in un letto d’ospedale e che si prepara ad affrontare il calvario che l’attende. Ho compreso le sue paure, i suoi turbamenti, il suo senso di solitudine e di abbandono, mentre le cure mediche la sottraevano inevitabilmente all’affetto dei suoi genitori. Una frase (pag. 34), legata alla coscienza, nel piccolo cuore di una bimba di sei anni, della irreversibile infermità derivante dal drammatico incidente, mi ha raggelato: “Di questa cosa non so perché me ne sono subito resa conto, senza che nessuno mi avesse detto niente, quasi consapevole di quello che mi stava succedendo”. Il libro ci dona la trepidante esperienza di una bambina coraggiosa che ha saputo diventare una ragazza forte, proprio attraverso il calvario che ha segnato la sua esistenza. Nel libro ho colto tre aspetti fondamentali, così come Vitina ha suddiviso in tre momenti l’incedere della sua vita: lo stato d’animo di una bambina schiacciata dal peso enorme di ciò che le era accaduto, l’amicizia tradita e la fede che traspare nei momenti più bui del racconto. A mio avviso Vitina ha saputo trarre dalla sua sconvolgente esperienza la forza necessaria per andare avanti, ha capito il significato dell’amicizia autentica ed ha imparato a conoscere meglio le persone, ha saputo trovare nello spazio dell’invocazione il senso profondo della vita: “Dovevo vivere ogni cosa di cui ero capace nei giorni che il Signore aveva deciso di darmi, dopotutto, a causa dell’incidente, sono andata vicino alla morte e se il nostro Padre non mi ha preso con sé, vuol dire che dovevo restare su questa terra, seppure su una sedia a rotelle, per continuare a vivere ed essere una persona viva” (pag. 56). Ecco lo straordinario messaggio del libro, perché, nei momenti in cui tendiamo ad abbatterci di fronte alle vicissitudini della vita, possiamo trovare in noi un pizzico di quella forza con la quale Vitina ha riconquistato la luce. Roberto Rossolini

