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10/09/2010 @ 6.20.25
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Roberto (del 18/09/2009 @ 09:22:04, in Pillole, linkato 409 volte)

Ciò che conta davvero non si scopre immediatamente con i sensi, ma si guadagna con la fatica del pensiero…

~

Ormai da qualche tempo non provvedevo ad incrementare la categoria “Pillole”, quando una citazione mi ha dato lo spunto. E’ iniziato un nuovo anno scolastico, con i suoi tempi, con le sue preoccupazioni e con i suoi impegni. Noi che operiamo nella scuola e nell’educazione condividiamo questo momento sotto due punti di vista, quello lavorativo e quello familiare: in pratica viviamo contemporaneamente la scuola nostra e quella dei nostri figli. Ed è proprio così che ho avuto modo di approfondire, se pure fugacemente, un concetto apparentemente piccolo, ma in realtà straordinariamente grande. L’Istituto di mio figlio, in occasione dell’incontro di accoglienza, ha proposto il tema della scoperta come curiosità, come desiderio che viene dal cuore, volto a comprendere ciò che ci circonda. A tale proposito gli insegnanti hanno fatto un bellissimo riferimento a “Il piccolo principe”, di A. De Saint – Exupéry. Una citazione, che non ricordavo, mi ha colpito particolarmente: L’essenziale è invisibile agli occhi. Questo concetto porta con sé una verità importante e schiude uno sconfinato orizzonte di significati. Ciò che conta davvero non si percepisce con i sensi, ma si scopre con il cuore. Approvo pienamente la felice scelta dei docenti di ispirare a questo principio pedagogico l’accoglienza dei nostri figli. Non a caso la citazione dal libro di De Saint-Exupéry mi rimanda a quanto scrissi in “Nichilismo. Eterna lotta fra ragione e arbitrio, L’Orecchio di Van Gogh, 2006, pag. 138:

“La nostra storia non è priva di senso, ma l’impostazione dominante non può coglierne la direzione. Il senso non è un dato e non rientra fra gli episodi che compongono la nostra esperienza sensibile; è, viceversa, un frutto della ragione, la sua idea.

Ecco, sulla base di queste considerazioni, ho pensato fosse l’ora di proporre un’altra buona “pillola di riflessione”, che spero possa essere utile alla riscoperta del pensiero e della sua dimensione interiore, troppo spesso annientati dall’immediatezza dell’esperienza sensibile…

 
Di Roberto (del 19/11/2008 @ 12:11:59, in Pillole, linkato 772 volte)

L'immensità...

Chi, come me, lavora con i giovani purtroppo sa che tipo di musica ha la meglio nel loro mondo; tranne qualche fortunata eccezione, la qualità orchestrale è molto bassa e i testi sono spesso demenziali, oppure addirittura pericolosamente trasgressivi, con contenuti ridondanti. Per quanto riguarda la canzone italiana, si tratta nella migliore delle ipotesi di testi vuoti ed insignificanti. Proprio in questi giorni, volendo "disintossicarmi", dopo aver ascoltato, mio malgrado, qualche brano di questo genere, ho deciso di sistemare il mio archivio musicale ed è sommessamente tornata alla luce una vecchia canzone del 1967, intitolataL’immensità”, cantata da Johnny Dorelli. Non ho potuto trattenere qualche riflessione.

Si tratta, apparentemente, di una  “canzonetta sanremese” di tempi ormai lontani, ma se ci si sofferma sul testo si scorgono straordinari “sottintesi” filosofici. In quelle poche parole di “Don Backy - Mogol – Mariano” ci sono concetti profondissimi che tanti autori (compreso il sottoscritto) hanno cercato di comunicare attraverso pagine e pagine di testi scritti:

l’armonia della natura, non casuale, ma manifestazione fenomenica dell’Assoluto;

il riferimento al trascendente, come Logos Universale che include ogni particolare;

il senso del limite e la lucida consapevolezza della finitezza umana;

il bisogno di fondamento;

l'intuizione di essere solo un piccolo pensiero, un logos particolare, nel grande Logos Universale; l’intuizione che nel pensiero stesso si cela la nostra massima istanza di libertà.