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“L’ospite inquietante” e “l’eterna lotta fra ragione e aribitrio”: i giovani soli sulla strada lunga e difficile della vita…
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Ripenso al colloquio avuto con un collega, che partecipa direi empaticamente alle problematiche scolastiche ed educative, il quale dopo aver letto il libro di Umberto Galimberti, “L’ospite inquietante, il nichilismo e i giovani” e il mio, ha affrontato con me questo tema. Ne è scaturito un dialogo molto interessante, i cui concetti fondamentali aiutano a comprendere meglio molti aspetti del problema. A parte il “taglio” più sociale del primo e più filosofico del secondo, sono riscontrabili svariate analogie fra le tesi espresse nelle due pubblicazioni. “L’ospite inquietante” sollecita il mondo adulto affinché ritrovi la forza di insegnare a vivere, mentre la mia “fede nella ragione” rimanda ad una rinnovata attenzione alle vicende giovanili e ad una consistente ricaduta pedagogica sull’adolescenza.
Questi, in sintesi, i punti salienti della discussione sui due libri:
la tecnica, che domina il nostro tempo, è capace di fantasmagoriche performance, ma non è diretta verso uno scopo e non sa svelare alcun fondamento;
la caduta dei valori e della tensione ideale verso orizzonti futuri getta i giovani in una sorta di vuoto esistenziale;
fragili ed indifesi, sempre più spesso essi restano vittime del nichilismo imperante e del nulla in cui vivono;
i riferimenti a Nietzsche non mancano su entrambi i fronti (nel mio libro la lettura nietzschiana è devotamente filtrata dalla prospettiva manciniana);
i giovani, attirati dalla società dei consumi, finiscono per esibirsi sul palcoscenico del non senso e del vuoto esistenziale, dove essi stessi si consumano, credendo di consumare;
i valori e le idee sono ridotti a nulla e sembra che niente sia più capace di riempire di progetti e di futuro la dimensione adolescenziale;
se si è capaci di osservarli con occhio clinico, i giovani ci appaiono sempre più cupi ed incapaci di dare un significato al loro agire.
Bisognerebbe restituire loro la gioia di vivere? Sì, ma come?
Il libro di Galimberti, ha ben sottolineato il mio interlocutore, pensa all’insegnamento ellenico “dell’arte del vivere”, nel senso della riscoperta delle proprie capacità individuali, da sviluppare e da alimentare positivamente. Se alla fine dei conti il nichilismo servisse ai giovani, opportunamente sostenuti e guidati dagli adulti in questa sorta di presa di coscienza di tipo culturale, alla realizzazione di un superamento che li porti ad incuriosirsi e ad interessarsi del loro futuro, “l’ospite inquietante” sarebbe addirittura servito a qualcosa.
Anche il mio libro prospetta una via per il superamento del nichilismo: il recupero della ragione, il rafforzamento del pensiero, la rivalutazione dei valori fondamentali della vita, la riscoperta del senso profondo dell’esistenza, il ritrovamento della capacità di progettare il proprio futuro.
Dalla teoria alla prassi:
tutto questo significa, pedagogicamente, aiutare i giovani a ritrovare la fiducia nelle proprie capacità, nella prospettiva salvifica in grado di svelare che il nostro tempo non proviene dal nulla, non è nulla e non procede verso il nulla.
Insomma, il mondo degli adulti è messo davanti ad un bivio dalle conseguenze incommensurabili: saper recuperare la forza della ragione perduta ed essere finalmente capaci di trasmettere alle giovani generazioni la voglia di cercare risposte alle antiche domande della filosofia: chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?
Credo che, in questo modo, il nichilismo possa essere smascherato ed espulso dall’esistenza dei giovani, a patto che gli adulti tornino a sostenere il loro difficile peregrinare nella società contemporanea.
Molta sintonia fra i due libri, dunque, con la precisazione che “Nichilismo, eterna lotta fra ragione e arbitrio” si affida alle ragioni di un pensiero che anela all’incondizionato, che afferma le sue idee e che preserva dagli attacchi del nulla il quadro valoriale di riferimento, capace di conferire senso e significato alla dimensione fenomenica dell’esperienza mondana.
Ecco emergere una differenza sostanziale sulla via del superamento. "Nichilismo" auspica un'inversione di tendenza dal basso verso l'alto, alla ricerca dei valori perduti.
Ai due libri, comunque, il compito immane di risvegliare le coscienze del mondo adulto, affinché sia capace di tornare ai margini della strada, per guidare di nuovo le giovani generazioni nel cammino della vita.
Roberto Rossolini
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Nichilismo. Eterna lotta fra ragione e arbitrio, edito da L'Orecchio di Van Gogh, ISBN 88-87487-39-1, è ordinabile in tutte le librerie e, in Internet, in tutti i siti dedicati ai libri.

Daniela Monachesi, Spazi di tempo, Edizioni Simple, Macerata, giugno 2007
Casualmente ho incontrato Daniela Monachesi, una poetessa, che mi ha donato questo libricino.
Il tempo è un grande tema del pensiero filosofico, che traduciamo, in pedagogia, nello sforzo di dare un senso alla dimensione ricreativa nell’età evolutiva. Difatti il rapporto tempo-vita subisce oggi una pericolosa distorsione verso il basso, tanto che ormai da anni è in atto il tentativo di sottrarre i giovani ai “non luoghi” privi di significato, offerti dalla società attuale.
Purtroppo il tempo è banalizzato e ridotto ad una dimensione meramente quantitativa. Nonostante questa degenerazione della società postmoderna, il tempo rimane costitutivo della vita umana e ne rappresenta l’elemento fondante a livello qualitativo. La realizzazione della persona, dunque, dipende proprio dalla capacità di dare al tempo un senso ed un significato.
Le poesie di Daniela Monachesi mi hanno aiutato a soffermarmi con il pensiero sul tema, o sul problema del tempo, dal punto di vista delle discipline filosofico-pedagogiche di mio interesse.
La stessa autrice, nella Premessa di pagina 9, ha inteso gettare lo spunto per un affascinante legame fra filosofia e poesia.
Sono stato subito conquistato da quel virtuoso riferimento a Kant e alle sue “intuizioni pure” di spazio e tempo.
Mi sono tornate in mente le belle domande che i due giovani di Libriamo mi hanno rivolto ed ho pensato alla fiducia nella ragione kantiana che ho cercato di trasmettere, come antidoto al nichilismo dilagante.
Con questa consapevolezza, accompagnato dalle poesie di Daniela Monachesi, ho viaggiato nei meandri del tempo.
Roberto Rossolini
Tempo di oggi
Tempo d’oggi passo di natura stenta.
Celati Inverni in nebbia di falsato
biancore e mostro uragano pare
imbruttita Primavera di stranezze.
Come in estiva serra vulcani sfoghi
di catapultato calore e Autunno poi
segue che di presunto dolce indora
foglie e tempo diventa di crude ferite.
Per l’umanità resta di stagione solo
ritmo a cadenzato d’eterno ricercar.
Vecchio e nuovo d’identità certezza.
(Poesia a pag. 31)