Oggi il mercato che accoglienza riserverebbe ad una canzone con un testo simile, anche se addolcita da sonorità contemporanee…?

~

L'immensità

Don Backy - Mogol - Mariano

~

Io son sicuro che, per ogni goccia
per ogni goccia che cadrà
un nuovo fiore nascerà
e su quel fiore una farfalla volerà

~

Io son sicuro che
in questa grande immensità
qualcuno pensa un poco a me
e non mi scorderà

~

Sì, io lo so,
tutta la vita sempre solo non sarò
e un giorno io saprò
d'essere un piccolo pensiero
nella più grande immensità...
di quel cielo

~

Sì, io lo so,
tutta la vita sempre solo non sarò
un giorno troverò
un po' d'amore anche per me
per me che sono nullità
nell'immensità...

 
Di Roberto (del 02/07/2008 @ 00:28:51, in Pillole, linkato 376 volte)

“Ragionevole non è chi trova la ragione per caso, ma chi la conosce, la discerne, la assapora”.

~

Ho riscoperto, fra i miei libri, un tascabile contenente tutte le massime dell’aristocratico parigino François de La Rochefoucauld (1613-1680). Sfogliando il libricino ho trovato molte riflessioni interessanti, ma, fra le massime morali, la 42, la 43 e la 105, hanno stuzzicato i miei pensieri.

~

“Non abbiamo abbastanza forza per seguire tutta la nostra ragione”.

~

“L’uomo crede spesso di dirigersi quando invece è diretto; e mentre la sua mente tende verso uno scopo, il cuore lo trascina insensibilmente verso un altro.

~

La Rochefoucauld è caustico nei confronti della natura umana, che vede sostanzialmente negativa, pur non dimenticando l’effetto compensativo e regolativo delle virtù della ragione. La posizione espressa in queste tre massime mostra molti elementi di contatto con la mia “teoria dell’eterna lotta fra ragione e arbitrio” e con la tesi profusa nel mio libro, che affida proprio alla ragione la speranza salvifica per uscire dal nichilismo.

Se, come già paventava La Rochefoucauld, non saremo capaci di seguire nemmeno i precetti fondamentali della nostra ragione e continueremo ad essere “insensibilmente” schiavi della nostra natura, l’umanità rischia di consegnare irrimediabilmente al nichilismo le sorti della nostra avventura terrena…  

ISBN: 88-87487-39-1

Roberto Rossolini,

Nichilismo. Eterna lotta fra ragione e arbitrio,

Ed. L’Orecchio di Van Gogh, 2006

 

"I fanciulli trovano tutto nel nulla, gli uomini trovano il nulla nel tutto."

(Giacomo Leopardi)

~

Sfogliando un libro mi è tornata alla memoria questa frase del grande poeta recanatese. E’ lo spunto per un’altra pillola di riflessione. Purtroppo gli ultimi fatti di cronaca non hanno risparmiato il mondo dell’infanzia (la strage sulla strada di Fiumicino e il terribile ritrovamento di Gravina). Quando guardo gli occhi brillanti di mio figlio non riesco a trattenere un moto di ribellione, pensando ai quei bambini e all’inaccettabilità delle loro tragedie. Come disse il vate, “I fanciulli trovano tutto nel nulla (…)”, infatti riescono a trasformare, con i loro giochi simbolici, il semplice e il banale in mondi fantastici e ricchi di significati profondi, sapendo trarre gratificazione dalle più piccole cose. “(…) Gli uomini”, invece, “trovano il nulla nel tutto”, perché capaci di qualunque nefandezza, sempre più schiavi dell’edonismo e dell’opportunismo. Insomma, la citazione di Leopardi mette in evidenza proprio questa dicotomia, l’innocenza d’animo dei bambini da una parte e il contesto nichilistico del mondo adulto dall’altra. Direi che il concetto è ancor più attuale se rapportato alla società di oggi. In questo sito sono presenti molti richiami alla: negatività della figura adulta omissiva, al venir meno del ruolo educativo genitoriale, al progressivo disfacimento della famiglia. Sulla base di questi contributi, direi che forse farebbe bene ingoiare un’altra pillola di riflessione, prendendo atto che questa società non è capace di proteggere, come dovrebbe, i suoi bambini (i quali, ricordando Platone, rappresentano il futuro stesso di ogni civiltà). Seguendo l’idea ispiratrice della presente categoria tematica contenuta in questa pagina blog, non voglio appesantire troppo la pillola, proprio perché intendo valorizzarne il benefico ruolo di stimolo alla riflessione. Sta di fatto che i dati statistici confermano questa desolante deriva educativa del mondo adulto, con un progressivo aumento dei maltrattamenti sui minori, della pedopornografia e dei disfacimenti familiari. Emerge l’amara considerazione che l’umanità, persa nella deriva dei valori della società attuale, si rivela sempre più incapace di adempiere al fondamentale compito di proteggere i propri cuccioli da quegli agguati che, perversamente, essa stessa tende al mondo dell’infanzia…

 
Di Roberto (del 16/10/2007 @ 09:41:34, in Pillole, linkato 393 volte)

"Ha amato la verità"...

Proprio ieri, passando fra i banchi ho visto un ragazzo della terza c con un libro di storia aperto.

Il mio sguardo ha colto questa citazione, che ho subito trascritto:

“Ho fatto del mio meglio, durante tutta la vita,

per realizzare una sincerità totale dell’espressione e del pensiero.

Reputo l’accondiscendenza verso la menzogna,

di qualunque pretesto possa ammantarsi,

la peggiore lebbra dell’anima.

Io desidererei che fossero incise sulla mia pietra tombale,

come unico motto, molto più grande di me, queste semplici parole:

Dilexit veritatem”

 

Marc Bloch

Le parole di questo storico francese (6 luglio 1886 - 16 giugno 1944) sono straordinarie e lo diventano ancor di più se rapportate alla funzione educativa.

In una società in cui l’ipocrisia rappresenta l’approccio dominante nei confronti della realtà, dovremmo impegnarci per dare ai nostri figli un messaggio diverso, quello della verità come valore da ricercare sopra ogni cosa. Dovremmo testimoniare la forza della verità con l’esempio e con la parola, ma spesso noi stessi restiamo intrappolati dalle logiche del compromesso e dell’opportunismo, tipiche dei nostri ambienti di vita e di lavoro.

La lettura delle parole di Marc Bloch, dopo una curiosità iniziale, perlopiù legata al mio interesse per l’argomento, ha destato una certa ilarità nei confronti di un approccio considerato eccessivamente idealista e scarsamente riscontrabile nell’esperienza quotidiana.

Il danno che il mondo degli adulti sta creando nelle giovani generazioni è ormai palese.

Mi sono tornate in mente diverse circostanze vissute poco prima, in cui la verità finiva per essere velata in vari modi.

Questo significa restare schiavi della menzogna, perché solo la forza della verità rende davvero liberi.

Impegnarsi per trasmettere ai nostri figli la tensione ideale verso lo svelamento è un nostro preciso dovere morale e professionale.

Ma per farlo occorre che i posteri possano ancora dire di noi, come per Marc Bloch, che abbiamo amato la verità.

 
Di Roberto (del 15/05/2007 @ 22:08:10, in Pillole, linkato 462 volte)

“Voi siete gli archi da cui i figli, le vostre frecce vive, sono scoccati lontano”.

~

"Come si vede (…) si finisce sempre per mettere in rilievo l’altezza del punto di partenza, l’altezza dell’invocazione. (…) Ed è per questo che là dove (…) il modo di parlare” di Gibran “sembra più astratto, è proprio là che diventa più umano, più radicato nella verità, più affrancato dalla semplice logica delle estetiche apparenti."