Quattro chiacchiere filosofiche con gli intervistatori di

Fiera regionale dell'editoria
28, 29 e 30 settembre 2007
Comune di Matelica (Mc)
Assessorato alla cultura
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Domenica 30 settembre 2007, ore 16.30,
a Matelica, nella gradevole cornice dello "Spazio Autori", in Corso Vittorio Emanuele, Bianca Berardicurti e Marco Cavallaro hanno intervistato Roberto Rossolini, autore del libro "Nichilismo. Eterna lotta fra ragione e arbitrio", edito da L'Orecchio di Van Gogh, con la prefazione di Graziano Ripanti, professore ordinario di filosofia teoretica all'Università di Urbino "Carlo Bo" e direttore della rivista "Hemeneutica", fondata dal filosofo Italo Mancini.
Durante il gradevole incontro i due giovani conduttori hanno rivolto all'autore interessanti domande sui contenuti salienti del libro, offrendo importanti spunti di riflessione sulle principali sfide del nostro tempo.
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Dove acquistare il libro:
ordinabile in tutte le librerie utilizzando il codice
ISBN 88-87487-39-1
On line su tutti i siti dedicati ai libri, come:
www.internetbookshop.it
www.dvd.it
www.libreriauniversitaria.it
{Una volta aperti i siti attraverso questi links attivi, le pagine dedicate al libro sono accessibili tramite le apposite caselle di ricerca}

Andrea Anconetani, “Appunti inessenziali”, Edizione propria, Loreto, 1994
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“Ho fatto a mio modo: così facciano anche gli altri poiché adesso è un tempo che chi fa alla peggio par che faccia meglio."
Lodovico da Viadana
(Citazione tratta dal libro)
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Da tempo ormai, direi qualche anno…, mi riprometto di riordinare i miei poveri libri, riposti senza un criterio in un armadio stracolmo, a causa della solita fretta e delle distrazioni della vita moderna. Nel cercare un testo, preso dalla frenesia dei miei pensieri, mi è capitato fra le mani un libricino, scritto e pubblicato in proprio (cioè senza un editore ufficiale), dal mio caro amico Andrea Anconetani.
Una felice coincidenza.
Il libretto s’intitola “Appunti inessenziali”, perché riporta una raccolta delle riflessioni scritte dall’autore in svariate circostanze e luoghi, nel tempo di quasi quattro anni. Nel rileggere la dedica e la presentazione mi sono tornate in mente situazioni legate ad un altro periodo della vita, del quale serbo, dentro di me, il geloso ricordo.
“Inessenziali”, dunque, come spiega l’autore, in una sorta di forzatura linguistica, attraverso l’uso di questo immediato ed intuitivo neologismo, quale contrario di essenziali. Ad Andrea piace il termine “inessenziali” e, oltre a spiegare il perché della sua scelta, mostra come i pensieri degli uomini nascano proprio così, in attesa di essere perfezionati, completati, approfonditi. Il libricino non tenta neanche di dare a questi appunti un inquadramento, al fine di eliminarne frammentarietà e contraddizioni. “(…) L’unica volontà che mi ha mosso è stata quella di mantenere intatta (…) la loro struttura originale, la loro umoralità (…)”, la loro capacità di “(…) esprimere sentimenti ed impressioni (…) comuni ma forse per questo più veri.” Questa “strana raccolta di pensieri banali e quotidiani”, così la definisce lo stesso autore, tocca gli argomenti più svariati della vita di ogni giorno.
Ebbene, questi pensieri c’invitano a trovare, nelle poche pagine di “Appunti inessenziali”, quelle semplici verità che le sovrastrutture del mondo in cui viviamo spesso nascondono.
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L’autore ha un proprio sito personale, dove è possibile scaricare l’intero libretto in formato pdf
Il collegamento è attivo da questo sito, direttamente dal menù Links
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