 

Gibran Kahlil Gibran, Il profeta, Ed. TEA, Milano, 2000, dalla prefazione di Carlo Bo (25 gennaio 1911 – 21 luglio 2001), illustre critico letterario, per ben cinquantaquattro anni Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Urbino.

 

Quasi casualmente ho ritrovato tra i miei libri questo tascabile. Per restare fedele alle mie competenze, leggendone alcune parti, ho riflettuto sulla bella metafora dei figli, dove i genitori sono gli “archi” e la prole le “frecce”.

Sono costretto a rivolgere in negativo le affermazioni scaturite dalle parole di Gibran.

Gli archi non scoccano lontano le frecce vive, perché non sono più capaci di vedere un bersaglio all’orizzonte.

Nella società postmoderna, nonostante le perle di saggezza di Gibran, la funzione educativa dei genitori sta pericolosamente svanendo…

Tanto per restare nella metafora, archi deboli scoccano frecce spuntate, che, putroppo, non vanno lontano...

 
Di Roberto (del 23/03/2007 @ 12:05:52, in Pillole, linkato 476 volte)

"(...) Strappano ricordi dai cuori dei passanti,

come manifesti da grigie mura."*

 

 

Come più volte affermato, ritengo che la condizione fondamentale per la salvezza del mondo degli adulti sia quella della cura delle giovani generazioni, a patto che ci dimostriamo davvero capaci di guidare l’animo dei fanciulli verso un’esistenza equilibrata ed umanamente vissuta.

Ho ritrovato, fra i miei libri, “Voci nostre”, un’antologia di poeti e di artisti marchigiani, vol. XXVI, 1997.

Sfogliandola ho letto una bella poesia di Mariella Scarponi*, di Ancona, che evidenzia lo stridente contrasto fra il grigiore del mondo degli adulti e la bellezza della dimensione infantile.

Infanzia

 

Sui marciapiedi, agli angoli delle vie,

occhi di cielo giocano a nascondino;

specchi trasparenti che riflettono gli umori

di una strada in movimento.

Voci gioiose si mescolano ai rumori dei motori,

ai silenzi dell’anima,

al cupo richiamo della sirena portuale nella nebbia.

Sui marciapiedi, come se fossero giardini,

occhi di cielo giocano a nascondino;

si rincorrono, gridano.

Strappano ricordi dai cuori dei passanti,

come manifesti da grigie mura.

 

Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano)*.

Un altro ricordo dell’infanzia è quel libricino di Antoine De Saint-Exupéry* intitolato “Il piccolo principe”.

Questo, e pochi altri classici, accuratamente scelti da mia madre, hanno rappresentato lo stimolante orizzonte dei miei sogni e della mia fantasia.

Ho ritrovato questo racconto fra i libretti di mio figlio e, sfogliandolo, ho notato la dedica dell’autore, che mi è sembrata un bellissimo spunto di riflessione:

"A Leone Werth.

Domando perdono ai bambini di aver dedicato questo libro a una persona grande. Ho una scusa seria: questa persona grande è il miglior amico che abbia al mondo. Ho una seconda scusa: questa persona grande può capire tutto, anche i libri per bambini; e ne ho una terza: questa persona grande abita in Francia, ha fame, ha freddo e ha molto bisogno di essere consolata. E se tutte queste scuse non bastano, dedicherò questo libro al bambino che questa grande persona è stato.

Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano).

Perciò correggo la mia dedica:

a Leone Werth

quando era un bambino".

 
Di Roberto (del 16/03/2007 @ 23:21:42, in Pillole, linkato 385 volte)

Educare, migliorando noi stessi...

Fedro, acuto autore latino (20 AC – 50 DC), ha scritto bellissime favole, dal profondo significato.

In particolare ne ricordo due, che mia madre mi raccontava quand’ero bambino, cercando di farmi riflettere sulla morale che esse esprimono.

Un educatore, un genitore, con ogni gesto, con ogni parola, dovrebbe essere portatore di valori. Dovrebbe sempre chiedersi se ciò che ha mostrato, se ciò che ha insegnato, è stato utile alla crescita del bambino. Chi educa non può permettersi di promuovere disvalori, né di esercitare esempi negativi.

I bambini, dunque, ci offrono la possibilità di migliorarci, proprio mentre li aiutiamo a crescere.

La rana e il bue

Una volta una rana vide un bue in un prato. Presa dall'invidia per quell'imponenza prese a gonfiare la sua pelle rugosa. Chiese poi ai suoi piccoli se era diventata più grande del bue. Essi risposero di no. Subito riprese a gonfiarsi con maggiore sforzo e di nuovo chiese chi fosse più grande.
Quelli risposero: - Il bue.
Sdegnata, volendo gonfiarsi sempre più, scoppiò e morì.
Quando gli uomini piccoli vogliono imitare i grandi,

finiscono male.

Il lupo e l'agnello 

Un lupo e un agnello, erano giunti al medesimo ruscello spinti dalla sete; il lupo era superiore (in un luogo più alto) l'agnello di gran lunga più in basso. Allora il brigante sollecitato dalla sua insaziabile fame suscitò un pretesto per litigare. «Perché», disse, « mi hai reso torbida l'acqua che bevevo?». L'agnello, timoroso, di rimando : «In che modo posso di grazia fare ciò che lamenti, lupo? L'acqua scorre da te alle mie labbra». Quello spinto dalla forza della verità: «Hai sparlato di me, sei mesi fa». L'agnello rispose: «In verità non ero nato». «Tuo padre in verità, quello aveva sparlato di me». E così afferra l'agnello e lo sbrana per un'ingiusta morte.

Questa favola è stata scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con finti pretesti.

 
Di Roberto (del 10/03/2007 @ 22:42:37, in Pillole, linkato 251 volte)

Il bambino è padre dell’umanità e della civilizzazione (…)”, disse Maria Montessori.

A volte ci si dovrebbe chiedere: “Ma quel retaggio dell’animo fanciullesco, capace di nobilitare il mondo, è smarrito per sempre?” Mi piace aggiungere a questo spunto di riflessione il profondo significato di una bellissima canzone della mia infanzia, il cui testo mantiene, ancora oggi, su di me, la sua carica emozionale.

Immagino “un grande”, come dice mio figlio, immerso nella solitudine e nell’individualismo della vita adulta, che cerca nella purezza dei ricordi della sua infanzia il coraggio per affrontare la vita.

  Lettera a Pinocchio
Autore: Panzeri -1960- Ediz. Suvini Zerboni-Milano www.iremat.it/lettera_a_pinocchio_testi_canzoni.htm 
 

Ho tanto desiderio questa sera
di scrivere una lettera a qualcuno
e tra gli amici della primavera
al mio più caro amico scriverò....

Carissimo Pinocchio,
amico dei giorni più lieti,
di tutti i miei segreti
che confidavo a te.

Carissimo Pinocchio,
ricordi quand'ero bambino?
Nel bianco mio lettino,
ti sfogliai, ti parlai, ti sognai.

Dove sei? Ti vorrei veder,
del tuo mondo vorrei saper:
forse Babbo Geppetto è con te...
Dov'è il Gatto che t'ingannò,
il buon Grillo che ti parlò,
e la Fata Turchina dov'è?

Carissimo Pinocchio,
amico dei sogni più lieti,
con tutti i miei segreti
resti ancor nel mio cuor come allor.
Resti ancor nel mio cuor come allor.

Dove sei? Ti vorrei veder,
del tuo mondo vorrei saper:
forse Babbo Geppetto è con te...
dov'è il Gatto che t'ingannò,
il buon Grillo che ti parlò,
e la Fata Turchina dov'è??

Carissimo Pinocchio,
amico dei giorni più lieti,
con tutti i miei segreti,
resti ancor nel mio cuor come allor.

 
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